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mercoledì 23 maggio 2018
Calcio e poesia: Günter Grass
Pochi mesi fa, volendo scrivere un pezzo sul rapporto tra il compositore sovietico Dmitrij Šostaković e il calcio, mi sono imbattuto in un interessante articolo che cita varie opere che scrittori, pittori e poeti russi hanno dedicato in quegli anni al pallone. Dopo un po', rimuginandoci, mi si è accesa la lampadina: perché non scriverne qui, sul mio blog?
E così ho deciso di riportare, in italiano e nella rispettiva lingua d'origine, alcune poesie che hanno per tema il calcio e che sono state composte da grandissimi nomi. E oggi voglio partire addirittura da un Nobel per la letteratura: Günter Grass. Dopo tutto, la Germania è o non è campione del mondo in carica?
lunedì 17 aprile 2017
Calcio e letteratura: Gabriel García Márquez
Il 17 aprile di tre anni fa ci lasciava Gabriel García Márquez, uno dei più amati e apprezzati scrittori del Novecento tanto da vincere il premio Nobel per la letteratura nel 1982. Di lui ho letto quello che è universalmente riconosciuto come il suo capolavoro - "Cent'anni di solitudine" - e su questo blog l'avevo ricordato pochi anni fa a proposito di una cruciale partita di calcio giocata dalla sua Colombia contro l'Argentina per le qualificazioni al Mondiale di USA 94.
Ebbene, all'indomani della sua scomparsa il quotidiano El Tiempo di Bogotá ha pubblicato il suo racconto breve "El juramento" ("Il giuramento") nel quale 'Gabo' descrive il suo amore per il calcio. Fu scritto nel 1950, quando scriveva per il quotidiano El Heraldo di Barranquilla, e parla della squadra locale, lo Junior.
Di seguito potete leggere la traduzione - la fonte è il blog 'Mondo calcio'.
lunedì 25 luglio 2011
Il trionfo del "Fútbol criollo"
| Photo futbolcallejero.blogspot.com |
Ormai è una di quelle associazioni di idee che nascono da sole, senza arrovellarsi troppo il cervello: Uruguay, calcio, Eduardo Galeano. Adoro gli articoli che lo scrittore sudamericano ha dedicato a quello sport che lui stesso definisce "la vera religione in un paese ateo" come quello natìo. Adoro il fatto che lui, intellettuale, non abbia snobbato il calcio bensì lo abbia esaltato. Galeano stesso, va detto, non ha esitato ad evidenziare gli aspetti negativi, i precipizi in cui è rotolato il pallone, sul quale un numero purtroppo crescente di squali e avvoltoi lucra.
Proprio per questo, però, non si possono non apprezzare i suoi scritti che evocano gli anni pionieristici del fútbol, quello giocato a piedi nudi o con gli scarpini consumati nelle strade, quello giocato in luoghi dove le linee del campo e le porte vengono tracciati con sassi e mucchi di stracci o, meglio ancora, con la fantasia. L'Uruguay, la sua Uruguay ha appena vinto la Copa América, il più importante trofeo di calcio nel continente latinoamericano: lo ha alzato per la quindicesima volta verso il cielo, che ieri a Buenos Aires era bellissimo. Era celeste, come il colore della maglia indossata dalla nazionale allenata da Tabárez.
Chissà se, adesso, Galeano farà scorrere qualche rivolo d'inchiostro per esaltare le figure di Luis Suárez, Diego Forlán, Diego Lugano e Sebastián "El loco" Abreu, dopo averlo già fatto per Obdulio Varela, Isabelino Gradín, Héctor Scarone, José Leandro Andrade e José Piendibene, l'attaccante che non esultava mai quando segnava per non mancare di rispetto agli avversari.
