domenica 10 aprile 2016

Il colosso di Maroussi: Spyros Louīs


Avrei potuto titolare "Il maratoneta" questo mio pezzo dedicato a Spyros Louīs, il greco che vinse la maratona ai primi Giochi olimpici moderni nel 1896 ad Atene. E invece no, non l'ho fatto. Non l'ho fatto perché sarebbe stato esageratamente semplice, se non addirittura banale. 

E allora mi sono incamminato in un'altra direzione. Ho scelto "Il colosso di Maroussi", splendida quanto poco conosciuta opera di Henry Miller, per due motivi. Il primo: nel titolo si cita la città - o meglio, il villaggio - natale di Louīs. Il secondo: quello di Miller è un libro a cui sono particolarmente affezionato. 

Era il novembre di sette anni fa e andai a trovare un'amica a Roma: stavo faticosamente cercando di andare avanti dopo la fine di una storia d'amore e avevo presentato domanda per andare a fare uno stage ad Atene, in ambasciata o all'istituto italiano di cultura, tramite il bando Mae-Crui. Arrivato a Termini, la mia amica mi dice che mi avrebbe raggiunto di lì a poco: nell'attesa entro nella libreria della stazione, dove m'impongo di fare sempre un salto quando vado in treno a Roma. E, tra i vari scaffali, mi ritrovo tra le mani questo libro. Maroussi - ma questo già lo sapevo - è nella conurbazione di Atene: sarà mica un segno del destino?, penso. Naturalmente lo prendo. 

Esco dalla libreria e davanti ai miei occhi si palesa la pubblicità di una compagnia aerea: c'è una grande anfora greca. "Roma-Atene a partire da...". Secondo segno del destino? Beh, forse sì. Perché poche settimane dopo arrivò la telefonata tanto attesa: ero stato selezionato. Sarei andato nella patria dei Giochi olimpici...

sabato 19 marzo 2016

Basket e diritti civili: i Texas Miners e l'NCAA 1966



"Come si fa a fermare cinque negri che stanno sfondando una bianca? Gli tiri una palla da basket!" (Full Metal Jacket)

Nell'America che arriva al giro di boa degli anni Sessanta la questione razziale rimane un nodo ancora ben aggrovigliato: nonostante la condanna da parte della Corte Suprema delle politiche discriminatorie perpetrate negli Stati del Sud, le cronache narrano di omicidi, arresti a tappeto, incendi. E c'è pure un clamoroso caso di ostruzionismo al Congresso, quello del senatore dixiecrat Strom Thurmond che nel 1957 parlò ininterrottamente per 24 ore e 18 minuti per non far passare una proposta di legge del presidente Eisenhower sui diritti civili. Non esiste settore della società che non diventi terreno di scontro: il lavoro, la religione, i trasporti pubblici, anche - e soprattutto - l'istruzione.

venerdì 26 febbraio 2016

Accadde oggi: il Carnevale di Viareggio a Torino '06



Leggenda narra che sulle tribune dello stadio Olimpico di Torino, una volta conclusi i Giochi invernali del 2006, qualcuno abbia legato una Burlamacca alla ringhiera. Come a dire: il Carnevale è stato qui.

Ma il segno più tangibile di quel passaggio sono stati i mascheroni che i carristi viareggini modellarono per la cerimonia di chiusura del 26 febbraio 2006. Sessanta pezzi in cartapesta alti due metri e mezzo, più o meno grandi come una maschera isolata, dedicati agli Arcani dei tarocchi – le quindici carte moltiplicate per quattro – sfilarono sul campo da calcio in mezzo a ballerini e coreografi.

sabato 23 gennaio 2016

Sport e letteratura: la ballata di Matthias Sindelar


Per quanto il fascino di certi luoghi sia un dato oggettivo, resto dell'idea che i viaggi vivono anche delle sensazioni, dello stato d'animo di un determinato momento della nostra vita. È quanto mi è accaduto con Vienna, visitata in occasione del Capodanno di due anni fa. La città è meravigliosa, di un'eleganza sobria e mai pacchiana, trasuda storia in ogni suo angolo. 

