lunedì 5 settembre 2011

Alé Calais, la Bargilli si dà al calcio


Parigi val bene una messa. In scena.Questione di pochi giorni e il Théâtre Mouffetard, dal 7 al 17 settembre, ospiterà otto rappresentazioni di «Alé Calais», pièce scritta dal giornalista Osvaldo Guerrieri e diretta da Emanuela Giordano. È un monologo che racconta la grande impresa del Calais, squadra della quarta divisione del calcio transalpino: undici anni fa scrisse una pagina memorabile della storia dello sport, arrivando ad un passo dalla conquista della Coppa di Francia.

La squadra allenata da Ladislas Lozano, spagnolo rifugiatosi oltre i Pirenei per sfuggire al franchismo, era composta da giocatori dilettanti: chi faceva il giardiniere, chi il magazziniere, chi l'imbianchino. Umili mestieranti che arrivarono alla finale di Coppa di Francia, a Parigi contro il Nantes, dopo aver eliminato squadre di vertice come Strasburgo e Bordeaux. Eroi all'improvviso che si videro sfilare di mano il trofeo all’ultimo minuto per un rigore dubbio.

domenica 7 agosto 2011

La Carta di Viareggio



«Buongiorno, avete una stanza libera? Dobbiamo riunirci, è importante».


È un’afosa giornata d'inizio agosto del 1926. Viareggio e la Versilia, da anni, sono la meta per antonomasia del turismo balneare. Qui si ritrovano, in cerca di quiete, illustri letterati, uomini di cultura, affermati artisti.

Qui, sotto il solleone, spendono il proprio tempo libero Gabriele D’Annunzio, Dina Galli, Thomas Mann, Ettore Petrolini. Il litorale viareggino si sta sottoponendo ad un’intensa operazione di maquillage: i grandi ombrelloni sono spuntati sull'arenile ed in pochi anni rileveranno le cosiddette “rotonde”, piccoli pontili in legno timidamente affacciati sul mare.

giovedì 4 agosto 2011

A volte ritornano



Per un calciatore in particolare è l'ultima battaglia da affrontare, è il crepuscolo di una carriera luminosa che, novanta minuti dopo, tramonterà definitivamente. Per la squadra schierata nell'altra metà del campo quell'ora e mezzo di fallacci e azioni corali annuncerà il sorgere del sole dopo essere stata circondata per oltre un quarto di secolo dalle tenebre. Ecco come una banalissima amichevole estiva diventa una partita della vita, della vita sportiva di un atleta che giunge a compimento e della seconda vita sportiva di una società che ricomincia.

lunedì 25 luglio 2011

Il trionfo del "Fútbol criollo"



Photo futbolcallejero.blogspot.com

Ormai è una di quelle associazioni di idee che nascono da sole, senza arrovellarsi troppo il cervello: Uruguay, calcio, Eduardo Galeano. Adoro gli articoli che lo scrittore sudamericano ha dedicato a quello sport che lui stesso definisce "la vera religione in un paese ateo" come quello natìo. Adoro il fatto che lui, intellettuale, non abbia snobbato il calcio bensì lo abbia esaltato. Galeano stesso, va detto, non ha esitato ad evidenziare gli aspetti negativi, i precipizi in cui è rotolato il pallone, sul quale un numero purtroppo crescente di squali e avvoltoi lucra.


Proprio per questo, però, non si possono non apprezzare i suoi scritti che evocano gli anni pionieristici del fútbol, quello giocato a piedi nudi o con gli scarpini consumati nelle strade, quello giocato in luoghi dove le linee del campo e le porte vengono tracciati con sassi e mucchi di stracci o, meglio ancora, con la fantasia. L'Uruguay, la sua Uruguay ha appena vinto la Copa América, il più importante trofeo di calcio nel continente latinoamericano: lo ha alzato per la quindicesima volta verso il cielo, che ieri a Buenos Aires era bellissimo. Era celeste, come il colore della maglia indossata dalla nazionale allenata da Tabárez. 