Intanto godiamoci questo scritto che racconta la nascita del fútbol criollo, il "calcio creolo", in Argentina ed in Uruguay. E che sottolinea la trasformazione sociale del calcio stesso, da passatempo per pochi eletti a gioco che unisce etnie e popoli. E allora, viva la Celeste. Viva le partite in cui scende in campo, le sfide durante le quali "si ferma il respiro del Paese, tacciono i politici, i cantori e i ciarlatani da fiera, gli amanti frenano i loro amori e le mosche interrompono il volo".
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lunedì 13 settembre 2010
Calcio e poesia: "Fanciulli allo stadio"
"Fanciulli allo stadio" è il quarto capitolo delle "Cinque poesie sul gioco del calcio" che il poeta triestino Umberto Saba ha dedicato allo sport più amato dagli italiani.
Il componimento gioca su un contrasto: da una parte vi sono i calciatori che Saba guarda con disprezzo ("i superbi") poiché non si curano minimamente della presenza di alcuni fanciulli (gli "acerbi") che danno, appunto, il titolo alla poesia; dall'altra vi sono i fanciulli stessi, che rievocano a Saba gli anni dell'infanzia (i "miei giorni imberbi").
domenica 12 settembre 2010
Calcio e poesia: "Tredicesima partita"
Dopo "Squadra paesana" e "Tre momenti", oggi è la volta di "Tredicesima partita", terzo capitolo delle "Cinque poesie sul gioco del calcio" che Umberto Saba ha dedicato al pallone ed alla Triestina.
Questo componimento nasce da un aneddoto: a leggerlo oggi vien quasi naturale sorridere, circondato com'è da un alone di romanticismo e di nostalgia. Pare, infatti, che Saba andò a Padova ad assistere ad una partita di calcio assieme alla figlia: i tifosi euganei capiscono che i due, pur non parlando il dialetto locale, stanno facendo il tifo per la squadra veneta.
E così, in segno di riconoscimento, regalano un mazzetto di fiori alla figlia di Saba: lo stesso poeta, quasi a volersi sdebitare, avrebbe dunque dedicato questa terza poesia proprio a loro.
Saba narra di una partita che si sta giocando all'imbrunire e questa immagine non ha fatto che riportarmi alla mente i tempi in cui, da bambino, andavo a giocare a pallone con i compagni di scuola tra gli alberi della pineta, ai campetti al "pattinaggio" oppure sulla strada asfaltata, con sfide infinite che si protraevano sino a quando "non faceva buio".
In seconda battuta, è poi presente un forte sentimento di condivisione che unisce tutti gli spettatori ("Piaceva essere così pochi intirizziti uniti"), al quale Saba pone particolare enfasi isolando non a caso la parola "uniti", posta, anche qui non a caso, alla tredicesima riga.
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sabato 11 settembre 2010
Calcio e poesia: "Tre momenti"
Secondo appuntamento con le "Cinque poesie sul gioco del calcio" scritte da Umberto Saba: oggi vi propongo "Tre momenti".
Come recita il titolo, qui il poeta triestino racconta un trittico di precise, e facilmente riconoscibili, situazioni che si presentano all'interno di una partita di calcio: l'ingresso in campo dei giocatori; la strana condizione del portiere, che può rilassarsi quando i compagni giostrano in attacco ma deve stare all'erta non appena gli avversari si avvicinano alla sua area; la gioia, tanto effimera quanto intensa, dei tifosi in festa per una rete segnata o per la vittoria della squadra del cuore.
Particolarmente dense di significato sono le ultime due righe: mi pare di ricordare che poco tempo fa i tifosi della Triestina le scrissero su un lungo striscione fatto srotolare sugli spalti dello stadio "Nereo Rocco". Un doveroso omaggio a colui che, probabilmente, è stato il più famoso tra i sostenitori dell'undici alabardato.
venerdì 10 settembre 2010
Calcio e poesia: "Squadra paesana"
In questo componimento che apre la serie delle "Cinque poesie sul gioco del calcio", Umberto Saba sembra guardare con un pizzico di invidia ai giocatori giovani e spensierati ("Le angosce [...] sono da voi sì lontane") e, soprattutto, non dissimula il proprio senso di appartenenza alla massa di tifosi ("Anch'io tra i molti vi saluto...").
