venerdì 18 febbraio 2011

Acqua azzurrina - 2


(continua da 1)

Uno dei casi più eclatanti riguarda quello di Uwe Daßler, giovane promessa della Germania Est: a Viareggio, a soli sedici anni, nuota i 400 stile libero in 3'54'50 e questo primato resisterà fino ai primi anni Novanta. Frattanto arriva l'argento mondiale a Madrid, nel 1986, al quale seguirà due anni dopo l'oro ai Giochi di Seul: il comune unico denominatore è costituito proprio da quei 400 stile libero che lo avevano lanciato a Viareggio. Daßler è comunque in buona compagnia, perché negli anni conclusivi della Guerra Fredda altri suoi compatrioti raccolgono grandi consensi: in campo femminile la DDR, sulla scia dei contemporanei trionfi di Kathrin Otto e Petra Schneider, pare non avere rivali e, tra gli uomini, c'è un altro predestinato.

Lars Hinneburg - questo il suo nome - chiude i 100 stile libero con un tempo (51"80) che resisterà saldamente per molti anni. Una volta crollato il Muro di Berlino, le due Germanie si presentano subito unificate a Viareggio, già nel 1990: le giovani promesse sono Jana Haas, che un paio di anni più tardi arriva ad un soffio dalla finale olimpica dei 400 misti, e Jana Dörries, bronzo ai Mondiali di Perth ed argento olimpico a Barcellona.

C'è, poi, una rappresentativa straniera la cui presenza appare irrilevante sul piano tecnico. Eppure, allo stesso tempo, è as-sai densa di significati. La nazionale in questione è quella croata che, nel corso degli anni, porterà sulla riviera tirrenica un vicecampione olimpico del calibro di Duje Draganja. Sono gli anni in cui nei Balcani torna a scorrere sangue con lo scoppio di un'altra guerra fratricida, l'ennesima che, questa volta, porterà alla scomparsa della Jugoslavia unita: città come Dubrovnik e Vukovar - così come la capitale Zagabria - finiscono sotto tiro, in altre località non mancano massacri della popolazione civile.

Per i giovani talenti del nuoto croato la "Coppa Carnevale" diventa, adesso, un pretesto buono per evadere, seppur per pochi giorni, dall'immane tragedia. Non sarà certo la panacea di tutti i mali, ma il Carnevale può in qualche modo lenire il dolore di quanto sta avvenendo nella polveriera d'Europa.

Numerosi sono gli atleti croati che, in questi anni, passano da Viareggio prima di arrivare in alto: ci sono Alan Lončar e Marijan Kanjer, futuri sfidanti nei 50 stile libero ad Atlanta e Sydney; c'è il dorsista Marko Strahija che nel 2000 arriverà ad un soffio dalla finale nei 200 metri. E c'è soprattutto Duje Draganja che nel breve volgere di un anno metterà al collo l'argento a Giochi olimpici (2004) e Mondiali (2005), in entrambi casi nei 50 stile libero.

Se si parla, però, di anni Novanta, l'edizione più memorabile è certamente quella datata 1992. In questi anni, a fianco delle tradizionali competizioni riservate ai giovani, nel programma figurano anche alcune gare speciali per la categoria Assoluti. E, per i suoi primi 15 anni di meeting, l'Artiglio decide di farsi davvero un bel regalo. A Viareggio arrivano nientemeno che i russi e, alla piscina, il pubblico si gode una vera e propria parate di stelle. Ci sono tutti gli alfieri di quella che è da considerarsi l'ex corazzata sovietica. Non mancano Jurij Muchin, Vladimir Pyščnenko e Veniamin Tayanovich, tra i frazionisti della 4 x 200 stile libero che pochi mesi dopo vincerà l'oro a Barcellona. Non manca la bielorussa Elena Rudkovskaja, che in Catalogna toccherà per prima il bordo nei 100 rana. Non manca un veterano delle piscine come Gennadij Prigoda, argento nella 4 x 100 stile libero a Barcellona assieme a Tayanovich e Pyščnenko.


