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sabato 12 maggio 2012

Clericus Cup, cuando el fútbol entra en la iglesia


clericalwhispers.blogspot.com
Versione italiana - English version

De acuerdo a una creencia común, el fútbol es como la religión. De hecho, es una religión. Los fanáticos están entregados totalmente a su equipo favorito, se saben de memoria los nombres del once titular como si fueran los Diez Mandamientos. Además, las gradas del estadio son como los bancos de la iglesia: cada fin de semana hay gente que se sinta ahí, alguien para ver un partido de fútbol, otra para seguir la misa.

giovedì 29 marzo 2012

Bienvenidos al norte


Photo: 123rf.com
Desde un punto de vista puramente táctico, podría ser un once titular muy respetable, aunque exageradamente devoto al ataque: cuatro defensas, dos medios protegiendo la retaguardia de la retaguardia y cuatro delanteros puros por arriba.

Para ser justos faltaría sólo el guardameta, pero la verdad es que su ausencia no importa en un equipo que ejemplifica los caracteres típicos del fútbol sudamericano: fantasía, genio y talento.

Aquello que, en el terreno de juego, sería muy difícil de alinear, es un once titular muy especial - futbolistas colombianos que entre diciembre y febrero abandonaron a su país para jugar en la Major League Soccer, la principal liga de los Estados Unidos.

lunedì 25 luglio 2011

Il trionfo del "Fútbol criollo"



Photo futbolcallejero.blogspot.com

Ormai è una di quelle associazioni di idee che nascono da sole, senza arrovellarsi troppo il cervello: Uruguay, calcio, Eduardo Galeano. Adoro gli articoli che lo scrittore sudamericano ha dedicato a quello sport che lui stesso definisce "la vera religione in un paese ateo" come quello natìo. Adoro il fatto che lui, intellettuale, non abbia snobbato il calcio bensì lo abbia esaltato. Galeano stesso, va detto, non ha esitato ad evidenziare gli aspetti negativi, i precipizi in cui è rotolato il pallone, sul quale un numero purtroppo crescente di squali e avvoltoi lucra.


Proprio per questo, però, non si possono non apprezzare i suoi scritti che evocano gli anni pionieristici del fútbol, quello giocato a piedi nudi o con gli scarpini consumati nelle strade, quello giocato in luoghi dove le linee del campo e le porte vengono tracciati con sassi e mucchi di stracci o, meglio ancora, con la fantasia. L'Uruguay, la sua Uruguay ha appena vinto la Copa América, il più importante trofeo di calcio nel continente latinoamericano: lo ha alzato per la quindicesima volta verso il cielo, che ieri a Buenos Aires era bellissimo. Era celeste, come il colore della maglia indossata dalla nazionale allenata da Tabárez. 


Chissà se, adesso, Galeano farà scorrere qualche rivolo d'inchiostro per esaltare le figure di Luis Suárez, Diego Forlán, Diego Lugano e Sebastián "El loco" Abreu, dopo averlo già fatto per Obdulio Varela, Isabelino Gradín, Héctor Scarone, José Leandro Andrade e José Piendibene, l'attaccante che non esultava mai quando segnava per non mancare di rispetto agli avversari. 

Intanto godiamoci questo scritto che racconta la nascita del fútbol criollo, il "calcio creolo", in Argentina ed in Uruguay. E che sottolinea la trasformazione sociale del calcio stesso, da passatempo per pochi eletti a gioco che unisce etnie e popoli. E allora, viva la Celeste. Viva le partite in cui scende in campo, le sfide durante le quali "si ferma il respiro del Paese, tacciono i politici, i cantori e i ciarlatani da fiera, gli amanti frenano i loro amori e le mosche interrompono il volo".