sabato 19 febbraio 2011

Acqua azzurrina - 3


(continua da 2)

Dopo un'edizione senza particolari squilli di tromba (si segnalano solo gli azzurrini Christian Galenda, Filippo Magnini e Sara Parise), si arriva al diciannovesimo anno di meeting che precede di pochi mesi i Giochi di Atlanta. Quattro inverni prima, a ridosso di Barcellona, fu un'edizione straordinaria con la partecipazione degli atleti (ex) sovietici e anche stavolta la "Coppa Carnevale" non tradisce le attese nell'anno olimpico. È infatti la volta della Romania che, finora, aveva solamente sfoggiato la campionessa del mondo Tamara Costache alle gare speciali: questa volta, invece, largo ai giovani.

E che giovani: Simona Păduraru inizia proprio da Viareggio una carriera internazionale che la vedrà partecipare a due Giochi Olimpici e, soprattutto, vincere un oro europeo. Il meglio, però, deve ancora venire: la stella più fulgida è quella di Diana Mocanu. Vince due ori a Sydney - 100 e 200 dorso: è la prima rumena a divenire campionessa olimpica nel nuoto - e si ripete a Fukuoka per i Mondiali: si ritira a soli venti anni, priva di stimoli.

E poi c'è Camelia Potec, destinata a duellare a più riprese con la Pellegrini. La saga dei rumeni si chiude con Răzvan Florea: a Viareggio compete nei 50 stile libero, tuttavia saranno i 200 dorso a portargli in dote il bronzo olimpico nel 2004. In corsia, assieme a lui, un altro futuro protagonista ad Atene: nella capitale greca il boemo Květoslav Svoboda partecipa ai 200 stile libero e chiude al nono posto, ad un passo dalla finale. Si rifarà conquistando sia l'argento che il bronzo ai Mondiali in vasca corta.

Negli anni a cavallo tra i due secoli cambia lo scenario geografico, con una nuova potenza che irrompe sulla scena: l’Ungheria. I magiari, è vero, non sono all’esordio assoluto. Ma questa volta si presentano con un plotone di tutto rispetto. Il capofila è László Cseh che a Viareggio già dà un saggio di tutto il suo potenziale: la sua disciplina preferita sono i misti e, tanto nei 200 quanto nei 400, vince tutti i vari tipi di medaglie tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei. Ma, come detto, lui è solo il capofila. Perché, a ruota, altri magiari fanno la voce grossa: uno di questi è Dániel Gyurta, in evidenza alla "Coppa Carnevale" delle nozze d'argento (25 anni di attività). Ovvero due soli anni prima dell'impresa di Atene dove, appena quindicenne, è secondo nei 200 rana. La stessa distanza in cui diverrà anche campione europeo e mondiale.

Percorso simile anche per Katinka Hosszú, altra promessa del nuoto ungherese nonché sua coetanea: debutta ad Atene, ma senza successo, e la medaglia olimpica rimane ancor oggi la sua unica chimera. Al pari di Cseh si impone nei misti e le prime soddisfazioni in campo internazionale arrivano ai Mondiali di Roma, dove batte due mostri sacri come Kirsty Coventry e Stephanie Rice, e proseguono agli Europei disputati in casa, a Budapest.

Nel meeting di inizio secolo non c’è, comunque, solo l’Ungheria. Torna anche la Croazia (nel 2002 chiude al secondo posto nella classifica per federazioni, dietro ai magiari e davanti all’Italia) che fa leva su Vanja Rogulj, ranista che sarà vicecampione europeo, e Mirna Jukić: la "Coppa Carnevale" è una delle ultime manifestazioni che la vedono in gara sotto la bandiera della sua terra natale. 

Nello stesso anno (1999) ottiene infatti la cittadinanza austriaca ed è con il nuovo status di cittadina comunitaria che miete i grandi successi: suoi tre ori europei in altrettante, diverse edizioni; suoi i bronzi mondiali nei 200 rana a Montréal e Roma; suo, infine, il bronzo olimpico nei 100 rana a Pechino.

Come per le federazioni straniere, anche per l'Italia le battute iniziali del nuovo millennio pongono in evidenza coloro che in poco tempo diventeranno i pilastri della nazionale maggiore. In particolare, Viareggio diventa il trampolino di lancio sia per Alessia Filippi, sia per Federica Pellegrini, i due diversi volti del nuoto azzurro odierno: la romana è schiva e riservata, la veneta è spesso al centro dell'attenzione. Diverse per carattere e provenienza geografica, ad accomunarle è la capacità di vincere e stupire già da bambine. 