E non manca il più atteso tra i campioni della vecchia URSS: la vera stella della quindicesima edizione è Aleksandr Popov, lo "Zar". La leggenda inizia poco dopo il suo passaggio da Viareggio: nel 1992 vince l'oro nei 50 e nei 100 stile libero. Si ripeterà quattro anni dopo ad Atlanta, eguagliando così l'impresa di Johnny Weissmüller, il celebre Tarzan di Hollywood. La curiosità è che i nuotatori ex-sovietici risultano essere coetanei nel programma delle gare (tutti sarebbero nati nel 1970) quando, in realtà, tra Prigoda e la Rudkovskaja la differenza di età è di ben otto anni. E, soprattutto, Popov e gli altri partecipano a Viareggio come atleti della Federazione Sovietica mentre a Barcellona gareggeranno per la Squadra Unificata.

Nello stesso anno, Daniela Lavorini e Cinzia Ragusa si affrontano nei 50 farfalla: nulla di strano, se non fosse che entrambe diventeranno protagoniste dei successi del Setterosa allenato da Pierluigi Formiconi (la Ragusa sarà, addirittura, tra le tredici che ad Atene vinceranno l'oro olimpico). Destino simile tocca all'ungherse Andrea Tóth, in acqua a Viareggio nell'edizione seguente: da giovane promessa del nuoto diventerà apprezzata pallanotista, fino a vincere i Mondiali a Montréal.

Tra gli atleti che, dopo il meeting, hanno cambiato vita (sportiva) non si possono non citare Valerio Cleri e Simone Ercoli, oggi colonne del nuoto di fondo italiano, il croato Srđan Cicarelli che si è dedicato alla vela, la ceca Miriam Bystrianka e l'azzurra Valeria Casprini passate al triathlon ed il tedesco Jan Sibbersen, diventato ironman.

Con la creazione della Comunità Europea tramite il trattato di Maastricht, e la conclusione ormai definitiva della Guerra Fredda, le frontiere sono abbattute, le distanze ridotte: assieme all'ex URSS arrivano altri paesi, anche non europei. È il 1994 e la "Coppa Carnevale" lancia un altro messaggio di pace invitando la nazionale giovanile israeliana: sono anni particolarmente delicati per il conflitto in Medio Oriente, gli attentati sui trasporti pubblici e nei centri commerciali fanno parte della quotidianità, a breve verrà assassinato il premier Itzhak Rabin.

Il trascinatore di questo gruppo si chiama Eitan Urbach, nato nel 1977, anno in cui il primo ministro israeliano Begin e quello egiziano Sādat fanno riprendere i negoziati di pace tra i rispettivi paesi. Urbach dimostra di avere una marcia in più rispetto ai compagni di squadra e la conferma non tarderà ad arrivare: è sufficiente aspettare tre anni quando, agli Europei di Siviglia (gli ultimi in cui nel programma gare era presente anche la pallanuoto, poi distaccatasi), centra l'argento nei 100 dorso. Per Israele è la prima medaglia in campo internazionale nelle discipline natatorie. Sulle ali dell'entusiasmo, Urbach vola a Perth, per i Mondiali: qui arriva addirittura in finale, chiudendo con il settimo posto. Non vale il podio, ma un posto nella storia sì: per Israele è il miglior risultato di sempre.

A questa edizione partecipano, inoltre, anche nuovi paesi: dopo l'epopea della Croazia, i Balcani schierano a Viareggio giovani alfieri provenienti dalla Slovenia - Peter Mankoč e Alenka Kejžan, specia-listi nei misti - e dalla FYROM, altrimenti nota come Macedonia - partecipa una giovanissima Mirjana Boševska, 13 anni appena, in seguito protagonista ad Atlanta e Sydney. E non è tutto. Ritorna in pompa magna anche la Francia, paese con grandi tradizioni: i transalpini più rappresentativi sono Solenne Figuès, che prenderà parte a tre Giochi Olimpici, e Nicolas Kantz, finalista con la staffetta sia a Sydney che ad Atene.

E poi c'è l'Italia, naturalmente: scendono in acqua tanti giovani di belle speranze come Federica Biscia, Alessandra Cappa e Mattia Nalesso. Ma sono, soprattutto, due ragazzi a premiare la lungimiranza dei tecnici azzurri: Davide Rummolo, vincitore del bronzo nei 100 rana a Sydney, e Massimiliano Rosolino che in Australia metterà al collo ben tre medaglie, ognuna di un metallo diverso.

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