“Narrami, o Musa, dei valorosi ellenici le grandi
gesta…”. 4 luglio 2004: gli
americani staranno sicuramente celebrando l’Independence Day, magari accendendo
il barbecue nel giardino di quelle villette che sembrano la riproduzione su
larga scala dello stesso, identico modellino. Io, invece, festeggio la fine
dell’esame di maturità: è il giorno successivo all’orale e, ormai libero da
patemi, posso godermi l’epilogo degli Europei di calcio. Finale inedita e
inattesa, quella di Lisbona: Grecia contro Portogallo.
Che ci crediate o no, non è del tutto fortuito che io, liceale appassionato di pallone, debba diplomarmi nell’anno in cui gli ellenici si sono ripresentati a una principale competizione calcistica. Anzi: la Moira, incarnazione del destino nella mitologica greca, ha voluto che nella seconda prova scritta dovessimo cimentarci con una versione di Platone. E ignoro, in quel momento, di esser giunto alle ultime pagine di un avvincente poema epico alla stregua di Iliade e Odissea.
Che ci crediate o no, non è del tutto fortuito che io, liceale appassionato di pallone, debba diplomarmi nell’anno in cui gli ellenici si sono ripresentati a una principale competizione calcistica. Anzi: la Moira, incarnazione del destino nella mitologica greca, ha voluto che nella seconda prova scritta dovessimo cimentarci con una versione di Platone. E ignoro, in quel momento, di esser giunto alle ultime pagine di un avvincente poema epico alla stregua di Iliade e Odissea.
