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mercoledì 18 aprile 2012

Nel nome di Spartaco


footnostalgie.free.fr

Eh sì. Da tanto tempo mi ero ripromesso di raccontare la fantastica storia dello Spartak Mosca. E finalmente ho trovato l'occasione. Oggi ricorrono esattamente 90 anni dalla prima partita ufficiale da quella che, già ai tempi dell'Unione Sovietica, era chiamata la "squadra del popolo".

venerdì 27 gennaio 2012

Sport e olocausto: la storia dell'Hakoah Vienna


Lo scenario è grossomodo quello di oltre mezzo secolo fa, come se il tempo si fosse fermato. Una pista d'atletica leggera, una piscina e numerosi altri campi sportivi sbucano dal lussureggiante Prater, il principale parco cittadino di Vienna. Frattanto, un ristorante kosher e un'area dedicata ai bambini hanno fatto capolino tra gli impianti sportivi. Di nuovo, rispetto agli anni Trenta, c'è che la storia ha spazzato via i nazisti, mentre un simbolo - una H racchiusa in una stella di David bianca e blu - campeggia ancora sulle pareti.

domenica 7 agosto 2011

La Carta di Viareggio



«Buongiorno, avete una stanza libera? Dobbiamo riunirci, è importante».


È un’afosa giornata d'inizio agosto del 1926. Viareggio e la Versilia, da anni, sono la meta per antonomasia del turismo balneare. Qui si ritrovano, in cerca di quiete, illustri letterati, uomini di cultura, affermati artisti.

Qui, sotto il solleone, spendono il proprio tempo libero Gabriele D’Annunzio, Dina Galli, Thomas Mann, Ettore Petrolini. Il litorale viareggino si sta sottoponendo ad un’intensa operazione di maquillage: i grandi ombrelloni sono spuntati sull'arenile ed in pochi anni rileveranno le cosiddette “rotonde”, piccoli pontili in legno timidamente affacciati sul mare.

lunedì 4 luglio 2011

Serbia´s European Dream between Water Polo and Politics


Photo Simone Pierotti

 On one hand they conquered Europe in water polo, yet they seem to refuse Europe and its institutions. Sports and history are ironic as ever for Serbs. 2011 is definitely their year. It all began in late May, with the capture of Ratko Mladić, the Bosnian Serb war criminal accused of the Srebrenica massacre - 8,000 victims among Muslim civilians - in 1995. His arrest has always been considered a conditio sine qua non for Serbia’s accession to the European Union. But the reception of this supposed-to-be historical step is quite a controversial issue.

domenica 12 giugno 2011

Romanzo laziale - 1



La stagione calcistica è definitivamente tramontata. Adesso c'è l'estate. Giorni di calura, giorni di vacanze, giorni, per presidenti e direttori sportivi, dedicati a grandi trattative per impreziosire le loro squadre, i loro gioielli. Trattative oscurate, tuttavia, dall'eclissi dell'ennesimo scandalo pallonaro all'italiana, quello del calcioscommesse. Come già verificatosi in passato, l'anticamera dell'estate porta con sé un invito alle urne: oggi e domani gli italiani sono chiamati ad esprimere la propria volontà sulla presenza di centrali nucleari nello Stivale, sulla privatizzazione dell'acqua, sulla legittimità - perdonate il gioco di parole - del legittimo impedimento. Per qualcuno questo referendum, in caso di raggiungimento del quorum, potrebbe causare un altro movimento tellurico fatale per la stabilità del governo Berlusconi. Ebbene, oggi è il 12 giugno e, esattamente trentasei anni - e un mese - fa, un altro referendum cambiava le sorti del paese: era il 12 maggio 1974 e gli italiani votarono contro l'abrogazione della legge Gaslini-Fortuna sul divorzio. In quello stesso giorno, una squadra festeggiò la conquista del primo scudetto della sua storia: era la Lazio, per molti perfetto emblema, in ambito sportivo, dell'Italia di quegli anni. Gli anni di piombo.


giovedì 9 giugno 2011

Balcani caput Europae


Non che ve ne fosse un reale bisogno, ma la Final Four di Eurolega di pallanuoto a Roma ha confermato come lo sport sia una perfetta cassa di risonanza dei sentimenti nazionalisti che dominano nei Balcani.

