venerdì 10 settembre 2010

Saba e il calcio in versi - 1


E chi l'ha detto che il calcio è solo uno sport? Personalmente, la trovo una definizione fin troppo riduttiva, forse anche superficiale. Mi si dirà: oggi è diventato un business, troppi soldi ed interessi economici vi ruotano attorno e l'hanno rovinato.

Vero. Ma non si può ignorare il grande ruolo sociale - è proprio il caso di dire - giocato dal calcio, un fenomeno che per molti poeti e scrittori di fama internazionale è stato fonte d'ispirazione: ne sono una perfetta testimonianza le "Cinque poesie sul gioco del calcio" scritte da Umberto Saba, ritratto nella foto a destra.

A mio avviso i suoi versi offrono un perfetto spaccato dei diversi momenti che si possono vivere durante un incontro di calcio. Versi che possono essere apprezzati anche da chi non sa cosa sia il fuorigioco. E che molti hanno definito addirittura l'apice della poesia di Saba.

A quanto pare, tutto nasce da quel giorno in cui il poeta accompagna la figlia allo stadio a vedere una partita della Triestina: la folla che, a seconda dei risultati conseguiti dalla squadra del cuore, impazzisce di gioia o ammutolisce per la disperazione, lo ammalia. Quell'amore a prima vista è narrato in "Squadra paesana", luogo di partenza di un breve viaggio che avrà come tappe intermedie tutti i versi che il poeta triestino ha dedicato al gioco del calcio e alla squadra della sua città.

In questo componimento Saba sembra guardare con un pizzico di invidia ai calciatori giovani e spensierati ("Le angosce [...] sono da voi sì lontane") e, soprattutto, parla del suo senso di appartenenza alla massa di tifosi ("Anch'io tra i molti vi saluto..."): in particolare, crea uno scarto tra l'io narrante e l'io partecipante, con il poeta che sembra un'entità distaccata dalla folla che si emoziona per le gesta dei giocatori ("...dagli altri diversamente - ugualmente commosso").


Volendo dare una risposta alla domanda iniziale, il calcio è (anche) poesia.



SQUADRA PAESANA

Anch'io tra i molti vi saluto, rosso
alabardati,
sputati
dalla terra natia, da tutto un popolo
amati.

Trepido seguo il vostro gioco.
Ignari
esprimete con quello antiche cose
meravigliose
sopra il verde tappeto, all'aria, ai chiari
soli d'inverno.

Le angosce,
che imbiancano i capelli all'improvviso,
sono da voi sì lontane! La gloria
vi dà un sorriso
fugace: il meglio onde disponga. Abbracci
corrono tra di voi, gesti giulivi.

Giovani siete, per la madre vivi;
vi porta il vento a sua difesa. V'ama
anche per questo il poeta, dagli altri
diversamente - ugualmente commosso.


(da "Il canzoniere" - vol. III, "Parole" 1933-34)

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