Aggiungeteci che si trattava della mia prima, vera vacanza dopo tempo immemore, del primo viaggio con la mia attuale compagna, ed ecco che torno a casa assolutamente incantato dalla patria dei caffè e della Sacher. 

sabato 26 dicembre 2015

Sheffield e il Boxing Day Massacre


Photo owlstalk.co.uk
Tu chiamale, se vuoi, tradizioni: addobbare albero e presepe l'8 dicembre di ogni anno, trascorrere la sera della vigilia sempre attorno allo stesso tavolo, scartare i regali allo scoccare della mezzanotte oppure aspettare la mattina successiva. Ma in Inghilterra il Natale si arricchisce di un ulteriore rituale, il Boxing Day: quel giorno si distribuiscono gli avanzi di un pranzo luculliano, inscatolati, ai bisognosi. e soprattutto si torna a tifare per la squadra del cuore, quasi fosse un sabato o una domenica qualsiasi.

Di là dalla Manica usa così: la mattina di Natale tutti a tavola con i famigliari, il giorno successivo meglio il verde del campo di gioco che quello dell'albero di Natale. Una tradizione nata nel lontano 1860, quando Hallam Football Club e Sheffield Football Club si sfidarono sul campo di Sandygate. 119 anni dopo, sono altre due squadre a far palpitare gli sportivi della città delle acciaierie.

mercoledì 25 novembre 2015

L'esilio dello Shakhtar Donetsk



Foto espn.com
Giocare in casa a 1.236 chilometri da... casa. È la assurda situazione che lo Shakhtar Donetsk, la seconda squadra di calcio più titolata in Ucraina, sta vivendo da quasi due anni. Da quando, precisamente, nell'Ucraina orientale è iniziato il conflitto tra le truppe del governo ucraino e i separatisti filorussi - si ricorderà la crisi di Crimea e l'annessione alla Federazione russa dell'omonima penisola affacciata sul Mar Nero.

lunedì 12 ottobre 2015

"Storie (stra)ordinarie di sport" premiato a Overtime



Tu chiamale, se vuoi, soddisfazioni. Sabato scorso "Storie (stra)ordinarie di sport" è stato premiato a Macerata nell'ambito di Overtime, festival del racconto e dell'etica sportiva giunto alla sua quinta edizione: quest'anno è stato istituito un concorso per tutti coloro che gestiscono e scrivono su siti web e blog. E "Storie (stra)ordinarie di sport" è stata una delle realtà premiate dalla giuria di qualità di Overtime Web Festival, composta da giornalisti sportivi e atleti.

venerdì 9 ottobre 2015

USA-Messico, rivalità di frontiera



L'hanno già definito, forse con un pizzico di esagerazione, "the most important non-World Cup match in ages" nella storia della rivalità tra Stati Uniti e Messico. Ed effettivamente l'incrocio di sabato prossimo, per quanto privo del pathos suscitato da una partita ai Mondiali, non è minimamente assimilabile a una semplice amichevole. Perché sul prato del "Rose Bowl" di Pasadena le nazionali dei due Paesi confinanti duelleranno per afferrare la CONCACAF Cup e qualificarsi per la Confederations Cup che fungerà da prodromo ai Mondiali in Russia. Sarà la sessantaseiesima volta che statunitensi e messicani si sfideranno correndo dietro un pallone da calcio. E il clima sarà particolarmente torrido: si giocherà in California, in passato contesa tra i due Paesi, sotto gli occhi di oltre 90mila tifosi e l'ex calciatore Landon Donovan ha pubblicamente chiesto la testa del ct Jürgen Klinsmann in caso di sconfitta.

Dimenticatevi la finissima sabbia delle spiagge caraibiche, le impervie foreste canadesi, le monumentali piramidi Maya negli staterelli stretti nella morsa tra i due grandi continenti: nel calcio la geografia dell'America settentrionale e centrale è (quasi esclusivamente) un affare tra Stati Uniti e Messico.