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mercoledì 2 agosto 2017

Neymar, i segreti di un uomo pagato 222 milioni


I brasiliani lo adorano: il suo repertorio di assoli, quasi mai autoreferenziali, rimangono uno dei pochi barlumi di futebol bailado in una nazionale che ormai ha nel suo corredo i geni del calcio europeo. I tifosi avversari gli rinfacciano il look tra tamarro e cafonal con ciuffi sbarazzini e diamanti sui lobi, o le cadute accentuate nei contrasti.

Neymar è uno dei tanti fuoriclasse che divide la platea del grande show globale del calcio. Solo che s'appresta lui a divenire il più pagato di sempre: 222 milioni di euro. Follia, anche se da tempo il pallone s'è piegato alle logiche del turbocapitalismo. Ma - è il quesito con cui ci stiamo lambiccando il cervello da giorni - li vale davvero?

sabato 18 febbraio 2017

mercoledì 3 agosto 2016

Dove osano le aquile



Walter Winterbottom, commissario tecnico della nazionale inglese di calcio negli anni Settanta, sentenziò una volta che in un futuro non troppo remoto un Paese africano avrebbe vinto i Mondiali. 

Quella profezia, però, non si è ancora avverata. O meglio: solo in parte. Perché è successo che la Nigeria e il Camerun abbiano conquistato la medaglia d'oro ai Giochi olimpici, sorta di Mondiale in miniatura. E proprio quella dei nigeriani, che seppero tenere testa e sconfiggere avversari ben più blasonati, fu un'impresa senza eguali.

lunedì 1 agosto 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: il Brasile ai Giochi del 1932



L’Ungheria sta alla pallanuoto come il Brasile sta al calcio. Un’equazione che nessuno oserebbe mai tentare di confutare dando una sbirciata ai trofei vinti e, in particolare, ai titoli olimpici dei magiari (nove) e a quelli mondiali dei sudamericani (cinque). E se provassimo a invertire gli sport? Gli ungheresi conobbero il loro momento di gloria negli anni Cinquanta con la leggendaria Aranycsapat di Puskás, Kocsis, Czibor e Hidegkuti. Il Brasile, invece, nella pallanuoto è sempre rimasto intrappolato in una sorta di limbo: troppo forte rispetto alle altre nazionali dell’America Latina, troppo debole per insidiare le corazzate europee. Soprattutto, detiene un poco invidiabile primato: a tutt’oggi è l’unica squadra ad essere stata squalificata dal torneo olimpico di pallanuoto.

mercoledì 27 luglio 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: João Havelange



Nel Brasile che partecipa, senza lasciare granché traccia, al torneo di pallanuoto dei Giochi olimpici del 1952 a Helsinki c’è un aitante trentaseienne con i capelli chiari e lo sguardo glaciale. Detta così, parrebbe uno scandinavo piuttosto che un sudamericano. E in effetti al nome tipicamente brasiliano (João) contrappone un cognome di origine europea, belga per la precisione: Havelange. Un curioso binomio che diventerà famoso, soprattutto quando la carriera da atleta sfocerà in quella dirigenziale.

sabato 25 luglio 2015

One love: Bob Marley e il calcio


"Se non fossi diventato un cantante sarei stato un calciatore.. o un rivoluzionario. Il calcio significa libertà, creatività. Significa dare libero corso alla propria ispirazione"
(Bob Marley)

Per chi, come me, è nato negli anni Ottanta e cresciuto nel decennio successivo, tra i ricordi legati ai Mondiali in Francia del 1998 che riaffiorano alla mente c'è sicuramente la storica partecipazione della Giamaica, rimasta finora confinata a quell'edizione. 

I Reggae Boyz furono eliminati già al primo turno ma, almeno, conobbero la gioia del primo successo battendo il Giappone. Era la Giamaica delle treccine di Teddy Whithmore, del "Ronaldo dei Caraibi" Deon Burton, del portiere che aveva disegnate foglie di marijuana sulle maniche della maglia. 

 E siccome domani la nazionale caraibica contenderà al Messico la Gold Cup - chi l'avrebbe mai detto che avrebbero sbattuto fuori gli strafavoriti americani? - oggi celebro il legame tra il calcio e uno dei giamaicani, se non il giamaicano, più celebri e celebrati in tutto il mondo: Bob Marley.


mercoledì 8 luglio 2015

1995-2015: venti anni di Mondiali di beach soccer


Foto Pinterest.com
Se dovessimo associare la parola "calcio" a una nazione, la relazione - detta in termini matematici - non sarebbe univoca: varrebbe la pena di enumerare Italia, Brasile, Germania, Argentina, Inghilterra, Olanda, Spagna e tanti altri. Ma se parliamo di calcio in spiaggia - o, meglio ancora, di "beach soccer" - allora non ci sono dubbi: la mente corre subito al Brasile. 