Sgomberando poi il campo dalla politica e dalle analisi sociologiche, l'evento capitolino è stato l'ennesima riprova che quella regione dell'Est europeo merita l'appellativo di culla della pallanuoto: delle quattro finaliste una era serba - e ha vinto la coppa -, una croata e un'altra, infine, montenegrina. Al contempo la Pro Recco, la quarta partecipante, schierava tre soli italiani (di cui uno naturalizzato) a fronte di due serbi - Filipović e Nikić -, due montenegrini - Ivović e Zloković - ed un croato - Burić.

lunedì 23 maggio 2011

Kabul do Brasil - 3


(continua da - 2)


Estate 2008: a Pechino vanno in scena, non senza polemiche, i ventinovesimi Giochi Olimpici. In Afghanistan tutti fanno il tifo per Rohullah Nikpai, in gara nel taekwondo categoria 58 kg: il ventunenne lottatore, rifugiatosi in un campo profughi in Iran durante gli anni della guerra civile, riesce a mettere al collo la medaglia di bronzo. 

È un momento storico per l’Afghanistan: mai un atleta era salito sul podio olimpico in oltre un secolo di competizioni a cinque cerchi. 

domenica 22 maggio 2011

Kabul do Brasil - 2


(continua da - 1)

Nella primavera 1979, quando l’invasione da parte di Mosca è un’ipotesi ancora remota, i mujāhidīn scatenano l’attacco alla città di Herat: è un’operazione resa possibile dai finanziamenti economici che arrivano dal MI6 e dalla CIA attraverso i servizi segreti pakistani, come confermerà venti anni dopo Zbigniew Brzezinski, Consigliere Nazionale per la Sicurezza negli anni della presidenza Carter, in un’intervista rilasciata al settimanale francese Le Nouvel Observateur

sabato 21 maggio 2011

Kabul do Brasil - 1


Una nazionale di pallanuoto maschile dell'Afghanistan, creata dal nulla in una terra senza tradizioni né strutture. Ma con un sogno: partecipare ai Giochi di Rio de Janeiro del 2016. La sfida di un americano che può dare speranza ad un paese dilaniato da oltre trenta anni di dolore .


«Esiste un modo per tornare ad essere buoni» ricorda Rahim Khan ad Amir nelle prime pagine de “Il cacciatore di aquiloni”, libro di Khaled Hosseini, scrittore afghano trapiantato negli Stati Uniti. Difficile, al giorno d’oggi, pensare al paese dell’Asia Centrale ed al suo destino senza tener conto degli yankees. Perché i rapporti tra le due nazioni sono stati allacciati assai prima che due aeroplani sconvolgessero un tranquillo mattino di New York andando a schiantarsi sulle ripide pareti delle Torri Gemelle.

sabato 14 maggio 2011

Calcio, media e potere


Tu chiamale, se vuoi, coincidenze. Una settimana fa, pareggiando 0-0 a Roma, il Milan ha matematicamente conquistato lo scudetto, il diciottesimo della sua storia. Stasera, contro il Cagliari, i rossoneri celebreranno l'agognato ritorno al tricolore davanti al pubblico di San Siro, nell'ultimo impegno casalingo della stagione. Tutto questo alla vigilia delle elezioni amministrative che coinvolgeranno numerose città. E, tra queste, c'è anche Milano. Qual è il filo conduttore? Silvio Berlusconi. Una settimana fa, in qualità di presidente del Milan, ha gioito per l'ennesimo trofeo alzato al cielo dalla sua squadra, quella che rilevò, sull'orlo del fallimento, da Giussy Farina - poi fuggito in Sud Africa - nel 1986. Domani e lunedì, questa volta nelle vesti di presidente del Consiglio, sarà atteso da un'altra partita fondamentale, quella che si gioca alle urne. Anche Milano (dove peraltro Berlusconi corre per il consiglio comunale) è chiamata al voto e la rielezione della pidiellina Letizia Moratti - cognata del di lui rivale interista Massimo Moratti - non appare così scontata.

domenica 18 luglio 2010

Familia ebrea


"Maometto è morto!" (coro dei tifosi del Beitar Gerusalemme)


