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venerdì 22 dicembre 2017

Real Madrid-Barcellona su "Rivista Undici"



Un anno fa mi è toccato l'onore di scrivere di Barcellona-Real Madrid per il sito di Fox Sports Italia, l'emittente televisiva che trasmette le partite della Liga spagnola. A distanza di dodici mesi torno a parlare del Clásico e questa volta su Rivista Undici.

mercoledì 8 luglio 2015

1995-2015: venti anni di Mondiali di beach soccer


Foto Pinterest.com
Se dovessimo associare la parola "calcio" a una nazione, la relazione - detta in termini matematici - non sarebbe univoca: varrebbe la pena di enumerare Italia, Brasile, Germania, Argentina, Inghilterra, Olanda, Spagna e tanti altri. Ma se parliamo di calcio in spiaggia - o, meglio ancora, di "beach soccer" - allora non ci sono dubbi: la mente corre subito al Brasile. 

E non solo per le ormai inflazionate foto di ragazzini e adulti che si sfilano il pallone sui lidi di Rio de Janeiro dalla sabbia candida come neve: esattamente venti anni fa la spiaggia di Copacabana ospitò i primi Mondiali di beach soccer. Una manifestazione che nel frattempo si è allargata, è cresciuta e ha ottenuto il benestare della FIFA. Una sfida che si rinnova da domani fino al 19 luglio a Praia de Baía a Espinho in Portogallo. E, per me personalmente, ci sono cinque buoni motivi per tifare Italia - la presenza dei miei cinque concittadini Dario (Ramacciotti), Gabriele (Gori), Matteo (Marrucci), Michele (Di Palma) e Simone (Marinai).

venerdì 28 marzo 2014

"Odio eterno al fútbol moderno"


Non so perché, ma negli ultimi giorni mi è tornata in mente un'esilarante canzone dedicata al calcio. O meglio, al calcio che fu. Al calcio, letteralmente, "dell'era pre-metrosexual". Il brano ha il poco equivocabile titolo di "¡Odio eterno al fútbol moderno!" (mica c'è bisogno di farvi la traduzione...) e porta la firma di F.R.A.C., la Fundación de Raperos Atípicos de Cádiz.

Inutile starvi a spiegare perché adoro questa canzone: è orecchiabile grazie al gioco di rime baciate, ha un ritmo incalzante e, soprattutto, traccia uno spaccato del calcio spagnolo e internazionale degli anni Ottanta e Novanta. 

Non manca praticamente nulla, dal Burgos che giocava nella massima serie - ricordo che era tra le squadre selezionabili a un videogioco per la vecchia, gloriosa Amiga 1200 intitolato "Reteee" - al memorabile gol di Nayim nella finale di Coppa delle Coppe 1994-95 tra Arsenal e Saragozza, dai mitici giocatori dello stesso undici aragonese alla "faccia da yogurt" di Morientes, dall'Alavés in finale di Coppa UEFA a nomi indimenticabili quali Mostovoi, Nikiforov e Kiko. 

Emblematica la strofa "Comprati un Etrusco, dimenticati del Jabulani". Ovvero: meglio Italia 90 dei Mondiali del 2010 in Sudafrica.  


lunedì 9 agosto 2010

E l'Italia fece piangere il re



Nel suo (emozionante) libro intitolato "Todos mis hermanos", Manel Estiarte dedica il primo capitolo a quella che, senza ombra di dubbio, è stata finora la più emozionante finale di una competizione di pallanuoto: quella dei Giochi olimpici di Barcellona.

L'ex giocatore spagnolo, oggi insignito di un'importante carica all'interno del Barcellona, la definisce El partido perfecto, "la partita perfetta". Non era una partita qualsiasi, quella che andò in scena il 9 agosto del 1992 alla piscina Bernart Picornell proprio il giorno della chiusura della manifestazione.

Non poteva esserlo per Estiarte e per tutti i compagni di squadra catalani come lui: giocare di fronte al re Juan Carlos e al principe Felipe, ma soprattutto davanti ai loro padri, alle loro madri, a mogli, fidanzate e figli. Davanti alla loro gente. Un'occasione irripetibile.