Dopo "Squadra paesana" e "Tre momenti", oggi è la volta di "Tredicesima partita", terzo capitolo delle "Cinque poesie sul gioco del calcio" che Umberto Saba ha dedicato al pallone ed alla Triestina.
Questo componimento nasce da un aneddoto: a leggerlo oggi vien quasi naturale sorridere, circondato com'è da un alone di romanticismo e di nostalgia. Pare, infatti, che Saba andò a Padova ad assistere ad una partita di calcio assieme alla figlia: i tifosi euganei capiscono che i due, pur non parlando il dialetto locale, stanno facendo il tifo per la squadra veneta.
E così, in segno di riconoscimento, regalano un mazzetto di fiori alla figlia di Saba: lo stesso poeta, quasi a volersi sdebitare, avrebbe dunque dedicato questa terza poesia proprio a loro.
Saba narra di una partita che si sta giocando all'imbrunire e questa immagine non ha fatto che riportarmi alla mente i tempi in cui, da bambino, andavo a giocare a pallone con i compagni di scuola tra gli alberi della pineta, ai campetti al "pattinaggio" oppure sulla strada asfaltata, con sfide infinite che si protraevano sino a quando "non faceva buio".
In seconda battuta, è poi presente un forte sentimento di condivisione che unisce tutti gli spettatori ("Piaceva essere così pochi intirizziti uniti"), al quale Saba pone particolare enfasi isolando non a caso la parola "uniti", posta, anche qui non a caso, alla tredicesima riga.