Se c'è una squadra, in Israele, legata a doppio filo al potere - militare, politico e religioso -, quella è il Beitar Gerusalemme. Dalla nascita ad oggi è sempre stato collegato all'estrema destra israeliana, agli ebrei ultraortodossi e nazionalisti. Tanto più che i suoi tifosi, considerati i più razzisti e violenti di tutto il paese, si vantano di un primato del tutto particolare detenuto dalla loro squadra del cuore: il Beitar non ha mai ingaggiato - e, probabilmente, mai ingaggerà - giocatori musulmani.

venerdì 21 maggio 2010

Calcio, media e potere - 4

Francamente, mi è ancora piuttosto arduo capire come mai certi intellettuali - o presunti tali - abbiano sempre snobbato il calcio e lo sport in generale. Eppure, specialmente nel primo caso, si tratta di fenomeni molto popolari, al punto che, nel corso della storia, più di un regime ha tentato di utilizzare le discipline sportive per fini di propaganda. O, semplicemente, anche per distogliere l'attenzione del popolo dai problemi reali. 

Fortunatamente, un grande scrittore come Eduardo Galeano non ha assunto questo snobismo e, anzi, ha regalato ai suoi lettori molti racconti inerenti al calcio. Ed il suo "Splendori e miserie del gioco del calcio" è esattamente una raccolta di varie storie di calcio. Non poteva mancare qualche richiamo a Silvio Berlusconi e all'uso che ha saputo fare del suo ruolo di presidente del Milan. Galeano racconta, peraltro, un aneddoto: pare che l'attuale premier italiano avesse imposto un nuovo inno, "Milan nei nostri cuori", perché era convinto che il tradizionale "Milan Milan" esercitasse un'influenza negativa sui giocatori rossoneri...


martedì 11 maggio 2010

Calcio, media e potere - 3


Il brano che leggerete qui sotto è tratto da quello che ritengo la Bibbia del mio ideale di giornalismo sportivo: "Calcio e potere", opera del giornalista britannico Simon Kuper. Scritto a metà degli anni Novanta, al termine di un lungo girovagare in Europa, Africa e Sud America, è un libro che - come sintetizza il titolo - spiega alla perfezione i molteplici intrecci che possono esserci tra il calcio ed il potere, sia esso religioso, politico o militare. Pubblicato in Italia solamente tre anni fa, per merito della ISBN Edizioni, "Calcio e potere" è stato soggetto a parziali modifiche in tempi recenti e, per l'edizione italiana, è stato aggiunto il capitolo che andrete a leggere qua sotto. E che, molto semplicemente, s'intitola "Berlusconi".


domenica 21 marzo 2010

Le grandi rivalità: Panathinaikos vs Olympiakos



La mamma (delle battaglie) è sempre la mamma (delle battaglie). Lo sanno bene anche ad Atene, dove oggi va in scena il derby per antonomasia: Panathinaikos-Olympiakos. Come accade spesso ad altre latitudini, non è una partita qualsiasi, né la si può ridurre al mero aspetto calcistico.


Al pari di altre squadre - non solo della capitale - Panathinaikos ed Olympiakos sono infatti due polisportive e, dunque, la loro rivalità trova radici anche nella pallacanestro, nella pallavolo, persino nella pallanuoto, e si intreccia con aspetti sociali e politici. Sono, altresì, le prime due squadre in Grecia per numero di tifosi, le più titolate, quelle che si sono spartite il maggior numero di campionati nazionali, lasciando letteralmente le briciole alle altre contendenti. 

Non è un caso, dunque, che i greci chiamino la sfida Ντέρμπι των αιωνίων αντιπάλων ("Derby degli eterni rivali") o, per l'appunto, Μητέρα των μαχών ("Madre delle battaglie"). Quella che andrà in scena oggi allo stadio olimpico di Atene è la partita numero 173 nell'ambito di campionato e coppa nazionale: per il Panathinaikos è una sorta di finale, dal momento che viaggia al primo posto con cinque punti di vantaggio sul Paok Salonicco e sette sugli eterni rivali. 

