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lunedì 20 gennaio 2020

Intervista a Elena Linari



Manca una settimana a Natale. A Madrid è già scesa la sera ma non fa eccessivamente freddo. Sono alle pendici dell’immenso stadio Wanda Metropolitano: è qui che ho appuntamento per intervistare Elena Linari, difensore della Nazionale italiana e dell’Atlético femminile, per conto della rivista Undici. Mentre aspetto che lei abbia terminato il giro di visite negli ospedali in compagnia di Ángela Sosa, Adán e Vitolo, mi viene in mente un passaggio di “Maledetti toscani” di Curzio Malaparte: 


“I toscani han l’abitudine di non salutare mai per primi nessuno, nemmeno in Paradiso. E questo anche Dio lo sa. Vedrai che ti saluterà lui, per primo”.

Già, lei di Fiesole, io di Viareggio: come la mettiamo? La vedo finalmente sbucare e le vado incontro, più per cavalleria che timore che non mi veda: il piazzale è deserto. Ci rifugiamo nel ristorante di fianco allo store, anche se la cucina è ancora chiusa – e sono le otto. 


domenica 24 febbraio 2019

C'era una volta in America: Juli Veee



“America?”. È una calda e soleggiata domenica di Carnevale a Viareggio, il solito assaggio di primavera in pieno inverno. In un bar della Passeggiata si siedono quattro ragazzi. Un paio sono studenti americani di Berkeley che, per un anno accademico lontano da casa, hanno scelto l’ateneo di Padova. Gli altri sono due promesse del Vasas di Budapest, invitata alla Coppa Carnevale, il torneo di calcio giovanile vanto della città. 9 febbraio 1969. È una data che a Gyula Visnyei, diciottenne ungherese, cambiò la vita. Per sempre.

giovedì 12 luglio 2018

Cosa ci ha lasciato Francia 98



Le coppiette che si sbaciucchiavano e si giuravano amore eterno sulle struggenti note di “My heart will go on”, meglio se accompagnate da un ballo lento. I pomeriggi interminabili a consumare i videogiochi di calcio con “Song 2” dei Blur e “Tubthumping” dei Chumbawamba in sottofondo - tanto avete già capito dove voglio andare a parare. Le ragazzine che si strappavano i capelli per Nick Carter dei Backstreet Boys. Il brit pop ormai sdoganato a tutti gli effetti, le All Saints e le B*Witched che provano a scalzare le Spice Girls. Le calde, per non dire afose, sere d’estate con l’immancabile gelato in mano ma non il cellulare, ché all’epoca non era ancora un bene di consumo di massa.

Eh no, caro Platini: la storia del “piccolo imbroglio” nei sorteggi del Mondiale del 1998 non può cancellare i ricordi di noi trenta-e-qualcosa-enni che all’epoca eravamo degli ingenui adolescenti sognatori. E soprattutto, così a posteriori, non può rientrare nel lascito di un torneo che è stato la perfetta transizione dal calcio degli anni Novanta a quello “moderno” dai più vituperato -  ma che, cari seguaci della nostalgia, è germogliato proprio nel periodo storico che tanto rimpiangete.

venerdì 22 giugno 2018

Storie mondiali: la maglia della Mano de Dios


La rivincita sul campo di calcio tra argentini e inglesi dopo la guerra delle isole Falkland – o, se preferite, Malvinas. La mano de Dios propiziata da un colpo di genio (secondo gli ammiratori di Diego Armando Maradona) o da una furbata tipica del personaggio (a detta, invece, dei detrattori). Il gol più bello mai ammirato in uno stadio – e qui siamo tutti d’accordo. 

Argentina-Inghilterra, quarto di finale dei Mondiali messicani del 1986, è passata ai posteri per i motivi sopra elencati. 

Eppure c’è una bizzarra storia ai più sconosciuta legata alla partita che consacrò Maradona in tutte le sue sfaccettature – quella della maglia azzurra indossata proprio dallo scugnizzo argentino e dai suoi compagni di squadra.

martedì 29 maggio 2018

Calcio e poesia: Osip Mandel'štam / 1


Forse a noi italiani il Mondiale in Russia significherà ben poco, data la mancata qualificazione degli azzurri. E invece trovo stimolante che si giochino delle partite a Mosca, a San Pietroburgo o nell'exclave di Kaliningrad perché sono città che hanno segnato la storia del Novecento. E poi perché reputo la Russia una potenza mondiale in ambito culturale, artistico e musicale.