Chissà se, adesso, Galeano farà scorrere qualche rivolo d'inchiostro per esaltare le figure di Luis Suárez, Diego Forlán, Diego Lugano e Sebastián "El loco" Abreu, dopo averlo già fatto per Obdulio Varela, Isabelino Gradín, Héctor Scarone, José Leandro Andrade e José Piendibene, l'attaccante che non esultava mai quando segnava per non mancare di rispetto agli avversari. 

Intanto godiamoci questo scritto che racconta la nascita del fútbol criollo, il "calcio creolo", in Argentina ed in Uruguay. E che sottolinea la trasformazione sociale del calcio stesso, da passatempo per pochi eletti a gioco che unisce etnie e popoli. E allora, viva la Celeste. Viva le partite in cui scende in campo, le sfide durante le quali "si ferma il respiro del Paese, tacciono i politici, i cantori e i ciarlatani da fiera, gli amanti frenano i loro amori e le mosche interrompono il volo".

lunedì 4 luglio 2011

Serbia´s European Dream between Water Polo and Politics


Photo Simone Pierotti

 On one hand they conquered Europe in water polo, yet they seem to refuse Europe and its institutions. Sports and history are ironic as ever for Serbs. 2011 is definitely their year. It all began in late May, with the capture of Ratko Mladić, the Bosnian Serb war criminal accused of the Srebrenica massacre - 8,000 victims among Muslim civilians - in 1995. His arrest has always been considered a conditio sine qua non for Serbia’s accession to the European Union. But the reception of this supposed-to-be historical step is quite a controversial issue.

giovedì 30 giugno 2011

Pro Recco di Serbia



La notizia, inutile negarlo, avrebbe del clamoroso: la Pro Recco potrebbe partecipare alla prossima edizione della Jadranska Liga, il torneo di pallanuoto che comprende squadre croate, montenegrine e slovene. 


Il settebello ligure, infatti, è stato - seppur non ufficialmente - invitato ad entrare nella Lega Adriatica: lo ha confermato l’allenatore Pino Porzio, il quale ha anche strizzato l’occhio ad un’eventuale partecipazione della sua squadra a questa competizione. 


domenica 12 giugno 2011

Romanzo laziale - 1



La stagione calcistica è definitivamente tramontata. Adesso c'è l'estate. Giorni di calura, giorni di vacanze, giorni, per presidenti e direttori sportivi, dedicati a grandi trattative per impreziosire le loro squadre, i loro gioielli. Trattative oscurate, tuttavia, dall'eclissi dell'ennesimo scandalo pallonaro all'italiana, quello del calcioscommesse. Come già verificatosi in passato, l'anticamera dell'estate porta con sé un invito alle urne: oggi e domani gli italiani sono chiamati ad esprimere la propria volontà sulla presenza di centrali nucleari nello Stivale, sulla privatizzazione dell'acqua, sulla legittimità - perdonate il gioco di parole - del legittimo impedimento. Per qualcuno questo referendum, in caso di raggiungimento del quorum, potrebbe causare un altro movimento tellurico fatale per la stabilità del governo Berlusconi. Ebbene, oggi è il 12 giugno e, esattamente trentasei anni - e un mese - fa, un altro referendum cambiava le sorti del paese: era il 12 maggio 1974 e gli italiani votarono contro l'abrogazione della legge Gaslini-Fortuna sul divorzio. In quello stesso giorno, una squadra festeggiò la conquista del primo scudetto della sua storia: era la Lazio, per molti perfetto emblema, in ambito sportivo, dell'Italia di quegli anni. Gli anni di piombo.


giovedì 9 giugno 2011

Balcani caput Europae


Non che ve ne fosse un reale bisogno, ma la Final Four di Eurolega di pallanuoto a Roma ha confermato come lo sport sia una perfetta cassa di risonanza dei sentimenti nazionalisti che dominano nei Balcani.

Sgomberando poi il campo dalla politica e dalle analisi sociologiche, l'evento capitolino è stato l'ennesima riprova che quella regione dell'Est europeo merita l'appellativo di culla della pallanuoto: delle quattro finaliste una era serba - e ha vinto la coppa -, una croata e un'altra, infine, montenegrina. Al contempo la Pro Recco, la quarta partecipante, schierava tre soli italiani (di cui uno naturalizzato) a fronte di due serbi - Filipović e Nikić -, due montenegrini - Ivović e Zloković - ed un croato - Burić.