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giovedì 12 luglio 2018

Cosa ci ha lasciato Francia 98



Le coppiette che si sbaciucchiavano e si giuravano amore eterno sulle struggenti note di “My heart will go on”, meglio se accompagnate da un ballo lento. I pomeriggi interminabili a consumare i videogiochi di calcio con “Song 2” dei Blur e “Tubthumping” dei Chumbawamba in sottofondo - tanto avete già capito dove voglio andare a parare. Le ragazzine che si strappavano i capelli per Nick Carter dei Backstreet Boys. Il brit pop ormai sdoganato a tutti gli effetti, le All Saints e le B*Witched che provano a scalzare le Spice Girls. Le calde, per non dire afose, sere d’estate con l’immancabile gelato in mano ma non il cellulare, ché all’epoca non era ancora un bene di consumo di massa.

Eh no, caro Platini: la storia del “piccolo imbroglio” nei sorteggi del Mondiale del 1998 non può cancellare i ricordi di noi trenta-e-qualcosa-enni che all’epoca eravamo degli ingenui adolescenti sognatori. E soprattutto, così a posteriori, non può rientrare nel lascito di un torneo che è stato la perfetta transizione dal calcio degli anni Novanta a quello “moderno” dai più vituperato -  ma che, cari seguaci della nostalgia, è germogliato proprio nel periodo storico che tanto rimpiangete.

venerdì 18 novembre 2016

The Only Game in Town: sport a Las Vegas



Guardo un'intervista ad Andriy Shevchenko realizzata da Sky per la serie "I signori del calcio": l'ex centravanti del Milan siede in una stanza piuttosto soleggiata. Dietro la vetrata, alle sue spalle, s'intravedono senza eccessivi sforzi alcuni grattacieli: 'Sarà una metropoli americana', immagino. Le telecamere mostrano lo stesso Shevchenko intento a istruire alcuni bambini all'interno di uno stadio. Mistero dipanato: siamo a Las Vegas. 

Ecco, mi sorge un dubbio: ma lì esistono squadre professionistiche che partecipa ai campionati americani? Ci penso su: mentalmente scorro l'elenco delle franchigie del baseball, della pallacanestro, del football americano. Persino del calcio e dell'hockey su ghiaccio. Macché, nulla. I miei sospetti avevano un fondo di verità: Las Vegas è l'unica grande città degli Stati Uniti - è al trentesimo posto per numero di abitanti - a non essere rappresentata in nessuna delle major league americane. 

Anzi no: poche settimane dopo ecco l'annuncio che dalla stagione 2017-2018 la "città del peccato" avrà una propria squadra nella NHL, il principale campionato di hockey su ghiaccio. Il nome - la scelta dovrebbe ricadere su Desert Knights, Silver Knights o Golden Knights - sarà rivelato il prossimo 22 novembre. Quale miglior occasione per indagare sul rapporto tra il paradiso delle slot machine e lo sport professionistico...