Per il secondo appuntamento con la "rubrica" sul rapporto tra calcio e poesia vi porto proprio nel Paese che ospiterà a breve i Mondiali. E lo faccio attraverso un letterato poco noto in Italia, o quantomeno dalla fama non paragonabile a quella di un Bulgakov, di un Dostoevskij, di un Tolstoj: si tratta di Osip Mandel'štam, "il più grande poeta russo del novecento". E se l'ha sentenziato un premio Nobel per la letteratura come Iosif Brodskij bisognerà pur crederci. 

mercoledì 23 maggio 2018

Calcio e poesia: Günter Grass


Pochi mesi fa, volendo scrivere un pezzo sul rapporto tra il compositore sovietico Dmitrij Šostaković e il calcio, mi sono imbattuto in un interessante articolo che cita varie opere che scrittori, pittori e poeti russi hanno dedicato in quegli anni al pallone. Dopo un po', rimuginandoci, mi si è accesa la lampadina: perché non scriverne qui, sul mio blog?

E così ho deciso di riportare, in italiano e nella rispettiva lingua d'origine, alcune poesie che hanno per tema il calcio e che sono state composte da grandissimi nomi. E oggi voglio partire addirittura da un Nobel per la letteratura: Günter Grass. Dopo tutto, la Germania è o non è campione del mondo in carica?

giovedì 10 maggio 2018

Duncan Edwards, il più grande


"I migliori biografi sono gli inglesi e gli americani". Ne parlavo giustappunto qualche giorno fa col mio amico Barge, con cui scambio sempre volentieri quattro chiacchiere, specie se si tratta del Carnevaldarsena o di libri di sport. In particolare, lui va matto per quelli editi dalla 66thand2nd. E oggi voglio parlarvi proprio di una biografia scritta da un inglese - meglio, da un gallese - e pubblicata proprio dalla casa editrice romana. Il libro, che ho divorato in pochi giorni, s'intitola "Duncan Edwards, il più grande" ed è uscito lo scorso 26 aprile. Quella che leggete di seguito è la mia recensione - la prima, oltretutto, ad apparire sul mio blog...

Pelé. Maradona. Cruijff. Di Stéfano. Se ci venisse sottoposta l'annosa domanda su chi sia stato il più forte calciatore di ogni epoca, i nomi da snocciolare risulterebbero sempre gli stessi - magari i ragazzi nati nel nuovo millennio, per ovvie ragioni anagrafiche, ribatterebbero 'Messi' o 'Ronaldo' (quello portoghese). A nessuno verrebbe di sicuro in mente di uscirsene con un "Duncan Edwards", figura pressoché sconosciuta in Italia se non ai nerd del pallone ma entrata nel mito al di là della Manica.

giovedì 8 marzo 2018

Viareggio e la nazionale femminile di calcio



Dato che oggi è l'8 marzo, mi pare doveroso ricordare che mezzo secolo fa - per l'esattezza il 23 febbraio 1968 - la nazionale di calcio femminile dell'Italia giocava la sua prima partita in assoluto a Viareggio. Sì, avete letto bene: a Viareggio. 

Per la cronaca le azzurre superarono di misura la Cecoslovacchia (2-1) che pochi giorni dopo avrebbe poi festeggiato il trionfo del Dukla Praga alla Coppa Carnevale. 

E sempre per la cronaca fu a Viareggio che nacque l'11 marzo seguente la Federazione Italiana Calcio Femminile. Di lì a pochi mesi furono gettate le basi anche del primo campionato nazionale di calcio femminile, con dieci squadre suddivise in due gironi - Ambrosiana, Genova, Pro Loco Travo, Pro Viareggio e Real Torino da una parte, Cagliari, Giovani Viola, Lazio 2000, Napoli e Roma dall'altra. 

Un pezzo di storia cittadina, ma anche nazionale, che non dovremmo dimenticare.

giovedì 15 febbraio 2018

"Il calcio balletto delle masse": Dmitrij Šostakovič


A volte è incredibile come basti un impulso, anche il più banale e insignificante, a stimolare delle idee per un testo da scrivere. È andata più o meno così: due domeniche fa ero, assieme alla mia bimba Alice, ad assistere alla sfilata dei carri del Carnevale di Viareggio - e di quale altro, sennò? 

Ecco, a un certo punto ne passa uno di quelli che più mi piacciono: s'intitola "Papaveri rossi" ed è un'allegoria sugli orrori della guerra. I figuranti sono tutti travestiti da soldati ed eseguono varie coreografie, preparate nel corso di alcuni mesi, sulle note di una colonna sonora appositamente scelta. 

