Visualizzazione post con etichetta URSS. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta URSS. Mostra tutti i post

martedì 29 maggio 2018

Calcio e poesia: Osip Mandel'štam / 1


Forse a noi italiani il Mondiale in Russia significherà ben poco, data la mancata qualificazione degli azzurri. E invece trovo stimolante che si giochino delle partite a Mosca, a San Pietroburgo o nell'exclave di Kaliningrad perché sono città che hanno segnato la storia del Novecento. E poi perché reputo la Russia una potenza mondiale in ambito culturale, artistico e musicale.

Per il secondo appuntamento con la "rubrica" sul rapporto tra calcio e poesia vi porto proprio nel Paese che ospiterà a breve i Mondiali. E lo faccio attraverso un letterato poco noto in Italia, o quantomeno dalla fama non paragonabile a quella di un Bulgakov, di un Dostoevskij, di un Tolstoj: si tratta di Osip Mandel'štam, "il più grande poeta russo del novecento". E se l'ha sentenziato un premio Nobel per la letteratura come Iosif Brodskij bisognerà pur crederci. 

giovedì 15 febbraio 2018

"Il calcio balletto delle masse": Dmitrij Šostakovič


A volte è incredibile come basti un impulso, anche il più banale e insignificante, a stimolare delle idee per un testo da scrivere. È andata più o meno così: due domeniche fa ero, assieme alla mia bimba Alice, ad assistere alla sfilata dei carri del Carnevale di Viareggio - e di quale altro, sennò? 

Ecco, a un certo punto ne passa uno di quelli che più mi piacciono: s'intitola "Papaveri rossi" ed è un'allegoria sugli orrori della guerra. I figuranti sono tutti travestiti da soldati ed eseguono varie coreografie, preparate nel corso di alcuni mesi, sulle note di una colonna sonora appositamente scelta. 

Sto fissando quest'insolita scenografia fatta da un campo di papaveri giganti in cartapesta quando dalle casse esce una musica a me nota: è il Valzer 2 di Dmitrij Šostakovič, utilizzato nei titoli di coda del film "Eyes wide shut". La sinfonia, tornata alle mie orecchie dopo tempo immemore, mi rimbomba nella testa nei giorni successivi fino a che mi riaffiora un ricordo che avevo rimosso: ma Šostakovič non andava matto per il calcio? Inizio a fare un po' di ricerche e, beh, eccomi qui...

"Ascoltare il calcio alla radio è come bere Stolichnaya importata"
(Dmitrij Šostakovič)

'Era un tifoso rabbioso. Si comportava come un bambino. Sussultava. Urlava. Gesticolava'. Una descrizione esemplare per mettere in parole l'irrazionalità tipica dello sportivo che, da sempre al fianco della squadra che gli fa palpitare il cuore, passa dall'euforia per la vittoria alla disperazione in caso di sconfitta. Eppure a mostrare quelle attitudini era un uomo all'apparenza insospettabile, un timido e introverso compositore, addirittura uno dei più apprezzati dell'intero Novecento: Dmitrij Šostakovič. Che ha amato il pallone quanto e forse più degli spartiti. Anzi: a detta della sua biografa Laurel Fay, "il calcio offrì a Šostakovič una via di fuga sia dalla musica che dalle preoccupazioni della vita quotidiana".

domenica 22 febbraio 2015

La Guerra fredda e il "Miracolo sul ghiaccio"


Ebbene sì: per una volta ho scritto anche io di sport invernali, io che non sono un amante della montagna, io che non ho mai messo ai piedi un paio di sci, io che al massimo sono scivolato sulla neve con un innocuo padellino. 

Oggi (ri)propongo un pezzo sulla celebre partita di hockey su ghiaccio tra Stati Uniti e Unione Sovietica dei Giochi olimpici invernali del 1980, passata alla storia come il "Miracle on ice". 

L'articolo è stato scritto per l'ebook collettivo "La Russia di Sochi 2014", pubblicato un anno fa assieme all'amico-collega Nicola Sbetti ed è stato citato su The Post Internazionale e su Neve Italia: spero naturalmente che sia anche di vostro gradimento.

mercoledì 18 aprile 2012

Nel nome di Spartaco


footnostalgie.free.fr

Eh sì. Da tanto tempo mi ero ripromesso di raccontare la fantastica storia dello Spartak Mosca. E finalmente ho trovato l'occasione. Oggi ricorrono esattamente 90 anni dalla prima partita ufficiale da quella che, già ai tempi dell'Unione Sovietica, era chiamata la "squadra del popolo".

domenica 6 dicembre 2009

Il bagno di sangue di Melbourne





"Sono in molti a non capire
che cosa è questa inondazione,
perché si è mosso l'ordine del mondo?
Un popolo ha urlato. Poi fu il silenzio.
Ma ora tanti stanno a chiedere:
di carne ed ossa chi ha fatto legge?
E lo chiedono molti, sempre di più,
perché non lo afferrano proprio
loro che l'hanno avuto in eredità,
ma allora tanto vale la Libertà?"