Sono passati sei anni dall'ultimo scudetto ed i verdi cercheranno la vittoria a tutti i costi: non è un caso che tutti i biglietti siano andati esauriti nel breve volgere di pochissime ore. Ma i cugini del Pireo non saranno certo restii ad abdicare dopo cinque anni di titoli nazionali, specialmente se il designato erede al trono è proprio il Panathinaikos.

venerdì 22 gennaio 2010

Calcio, media e potere - 2


Seconda parte del capitolo che Franklin Foer ha dedicato, nel suo libro "Come il calcio spiega il mondo - Teoria improbabile sulla globalizzazione", alle cosiddette "nuove oligarchie" del calcio e, nello specifico, al rapporto di Silvio Berlusconi con lo sport più amato dagli italiani.
Scritto nel 2003, questo libro sembra mantenere la stessa forza, la stessa aderenza alla realtà contemporenea di otto anni fa. Intanto, allora come oggi il primo ministro italiano era la medesima persona: Silvio Berlusconi. E, già allora, l'opposizione non sembrava in grado di contrastare il suo potere e di proporsi agli italiani come valida alternativa al centrodestra. Mi verrebbe da dire che la validità del libro di Foer sta proprio qui: non è la classica opera che attacca frontalmente il premier, finendo (paradossalmente) per magnificarlo anziché scalfirne l'immagine, ma un'analisi lucida sulla realtà italiana. E, consentitemelo, una bella risposta a chi considera il giornalismo sportivo figlio di un Dio minore.


giovedì 21 gennaio 2010

Calcio, media e potere - 1


Non so voi, ma quando mi imbatto nelle critiche al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi leggo, quasi sempre, dei suoi guai giudiziari, dei suoi tentativi di svuotare la democrazia in Italia, dei reati caduti in prescrizione. Quasi mai, invece, mi è capitato di trovare qualche articolo che si concentrasse su un aspetto rimasto molto ai margini di analisi e discussioni che, a mio avviso, è stato invece fondamentale per la sua ascesa al potere, per la creazione ed il mantenimento del consenso: il rapporto tra Silvio Berlusconi ed il calcio.
Era il gennaio 1994 quando, in televisione, annunciò trionfalmente la sua "discesa in campo" in politica, introducendo un linguaggio nuovo, semplice, diretto, che - a quanto pare - trovò terreno fertile in molti italiani appassionati di calcio e, tra questi, i tifosi del suo Milan. Già: inutile sottolineare come Berlusconi abbia saputo conquistare una buona fetta dell'elettorato grazie alla sua immagine di presidente vincente dei rossoneri, che in quegli anni conquistavano scudetti, Coppe dei Campioni e trofei vari.
Pochissimi, dicevo, si sono dedicati ad analizzare in maniera approfondita il fenomeno. Lo ha invece fatto Franklin Foer, giornalista americano che ha scritto qualche anno fa il libro "Come il calcio spiega il mondo - Teoria improbabile della globalizzazione". Lo ha fatto senza "tifare" per Berlusconi o contro Berlusconi, come - ahimé - gran parte della stampa e della politica italiana è ormai avvezza a fare. Lo ha fatto studiando e spiegando il caso con spirito critico e obiettività. Una lettura, quella del suo libro, che vi consiglio vivamente.

mercoledì 18 novembre 2009

La battaglia di Khartoum


Photo: Thedailydischarge.com


 Adua, El Alamein, Algeri... i manuali di storia raccontano di battaglie che hanno avuto l'Africa come scenario. Battaglie che hanno fornito spunti di riflessioni per adattamenti cinematografici, che hanno deciso le sorti di governi nazionali - l'esecutivo di Francesco Crispi cadde proprio in seguito alla sconfitta nel territorio etiope, una sorta di disfatta per antonomasia prima che si verificasse Caporetto - o addirittura di conflitti bellici, come nel caso di El Alamein, scontro cruciale della Seconda Guerra Mondiale. 

Oggi verrà aggiunto un nuovo capitolo sui libri di storia: la battaglia di Khartoum. La capitale del Sudan è stata designata quale teatro dello spareggio tra Egitto ed Algeria per la qualificazione ai prossimi Mondiali di calcio in Sud Africa. 

Giornalismo sportivo e lessico militare, spesso, incrociano le proprie strade: si è soliti udire o leggere di "bombe da tre punti", di "missili terra-aria" che si infilano sotto la traversa, di maldestri attaccanti che "sparano" addosso al portiere avversario, intento a "proteggere il suo fortino". 