Sto fissando quest'insolita scenografia fatta da un campo di papaveri giganti in cartapesta quando dalle casse esce una musica a me nota: è il Valzer 2 di Dmitrij Šostakovič, utilizzato nei titoli di coda del film "Eyes wide shut". La sinfonia, tornata alle mie orecchie dopo tempo immemore, mi rimbomba nella testa nei giorni successivi fino a che mi riaffiora un ricordo che avevo rimosso: ma Šostakovič non andava matto per il calcio? Inizio a fare un po' di ricerche e, beh, eccomi qui...

"Ascoltare il calcio alla radio è come bere Stolichnaya importata"
(Dmitrij Šostakovič)

'Era un tifoso rabbioso. Si comportava come un bambino. Sussultava. Urlava. Gesticolava'. Una descrizione esemplare per mettere in parole l'irrazionalità tipica dello sportivo che, da sempre al fianco della squadra che gli fa palpitare il cuore, passa dall'euforia per la vittoria alla disperazione in caso di sconfitta. Eppure a mostrare quelle attitudini era un uomo all'apparenza insospettabile, un timido e introverso compositore, addirittura uno dei più apprezzati dell'intero Novecento: Dmitrij Šostakovič. Che ha amato il pallone quanto e forse più degli spartiti. Anzi: a detta della sua biografa Laurel Fay, "il calcio offrì a Šostakovič una via di fuga sia dalla musica che dalle preoccupazioni della vita quotidiana".

venerdì 22 dicembre 2017

Real Madrid-Barcellona su "Rivista Undici"



Un anno fa mi è toccato l'onore di scrivere di Barcellona-Real Madrid per il sito di Fox Sports Italia, l'emittente televisiva che trasmette le partite della Liga spagnola. A distanza di dodici mesi torno a parlare del Clásico e questa volta su Rivista Undici.

giovedì 7 dicembre 2017

La rinascita dell'Aek Atene su "Rivista Undici"



Da Sheffield ad Atene, da una delle città straniere in cui ho trascorso delle magnifiche esperienze a un'altra. Quella, probabilmente, a cui sono più legato. Oggi, all'indomani di un giorno non proprio leggero e facile, ritorno su Rivista Undici con un approfondimento sull'AEK Atene, tornata ai vertici del calcio greco pochi anni dopo la doppia retrocessione.

lunedì 9 ottobre 2017

Quando gli italiani cantavano "Du-Du-Kla-Kla"



Ho sempre sognato di parlare della mia città, e del torneo mondiale di calcio giovanile in particolare, in una lingua diversa dall'italiano. Però ecco, non pensavo che un giorno avrei letto il mio nome sopra un testo scritto in ceco. 

 E invece è andata proprio così. Per il secondo numero di FootballClub.cz, una rivista di calcio e cultura edita a Praga, ho scritto - in inglese, beninteso - un lungo pezzo intitolato 'Když Italové křičí Du-Du-Kla-Kla' ("Quando gli italiani cantavano Du-Du-Kla-Kla").

martedì 22 agosto 2017

Il derby di Sheffield su "Rivista Undici"



Prima la gioia di vedere il mio nome stampato su The Blizzard, la rivista trimestrale di calcio diretta da Jonathan Wilson. Poi un'altra collaborazione estera all'orizzonte per settembre. E poi il debutto su Rivista Undici, oltretutto con un tema a me carissimo. Questo 2017 mi sta regalando delle grandissime soddisfazioni in ambito giornalistico e oggi pubblicizzo l'ultima in ordine di tempo ma non certo per importanza.

mercoledì 2 agosto 2017

Neymar, i segreti di un uomo pagato 222 milioni


I brasiliani lo adorano: il suo repertorio di assoli, quasi mai autoreferenziali, rimangono uno dei pochi barlumi di futebol bailado in una nazionale che ormai ha nel suo corredo i geni del calcio europeo. I tifosi avversari gli rinfacciano il look tra tamarro e cafonal con ciuffi sbarazzini e diamanti sui lobi, o le cadute accentuate nei contrasti.

