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venerdì 22 giugno 2018

Storie mondiali: la maglia della Mano de Dios


La rivincita sul campo di calcio tra argentini e inglesi dopo la guerra delle isole Falkland – o, se preferite, Malvinas. La mano de Dios propiziata da un colpo di genio (secondo gli ammiratori di Diego Armando Maradona) o da una furbata tipica del personaggio (a detta, invece, dei detrattori). Il gol più bello mai ammirato in uno stadio – e qui siamo tutti d’accordo. 

Argentina-Inghilterra, quarto di finale dei Mondiali messicani del 1986, è passata ai posteri per i motivi sopra elencati. 

Eppure c’è una bizzarra storia ai più sconosciuta legata alla partita che consacrò Maradona in tutte le sue sfaccettature – quella della maglia azzurra indossata proprio dallo scugnizzo argentino e dai suoi compagni di squadra.

mercoledì 3 agosto 2016

Dove osano le aquile



Walter Winterbottom, commissario tecnico della nazionale inglese di calcio negli anni Settanta, sentenziò una volta che in un futuro non troppo remoto un Paese africano avrebbe vinto i Mondiali. 

Quella profezia, però, non si è ancora avverata. O meglio: solo in parte. Perché è successo che la Nigeria e il Camerun abbiano conquistato la medaglia d'oro ai Giochi olimpici, sorta di Mondiale in miniatura. E proprio quella dei nigeriani, che seppero tenere testa e sconfiggere avversari ben più blasonati, fu un'impresa senza eguali.

lunedì 5 settembre 2011

La Colombia e il complesso di Edipo


Photo: Futbolred.com

Una volta mi hanno detto che in questo secolo ci sono stati tre soli grandi avvenimenti, in Colombia: lo scoppio de La Violencia nel 1948, la pubblicazione di 'Cent'anni di solitudine' nel 1967 e la sconfitta per 5-0 dell'Argentina per mano della nazionale colombiana nel 1993.
E sapete qual è la cosa peggiore? Che è tutto vero."
 (Gabriel García Márquez)
Dici Argentina e Colombia e in un baleno la mente viaggia da sola, approdando a due mondi profondamente differenti. Da una parte trovi l'estremità meridionale di quello straordinario universo di colori, popoli, sapori e odori che è l'America Latina, sul versante opposto sorge quella che del continente è la porta principale, un lembo di terra aggrappato a Panamá, all'altra America.

Argentina-Colombia è una partita da mille scenari che non si riducono al campo di calcio: Argentina-Colombia "..es como decir el país de García Márquez y el país de Borges, la cumbia y el tango, el café y el bife de lomo, Valderrama y Maradona, el Batigol y El Tren, el calor y el frío, el Pacífico y el Atlántico..."

lunedì 25 luglio 2011

Il trionfo del "Fútbol criollo"



Photo futbolcallejero.blogspot.com

Ormai è una di quelle associazioni di idee che nascono da sole, senza arrovellarsi troppo il cervello: Uruguay, calcio, Eduardo Galeano. Adoro gli articoli che lo scrittore sudamericano ha dedicato a quello sport che lui stesso definisce "la vera religione in un paese ateo" come quello natìo. Adoro il fatto che lui, intellettuale, non abbia snobbato il calcio bensì lo abbia esaltato. Galeano stesso, va detto, non ha esitato ad evidenziare gli aspetti negativi, i precipizi in cui è rotolato il pallone, sul quale un numero purtroppo crescente di squali e avvoltoi lucra.


Proprio per questo, però, non si possono non apprezzare i suoi scritti che evocano gli anni pionieristici del fútbol, quello giocato a piedi nudi o con gli scarpini consumati nelle strade, quello giocato in luoghi dove le linee del campo e le porte vengono tracciati con sassi e mucchi di stracci o, meglio ancora, con la fantasia. L'Uruguay, la sua Uruguay ha appena vinto la Copa América, il più importante trofeo di calcio nel continente latinoamericano: lo ha alzato per la quindicesima volta verso il cielo, che ieri a Buenos Aires era bellissimo. Era celeste, come il colore della maglia indossata dalla nazionale allenata da Tabárez. 


Chissà se, adesso, Galeano farà scorrere qualche rivolo d'inchiostro per esaltare le figure di Luis Suárez, Diego Forlán, Diego Lugano e Sebastián "El loco" Abreu, dopo averlo già fatto per Obdulio Varela, Isabelino Gradín, Héctor Scarone, José Leandro Andrade e José Piendibene, l'attaccante che non esultava mai quando segnava per non mancare di rispetto agli avversari. 

Intanto godiamoci questo scritto che racconta la nascita del fútbol criollo, il "calcio creolo", in Argentina ed in Uruguay. E che sottolinea la trasformazione sociale del calcio stesso, da passatempo per pochi eletti a gioco che unisce etnie e popoli. E allora, viva la Celeste. Viva le partite in cui scende in campo, le sfide durante le quali "si ferma il respiro del Paese, tacciono i politici, i cantori e i ciarlatani da fiera, gli amanti frenano i loro amori e le mosche interrompono il volo".

venerdì 11 giugno 2010

Argentina 78: vincere per occultare


Sentivate la mancanza del calcio, dopo la fine dei campionati e delle coppe europee? Tranquilli, da oggi la vostra fame verrà ampiamente saziata: in Sud Africa iniziano i Mondiali, i primi che si giocano nel Continente Nero.

Come sempre, tra le nazionali favorite figura l'Argentina, allenata da Diego Armando Maradona, che il Mondiale lo vinse da giocatore nel 1986. Il primo titolo dei sudamericani risale al 1978 e quel trionfo è uno dei tanti esempi dei molteplici intrecci tra sport e potere: la vittoria della nazionale argentina divenne il velo di Maya di schopenaueriana memoria per nascondere le malefatte della dittatura militare che all'epoca regnava nel paese.

Ripropongo oggi questa storia, esattamente come feci quattro anni fa in un altro mio blog, nel frattempo smantellato. Lo faccio sia perché la storia merita di essere raccontata anche qui, sia perché quattro anni fa fu l'Italia a laurearsi campione del mondo.

E allora, con la speranza che questo articolo - nel frattempo sottoposto a qualche piccola modifica - possa nuovamente portare fortuna agli azzurri, faccio a tutti i miei lettori l'augurio di un buon Mondiale.