In particolare, crea uno scarto tra l'io narrante e l'io partecipante, con il poeta che sembra un'entità distaccata dalla folla che si emoziona per le gesta dei giocatori ("...dagli altri diversamente - ugualmente commosso").
Il calcio, insomma, è (anche) poesia.
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domenica 2 maggio 2010
Calcio e politica: le tre giornate rosse di Viareggio
Oggi racconto lo storico derby tra Viareggio e Lucchese del 2 maggio 1920, quello in cui perse la vita il guardalinee Augusto Morganti e da cui scaturì una sollevazione popolare nota come le "tre giornate rosse di Viareggio": fu il primo morto in Italia per una partita di calcio.

L'articolo che leggerete qua sotto non è farina del mio sacco, ma porta la (prestigiosa) firma di Mario Tobino, noto scrittore e psichiatra viareggino scomparso nel 1991. Il resoconto di Viareggio-Lucchese è tratto dal suo libro "Sulla spiaggia e di là dal molo".

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mercoledì 26 agosto 2009
"Lo spirito sportivo" di George Orwell
Chissà, forse direte che sono un sognatore, tanto per citare John Lennon. Però non credo di essere l'unico, sempre per citare John Lennon. Sono fortemente convinto del fatto che lo sport possa contribuire ad abbattere certe barriere (culturali, ideologiche, linguistiche, religiose) tra le nazioni, specialmente laddove non scorre buon sangue tra loro.
D'altro canto, però, non sono mancati episodi che sembrerebbero avvalorare la tesi opposta, e cioè che lo sport sia motivo di contrasto, di ostilità, anziché di unione. Tra i sostenitori di questa tesi c'è anche un nome illustre: George Orwell, autore di romanzi che hanno fatto la storia della letteratura come "La fattoria degli animali" e "1984". Lo scrittore inglese, in particolare, osservava come lo sport moderno fosse uno dei tanti prodotti delle cause che avevano portato alla nascita del nazionalismo: in sostanza, sostenne Orwell, molte manifestazioni sportive scatenano la violenza tra gruppi opposti, come ad esempio le tifoserie.
Tutte queste considerazioni appaiono in un saggio intitolato "The Sporting Spirit", pubblicato il 14 dicembre 1945 su Tribune, settimanale inglese di orientamento socialdemocratico. Per quanto io ami Orwell e i suoi due capolavori sopraccitati, non sono così pessimista come lui. Forse nelle sue parole riecheggia l'asprezza degli anni del nazionalismo, dei nazionalismi, che hanno prodotto una serie di dittature oramai tristemente note a tutti. O forse ha fatto l'ennesima profezia...
D'altro canto, però, non sono mancati episodi che sembrerebbero avvalorare la tesi opposta, e cioè che lo sport sia motivo di contrasto, di ostilità, anziché di unione. Tra i sostenitori di questa tesi c'è anche un nome illustre: George Orwell, autore di romanzi che hanno fatto la storia della letteratura come "La fattoria degli animali" e "1984". Lo scrittore inglese, in particolare, osservava come lo sport moderno fosse uno dei tanti prodotti delle cause che avevano portato alla nascita del nazionalismo: in sostanza, sostenne Orwell, molte manifestazioni sportive scatenano la violenza tra gruppi opposti, come ad esempio le tifoserie.
Tutte queste considerazioni appaiono in un saggio intitolato "The Sporting Spirit", pubblicato il 14 dicembre 1945 su Tribune, settimanale inglese di orientamento socialdemocratico. Per quanto io ami Orwell e i suoi due capolavori sopraccitati, non sono così pessimista come lui. Forse nelle sue parole riecheggia l'asprezza degli anni del nazionalismo, dei nazionalismi, che hanno prodotto una serie di dittature oramai tristemente note a tutti. O forse ha fatto l'ennesima profezia...
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