Si narra, inoltre, che l'usanza del tutto calcistica della fascia indossata dal capitano sia stata mutuata proprio dal mondo militare: pare che l'ispiratore sia stato un generale inglese impegnato sul fronte durante la Prima Guerra Mondiale. E, in un celebre saggio, lo scrittore George Orwell arrivò ad asserire che lo sport altro non è se un'imitazione della guerra. 


Nel caso di Egitto-Algeria le due strade si sono, ancora una volta, incontrate...


lunedì 9 novembre 2009

Il gol che fece scricchiolare il muro


Oggi, 9 novembre, è una data particolarmente importante nella millenaria storia dell'uomo. Per la Germania, in particolare, il 9 novembre ha una duplice valenza. Fu il giorno in cui, nel lontano 1918, fu ufficialmente proclamata la Repubblica di Weimar: era la prima forma di governo repubblicana in un territorio che, fino alla sconfitta patita durante la Prima Guerra Mondiale, era stato sotto il dominio di un imperatore.

Ma è un altro 9 novembre ad essere letteralmente scolpito nella memoria dei tedeschi e di una larga porzione di mondo: nel 1989 venne abbattuto il Muro di Berlino. Un evento, questo sì, davvero epocale: assieme a quella barriera in cemento che ha tagliato la città per 28 anni crollò anche l'Unione Sovietica e, con essa, il comunismo nell'Est Europa. 

Oggi, 9 novembre, ricorre dunque il ventesimo anniversario della caduta del Berliner Mauer. Come è già accaduto - e come accadrà in seguito - nel recente passato, intendo celebrare a modo mio la ricorrenza. Ovvero raccontando un episodio che intreccia sport, storia e tanto altro ancora...

mercoledì 28 ottobre 2009

Lo sport secondo Noam Chomsky


È davvero con grande piacere che pubblico oggi su questo blog un contributo sui rapporti tra sport e potere firmato da Noam Chomsky. Difficile descrivere in poche righe la sua figura: viene innanzitutto ricordato come uno dei maggiori linguisti del XX° secolo, essendo il padre della teoria della grammatica generativa ed insegnante di linguistica al prestigioso MIT (Massachussets Institute of Technology) di Boston. Ma è anche un grande filosofo e teorico della comunicazione: spesso i suoi studi si sono concentrati sul ruolo giocato dai mass media nelle democrazie occidentali, nella costruzione e nel mantenimento del consenso da parte di chi detiene il potere. Al tempo stesso, è uno degli intellettuali che gode - specie negli ambienti della sinistra radicale - di maggior credito negli Stati Uniti e nel mondo, paladino della libertà di pensiero e fiero oppositore delle politiche imperialiste condotte, per lungo tempo, non solo dal suo paese. Nel libro "Capire il potere", edito in Italia da ilSaggiatore, spiega come i media abbiano tentato di contrastare un certo attivismo politico e, soprattutto, come abbiano determinato il nostro modo di pensare: un paragrafo ("Sport spettacolo") è dedicato proprio allo sport e all'uso strumentale che ne ha fatto - e ne fa - il potere politico. Qui trovate il testo originale in lingua inglese.
Il contributo di Chomsky, per certi versi, non è dissimile da quello che scrisse George Orwell oltre mezzo secolo fa nel suo saggio "The Sporting Spirit". Si può naturalmente dissentire da entrambi, ma credo che non si possa fare a meno di leggere il loro pensiero sul fenomeno sport.

giovedì 22 ottobre 2009

Goodwill Games, le Olimpiadi della distensione - 2



La storia ha poi scombussolato i piani dell'imprenditore-filantropo: pochi mesi prima è caduto il muro a Berlino. Pare che i Goodwill Games non abbiano più ragion di esistere.

Venuti meno le motivazioni a partecipare e l'obbligo di obbedire agli ordini dei rispettivi governi, sono gli atleti stessi dell'Est europeo a declinare personalmente l'invito di Turner. Tuttavia, i Goodwill Games resistono e continuano ad essere una manifestazione sportiva di grande rilievo: vengono trasmessi in 81 paesi, oltre 1.100 giornalisti sono inviati a Seattle.