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sabato 25 luglio 2015

One love: Bob Marley e il calcio


"Se non fossi diventato un cantante sarei stato un calciatore.. o un rivoluzionario. Il calcio significa libertà, creatività. Significa dare libero corso alla propria ispirazione"
(Bob Marley)

Per chi, come me, è nato negli anni Ottanta e cresciuto nel decennio successivo, tra i ricordi legati ai Mondiali in Francia del 1998 che riaffiorano alla mente c'è sicuramente la storica partecipazione della Giamaica, rimasta finora confinata a quell'edizione. 

I Reggae Boyz furono eliminati già al primo turno ma, almeno, conobbero la gioia del primo successo battendo il Giappone. Era la Giamaica delle treccine di Teddy Whithmore, del "Ronaldo dei Caraibi" Deon Burton, del portiere che aveva disegnate foglie di marijuana sulle maniche della maglia. 

 E siccome domani la nazionale caraibica contenderà al Messico la Gold Cup - chi l'avrebbe mai detto che avrebbero sbattuto fuori gli strafavoriti americani? - oggi celebro il legame tra il calcio e uno dei giamaicani, se non il giamaicano, più celebri e celebrati in tutto il mondo: Bob Marley.


venerdì 28 marzo 2014

"Odio eterno al fútbol moderno"


Non so perché, ma negli ultimi giorni mi è tornata in mente un'esilarante canzone dedicata al calcio. O meglio, al calcio che fu. Al calcio, letteralmente, "dell'era pre-metrosexual". Il brano ha il poco equivocabile titolo di "¡Odio eterno al fútbol moderno!" (mica c'è bisogno di farvi la traduzione...) e porta la firma di F.R.A.C., la Fundación de Raperos Atípicos de Cádiz.

Inutile starvi a spiegare perché adoro questa canzone: è orecchiabile grazie al gioco di rime baciate, ha un ritmo incalzante e, soprattutto, traccia uno spaccato del calcio spagnolo e internazionale degli anni Ottanta e Novanta. 

Non manca praticamente nulla, dal Burgos che giocava nella massima serie - ricordo che era tra le squadre selezionabili a un videogioco per la vecchia, gloriosa Amiga 1200 intitolato "Reteee" - al memorabile gol di Nayim nella finale di Coppa delle Coppe 1994-95 tra Arsenal e Saragozza, dai mitici giocatori dello stesso undici aragonese alla "faccia da yogurt" di Morientes, dall'Alavés in finale di Coppa UEFA a nomi indimenticabili quali Mostovoi, Nikiforov e Kiko. 

Emblematica la strofa "Comprati un Etrusco, dimenticati del Jabulani". Ovvero: meglio Italia 90 dei Mondiali del 2010 in Sudafrica.