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lunedì 6 luglio 2015

Zanzibar tra calcio e sogni d'indipendenza


Era da mesi che volevo scrivere questo pezzo. Di sicuro da dicembre, dopo essere stato a Zanzibar per una settimana. Dopo essere passato, a bordo di un pulmino, a fianco dello stadio nazionale. Dopo aver ammirato le appassionanti sfide di pallone tra masai e zanzibarini giocate sulla spiaggia di Kiwengwa senza arbitri e con porte rudimentali. Eccolo qua, finalmente...

Otto riflettori con l'aspetto da scala a pioli sembrano quasi esortare ad arrampicarsi sulle nuvole e annunciano la presenza di un campo di calcio come un faro avvisa i naviganti della prossimità di un porto. Le linee morbide della tribuna dello stadio Amaan rievocano i flutti del mare. Ma l'armonia della struttura stride con le tettoie posticce delle baraccopoli, le griglie di lampadine cozzano con le tenebre delle strade attigue, all'apparente solidità dell'impianto fanno da contraltare palazzi fatiscenti. Benvenuti a Zanzibar, l'isola delle spezie, terra di spiagge da cartolina quanto di profondi contrasti, dove il pallone mantiene vivi i sogni d'indipendenza.

Foto Simone Pierotti

domenica 7 agosto 2011

La Carta di Viareggio



«Buongiorno, avete una stanza libera? Dobbiamo riunirci, è importante».


È un’afosa giornata d'inizio agosto del 1926. Viareggio e la Versilia, da anni, sono la meta per antonomasia del turismo balneare. Qui si ritrovano, in cerca di quiete, illustri letterati, uomini di cultura, affermati artisti.

Qui, sotto il solleone, spendono il proprio tempo libero Gabriele D’Annunzio, Dina Galli, Thomas Mann, Ettore Petrolini. Il litorale viareggino si sta sottoponendo ad un’intensa operazione di maquillage: i grandi ombrelloni sono spuntati sull'arenile ed in pochi anni rileveranno le cosiddette “rotonde”, piccoli pontili in legno timidamente affacciati sul mare.