E non solo per le ormai inflazionate foto di ragazzini e adulti che si sfilano il pallone sui lidi di Rio de Janeiro dalla sabbia candida come neve: esattamente venti anni fa la spiaggia di Copacabana ospitò i primi Mondiali di beach soccer. Una manifestazione che nel frattempo si è allargata, è cresciuta e ha ottenuto il benestare della FIFA. Una sfida che si rinnova da domani fino al 19 luglio a Praia de Baía a Espinho in Portogallo. E, per me personalmente, ci sono cinque buoni motivi per tifare Italia - la presenza dei miei cinque concittadini Dario (Ramacciotti), Gabriele (Gori), Matteo (Marrucci), Michele (Di Palma) e Simone (Marinai).

venerdì 1 novembre 2013

"Storie (stra)ordinarie di sport" allo Sport Blogger Fest di Roma




Per tutti gli appassionati di sport che non disdegnano "contaminazioni" politiche, economiche e sociali c'è una bella iniziativa da appuntare sull'agenda: si chiama "Sport Blogger Fest" e si terrà sabato 9 novembre a Roma, presso lo Scup in Via Nola nel quartiere di San Giovanni. E "Storie (stra)ordinarie di sport" ha accolto con entusiasmo l'invito: parteciperò anche io.

"Sport Blogger Fest" è l’occasione per riunire i blogger che guardano al fenomeno sportivo con un approccio critico, raccontando storie del passato e del presente, analizzando l’attualità, viaggiando per il mondo, suggerendo buone pratiche e impegnandosi direttamente per il cambiamento attraverso percorsi di attivismo sociale spesso legato ai Movimenti.

In vista dei Mondiali di calcio 2014 in Brasile l'appuntamento è allo Scup di Roma per fare il punto sulle criticità, le discriminazioni, ma anche le opportunità che presenta lo sport contemporaneo, sempre più inserito nelle contraddizioni e nelle potenzialità della società e delle nostre vite quotidiane.

La pagina Facebook di "Sport Blogger Fest"
L'evento su Facebook

martedì 31 luglio 2012

I sogni carioca di Sheffield tra judo e affari


Foto Simone Pierotti
I sogni di gloria del Brasile ai Giochi olimpici di Londra sembrano portare tutti lo stesso cognome - Menezes. Mano, l’allenatore della nazionale di calcio che mira alla medaglia d’oro, l’unico grande titolo ancora mancante nel palmares della Seleção, è il principale nome di grido. Poi c’è quello della ventiduenne judoka Sarah, due volte medaglia di bronzo ai Campionati mondiali, che assieme alle compagne di squadra Mayra Aguiar e Mariana e Rafaela Silva potrebbe scrivere una nuova pagina di storia per il suo paese natale alle prossime Olimpiadi.

sabato 7 gennaio 2012

Il Brasile snobba il Maracanã




Il profilo del Corcovado sullo sfondo, la mastodontica statua del Cristo Redentore che sovrasta qualsiasi grattacielo. E poi i malconci tram color canarino che si arrampicano sui vicoli, il degrado delle favelas e il formicolìo di turisti sugli arenili di Copacabana e Ipanema, dove un paio di anni fa è entrato in vigore il divieto di giocare a pallone. Eppure Rio de Janeiro rischia di essere apprezzata solamente tramite fotografie e cartoline, dalla nazionale brasiliana di calcio.

martedì 7 giugno 2011

Big in Japan - 3



(continua da - 2)

L'epopea delle aziende. C’è una parola che descrive alla perfezione l'intreccio tra sport e industria tipico di questi anni: kanri-yakyu, baseball gestionale.

Il suo teorico è Tetsuji Kawakami, alla guida dei Tōkyō Giants vincitori del titolo nazionale per ben nove anni consecutivi (1965-1973): le sue tecniche di allenamento e di gestione del gruppo sono le stesse del perfetto amministratore delegato di un’azienda.

Incarnando i valori chiave dei samurai come la gerarchia e l'obbedienza, il baseball rimane lo sport più popolare. Frattanto ha inizio una nuova vita per il calcio giapponese: il pallone smette di rotolare nei cortili di scuole ed università e finisce sulle scrivanie degli uffici.

lunedì 16 novembre 2009

Tipi da spiaggia



Una domanda: quanti di voi sanno dell'esistenza dei Mondiali di calcio in spiaggia, o meglio, di beach soccer? La manifestazione non è certo delle più longeve: quella che inizia oggi a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, è la quinta edizione che si svolge sotto l'egida della Fifa. Il meccanismo è identico a quello dell'assai più celebre Coppa del Mondo di calcio, con una comprensibile riduzione delle squadre partecipanti (l'esatta metà): in ogni continente si disputano i gironi di qualificazione. Tuttavia, esisteva già qualcosa di simile negli anni precedenti, pur senza il riconoscimento del massimo organo calcistico...



venerdì 26 giugno 2009

Coloni battono Madrepatria 1-0



Foto www.zimbio.com
Prima pagina sui principali quotidiani nazionali, persino sul "New York Times", da sempre restio a scrivere di quello sport per signorine chiamato soccer: la grande impresa della nazionale di Bob Bradley contro la Spagna nella semifinale della Confederations Cup sembra aver ricordato agli statunitensi che esiste anche il calcio, nel loro Paese. 

La storica testata della Grande Mela ha paragonato l'emozione suscitata dalla vittoria di Donovan e compagni sulla Spagna a quella provata per il trionfo degli Usa nello storico incontro di hockey su ghiaccio alle Olimpiadi invernali di Lake Placid: gli americani, capitanati da Mike Eruzione, sconfissero la favorita Urss con una squadra composta da giocatori universitari e dilettanti, dando vita al celebre "Miracolo sul ghiaccio".


Senza sconfinare dall'ambito calcistico, mi piacerebbe ricordare ai lettori di questo blog un'altra impresa storica, forse ancora più carica di significati...