(Sándor Márai)


Una partita di pallanuoto valevole per il girone finale, quello che mette in palio le medaglie. Una nazionale che mai come questa volta avverte l'obbligo di vincere per i propri compatrioti. L'acqua clorosa della piscina che, improvvisamente, si tinge di un rosso violento. Il pubblico che sostiene a gran voce una sola rappresentativa, quella di un popolo a cui è stata appena inferta una ferita profonda, dolorosa. Melbourne, 3 dicembre 1956. Ungheria-Urss, semifinale del torneo di pallanuoto maschile dei Giochi olimpici, si gioca all'interno di questo scenario, con i magiari che ancora schiumano di rabbia per la maniera brutale con cui i sovietici hanno spento, poche settimane prima, il focolaio della rivoluzione a Budapest.

mercoledì 21 ottobre 2009

Goodwill Games, le Olimpiadi della distensione - 1


Non è stato semplicemente un confronto a distanza, peraltro mai sfociato nel conflitto bellico, tra due grandi paesi, tra due potenze economiche. Bensì tra due mondi, due grandi ideologie del Novecento, due sistemi economici contrapposti (capitalismo e statalismo). 

La guerra fredda tra Urss e Usa - citate in ordine rigorosamente alfabetico - ha segnato in maniera inesorabile la seconda metà del secolo scorso, almeno fino alla caduta del muro di Berlino ed al conseguente crollo del sistema sovietico, e si sviluppò anche in ambito militare, spaziale, tecnologico. 


Non solo: ogni volta che atleti delle due nazioni si affrontavano, la competizione trascendeva dal suo mero significato sportivo. Così è stato nell'atletica leggera, nelle discipline natatorie, nella pallacanestro, negli sport invernali. 



Eppure ci fu chi, ispirandosi ai suoi valori universali e alla sua funzione di unificatore delle nazioni, si adoperò per ridurre le distanze tra quei due mondi così vicini geograficamente, separati appena appena dallo stretto di Bering, eppure così lontani per cultura, ideologia, politica economica...


venerdì 11 settembre 2009

L'attaccante che non salutava Pinochet


http://footballjourney1.blogspot.com
Oggi è l'11 settembre e, com'era prevedibile, è piuttosto nutrita la schiera di coloro che ricordano - giustamente - l'ottavo anniversario degli attentati al World Trade Center di New York: 2974 persone hanno pagato con la loro pelle l'odio che gli Stati Uniti hanno seminato dopo anni ed anni di politiche estere all'insegna dell'imperialismo (a tal riguardo suggerisco la lettura di "Perché ci odiano?" del giornalista Paolo Barnard) e che, con l'attacco alle Torri Gemelle, si è ritorto contro loro stessi. 

Com'era altrettanto prevedibile, meno spazio è stato dedicato dai media ad un'altra triste ricorrenza: l'11 settembre del 1973 il generale Augusto Pinochet, con la compiacenza degli Stati Uniti, prendeva il potere in Cile con un golpe militare nel corso del quale morì il presidente della Repubblica, democraticamente eletto tre anni prima, Salvador Allende. 

Quel giorno i golpisti circondarono e sganciarono le bombe sulla Moneda, il palazzo presidenziale, con dei caccia Hawker Hunter fabbricati nel Regno Unito: si aprì in questo modo una delle pagine più tristi nella storia del Cile e del Sud America. Il coinvolgimento diretto degli Usa nell'operazione militare non è mai stato provato (qui trovate un interessante dossier al riguardo), tuttavia l'allora presidente Nixon e, soprattutto, il segretario di Stato Kissinger non nascosero la loro avversione al governo di Allende, una sorta di "incubo socialista". Nello stesso anno Kissinger venne insignito di un discutibile premio Nobel per la pace.

Anche io voglio ricordare, a modo mio, l'11 settembre "dimenticato". Con una storia che intreccia lo sport - il calcio, in questo caso - e la politica: è la storia di Carlos Humberto Caszely Garrido, per lungo tempo miglior marcatore nella storia della Nazionale cilena, e di un incontro per le qualificazioni ai Mondiali a dir poco surreale.