Neymar è uno dei tanti fuoriclasse che divide la platea del grande show globale del calcio. Solo che s'appresta lui a divenire il più pagato di sempre: 222 milioni di euro. Follia, anche se da tempo il pallone s'è piegato alle logiche del turbocapitalismo. Ma - è il quesito con cui ci stiamo lambiccando il cervello da giorni - li vale davvero?

venerdì 7 luglio 2017

Il calcio sull'isola di Martinica



Agosto 1999: io e la mia famiglia siamo all'aeroporto internazionale di Los Angeles, di ritorno da una stupenda vacanza sulla costa pacifica degli Stati Uniti. Siamo seduti al gate in attesa d'imbarcarci sul nostro volo per Londra quando, a un certo punto, passa un gruppo di hostess. Indossano sgargianti tailleur rossi con risvolti d'un bianco candido e sfoggiano un'abbronzatura dorata. Ma a colpirmi è il colore degli occhi, un celeste chiaro chiaro che sa tanto di mare dei Caraibi. Tutto torna: sono le hostess dell'Air Martinique.

martedì 27 giugno 2017

Il calcio a Zanzibar su "The Blizzard"



Quando abitavo a Sheffield - ormai si parla di cinque anni fa - avevo l'abitudine ogni mese di infilarmi nel primo WH Smith in cui m'imbattevo e di sfogliare quelli che reputo tuttora i miglior mensili sul calcio: Four Four Two, When Saturday Comes, World Soccer. E quasi sempre li prendevo, perché c'erano reportage favolosi che non potevo proprio lasciarmi sfuggire. 

E poi c'era The Blizzard, questa nuova - all'epoca era appena partita - rivista diretta da un grande sports writer come Jonathan Wilson. E più li sfogliavo più mi domandavo: "Riuscirò un giorno a vederci il mio nome stampato?". 

Ebbene sì. Quel giorno è arrivato. È davvero con grande orgoglio, e con tanta comprensibile commozione, che posso dire a tutti di essere sul nuovo numero di The Blizzard con un lungo articolo, naturalmente in inglese.

sabato 3 giugno 2017

Torneo di Viareggio e Champions League: le curiosità


'Ma come, un altro pezzo in cui devi infilarci in tutti i modi la tua città?', borbotterà qualcuno. Beh, sì. Specialmente se si tratta del torneo di calcio giovanile di Viareggio, che nonostante lo scorrere inesorabile e ineludibile del tempo rimane comunque una tappa cruciale per i calciatori, per gli allenatori, per gli addetti ai lavori e per tutti gli appassionati. Un torneo che, essendo nato nel 1949, è addirittura più vecchio della fu Coppa dei Campioni, ribattezzata Champions League nella prima metà degli anni Novanta. Quale miglior occasione della finalissima di stasera, allora, per parlarne?


domenica 28 maggio 2017

#TottiDay: ricordi e considerazioni sul Pupone




Se mi dite 'Francesco Totti', il primo ricordo è un'immagine, ancor prima che una parola. Una foto, più precisamente. Era un giorno di metà settembre del 1994: grazie ai Mondiali negli Stati Uniti mi ero innamorato del calcio e con la Serie A appena iniziata la mia inusitata fame di pallone poteva essere ben saziata. A casa trovo una copia de Il Tirreno, il quotidiano locale che mio papà Riccardo comprava ogni mattina - e che, otto anni dopo, è diventato il giornale per il quale collaboro tuttora. 

Salto subito alle pagine dello sport: a corredo del servizio su Roma-Foggia c'è uno scatto - rigorosamente in bianco e nero - che immortala il gol della squadra di casa. La difesa dei satanelli tenta disperatamente d'impedirlo, mentre l'attaccante avversario ha ancora la gamba sinistra ben stesa. È il primo gol in Serie A di tale Francesco Totti, talentuoso ragazzo uscito dal vivaio giallorosso: pochi mesi prima ha giocato dalle mie parti, al Torneo di Viareggio, segnando oltretutto con un magnifico pallonetto. Ma questo l'avrei scoperto negli anni a venire.

lunedì 17 aprile 2017

Calcio e letteratura: Gabriel García Márquez


Il 17 aprile di tre anni fa ci lasciava Gabriel García Márquez, uno dei più amati e apprezzati scrittori del Novecento tanto da vincere il premio Nobel per la letteratura nel 1982. Di lui ho letto quello che è universalmente riconosciuto come il suo capolavoro - "Cent'anni di solitudine" - e su questo blog l'avevo ricordato pochi anni fa a proposito di una cruciale partita di calcio giocata dalla sua Colombia contro l'Argentina per le qualificazioni al Mondiale di USA 94. 

Ebbene, all'indomani della sua scomparsa il quotidiano El Tiempo di Bogotá ha pubblicato il suo racconto breve "El juramento" ("Il giuramento") nel quale 'Gabo' descrive il suo amore per il calcio. Fu scritto nel 1950, quando scriveva per il quotidiano El Heraldo di Barranquilla, e parla della squadra locale, lo Junior.

Di seguito potete leggere la traduzione - la fonte è il blog 'Mondo calcio'.

sabato 18 febbraio 2017