Per la Pellegrini, in particolare, il 2002 è l'anno della svolta: alla "Coppa Carnevale" chiude 100 e 200 stile libero con tempi sbalorditivi (57"64 e 2'04"79) e si lascia alle spalle avversarie ben più grandi. Per gli organizzatori e per i vari addetti ai lavori non è una sorpresa quel che accade due anni dopo: in una torrida giornata di agosto, ad Atene, la giovane Pellegrini colleziona un prezioso argento nella finale dei 200 stile libero. Sul podio assieme a lei finiscono Camelia Potec e Solenne Figuès: tutte le tre medagliate hanno dunque avuto Viareggio - e la sua "Coppa Carnevale" - come snodo fondamentale della loro carriera sportiva.


L'ultimo, grande colpo messo a segno risale al 2007: a poco più di anno dai discussi Giochi di Pechino, il movimento natatorio giovanile della Cina approda a Viareggio. Sembra una mossa ispirata da motivi di natura commerciale piuttosto che tecnica, una scusa buona solo per attirare qualche turista in più sui viali a mare o nelle vicine città d'arte della Toscana. E invece, dopo qualche anno di attesa, l'invasione dei nuotatori con gli occhi a mandorla della China Swimming Association porterà i frutti sperati: Bai Anqi, che ancor oggi detiene il record della "Coppa Carnevale" nei 100 stile libero, 100 dorso e 200 misti categoria Ragazzi, centra una doppietta ai primi Giochi Olimpici giovanili di Singapore, in scena la scorsa estate. E, come lei, altre atlete che hanno percorso a ritroso la rotta di Marco Polo detengono ancora il primato da tre anni a questa parte.

Tuttavia, l'aspetto agonistico è finito per diventare solo una parte della "Coppa Carnevale": negli ultimi anni, infatti, è stato concesso uno spazio sempre più rilevante alle gare riservate a ragazzi diversamente abili. Per veicolare questo messaggio è stato scelto un testimonial d'eccezione come Salvatore Cimmino. 46 anni, originario di Castellammare di Stabia, Cimmino è un nuotatore in forza al prestigioso Circolo Canottieri Aniene di Roma, lo stesso di Federica Pellegrini. Ma lui nuota per semplice diletto, è un diversamente abile. Ed ogni giorno si scontra con le difficoltà che esseri umani come lui sono costretti ad affrontare. 

Per attirare l'attenzione sul delicato tema, Cimmino proclama il singolare "sciopero del nuoto" e lancia subito l'idea del Giro d'Italia: copre così, a suon di bracciate, alcune distanze che toccano gli angoli più suggestivi dello Stivale. L'obiettivo è sensibilizzare l'opinione pubblica sul nomenclatore tariffario - attraverso cui il Sistema Sanitario Nazionale fornisce le protesi - che tuttora non prevede gli strumenti di ultima generazione, presenti invece ormai da anni in alcuni paesi europei. Dopo il Giro d'Italia, Cimmino si cimenta in quello d'Europa: il nuotatore campano attraversa il Canale della Manica, lo Stretto di Gibilterra, la Scilla-Cariddi, lo specchio d'acqua tra Capri e Napoli e, infine, quello tra Copenhagen e Malmö. 

L'Artiglio Nuoto lo segue in tutte le sue iniziative, dandogli non solo un sostegno morale ma anche consulenza tecnica. Qualche mese fa, infine, la sua impresa è andata oltre i confini europei: Cimmino percorre il Lago di Tiberiade in Israele, sulle cui acque Gesù avrebbe camminato secondo quanto scritto nella Bibbia. Ma la religione, qui, c'entra poco: il suo intento è di rafforzare l'intesa tra Italia ed Israele e, soprattutto, portare anche in Terra Santa il suo messaggio.

Come recita il nome stesso del suo blog, Cimmino si batte da svariati anni "Per un mondo senza barriere e senza frontiere". Come quelle che, idealmente, ha sempre provato ad abbattere anche la "Coppa Carnevale", tanto quelle geografiche quanto quelle tra normodotati e diversamente abili.

(3 - fine)


(L'articolo è stato pubblicato anche sul numero 3 di "Pianeta Sport")

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