sabato 4 settembre 2010

Nasce Pianeta Sport


Quella che racconto in questo post è, a modo suo, una straordinaria storia (anche) di sport. Una storia dove lo sport è un elemento che unisce una decina di persone che non si sono mai incontrate, che si sono conosciute solo attraverso Internet e, appunto, lo sport.
La storia di oggi è, soprattutto, la storia di Pianeta Sport. Una rivista nata qualche mese fa e che oggi, grazie ad un editore - Geo Edizioni - che ha aderito entusiasta al progetto, prende finalmente vita. Il sottoscritto è tra quei dieci che ha dato vita a questa nuova creatura. Il primo vagito, in realtà, era stato a giugno quando, in occasione dei Mondiali di calcio in Sud Africa, siamo usciti con una guida a modo nostro. Ma quello era un numero zero. Da ieri, invece, è online il numero uno. Oltre 180 pagine dove troverete la presentazione della nuova serie A, della Premierleague, della Bundesliga e della Liga, ma anche della nuova Champions' League, dell'Europa League e persino dei gironi di qualificazione ai prossimi Europei. Tuttavia, la sezione dedicata al calcio è solo una piccolissima parte di quello che potrete leggere liberamente (la rivista, infatti, è scaricabile gratuitamente). Nel numero uno di Pianeta Sport troverete tutta una serie di speciali sui Mondiali di pallavolo, sui Mondiali di pallacanestro, sugli Europei di pallanuoto. E poi nuoto, canoa, tennis, atletica leggera, pugilato.
Vi segnalo poi alcune chicche: uno speciale sul rugby nei paesi dell'ex Unione Sovietica, un altro speciale sui vari campionati che si giocano in Italia e alcune pagine dedicate a cricket, lacrosse e aussie rules. Come vedete, insomma, ce n'è davvero per tutti i gusti. Una rivista che parla davvero di tutti gli sport, anche quelli chiamati erroneamente "minori". E che ne parla in silenzio, senza le chiacchiere da bar o le urla di quelle aluatte che popolano i programmi sportivi della domenica e del lunedì.
Io ho curato personalmente tutta la sezione relativa agli Europei di pallanuoto e ai Mondiali di basket femminile. E poi ho scritto di basket maschile - presentazione del girone D - e calcio - Liga, nuova Champions' League e squadra del mese. L'auspicio è che troviate di vostro gradimento sia i miei articoli, sia quello dei miei strani colleghi. Strani perché, al momento, non hanno ancora un volto. Ma hanno un talento naturale nella scrittura che posso toccare con mano.

Buona lettura a tutti.

Simone

martedì 31 agosto 2010

La prima guerra della pallanuoto


La riflessione sorge, puntualmente, spontanea ogni qual volta le nazionali balcaniche si presentano alle manifestazioni sportive – siano esse Europei, Mondiali o Giochi olimpici - recitando la parte delle principali favorite: se la Jugoslavia fosse ancor oggi un unico paese, le sue selezioni sarebbero con ogni probabilità invincibili. 

Saggia osservazione, specie se applicata a certe discipline che nei Balcani hanno da sempre goduto di grande tradizione: tra queste vi è certamente la pallanuoto, sport che al pari di molti altri ha pesantemente risentito in più di una circostanza delle vicende geopolitiche che hanno mutato il volto della "polveriera d'Europa". Insomma, al pari della celebre "prima guerra del football" magistralmente raccontata da quel grande giornalista che fu Ryszard Kapuściński, si potrebbe legittimamente parlare di "guerre della pallanuoto".

Potete leggere l'articolo, in forma leggermente modificata, nel numero 1 di Pianeta Sport, rivista digitale che io ed altri colleghi del web abbiamo tirato su. Il link di riferimento è www.pianeta-sport.net.

domenica 29 agosto 2010

Il Libano e le bombe. Da tre punti. - 2


(continua da - 1)

 23 agosto 2006. Per il Libano potrebbe essere il giorno della verità, il giorno in cui poter avverare un sogno che i giocatori non immaginavano nemmeno di cullare.

Dopo la vittoria all'esordio contro il Venezuela (82-72) e le sonore, ma prevedibili, sconfitte contro Argentina e Serbia-Montenegro, la nazionale mediorientale affronta la Francia medaglia di bronzo agli Europei dell'anno prima. Quella Francia che, nel periodo compreso tra i due conflitti mondiali, fece del Libano un suo protettorato


Il Libano e le bombe. Da tre punti. - 1


Si verificano, nel lungo corso della storia, eventi che fanno la fortuna della celebre teoria dei "corsi e ricorsi" coniati dal filosofo Giovambattista Vico. La (apparentemente) insignificante partita tra Libano e Francia, in programma oggi ai Mondiali di basket maschile in Turchia, rientra a pieno titolo in questa schiera. 

I motivi sono presto detti. Le due nazionali tornano anzitutto ad affrontarsi a quattro anni di distanza: allora fu un 23 agosto, oggi il calendario segna il 29. In quella circostanza, i cestisti mediorientali furono tenuti in apprensione dalla guerra che il loro paese stava conducendo contro Israele: la situazione, al confine, è tornata ad esser tesa nemmeno un mese fa. E, sia in Giappone come in Turchia, nella Francia non ci sarà la stella Tony Parker: il giocatore dei San Antonio Spurs ha deciso di rinunciare alla rassegna iridata, preferendo recuperare dai vari guai fisici accusati nelle ultime stagioni. 

Quattro anni fa vinse, di misura, il Libano: il successo non fu sufficiente a passare il turno, ma per i mediorientali fu una vittoria speciale, giacché il paese era in guerra e nel passato la Francia aveva colonizzato proprio le loro terre. Scommettiamo che il Libano la spunta anche questa volta?


lunedì 9 agosto 2010

E l'Italia fece piangere il re



Nel suo (emozionante) libro intitolato "Todos mis hermanos", Manel Estiarte dedica il primo capitolo a quella che, senza ombra di dubbio, è stata finora la più emozionante finale di una competizione di pallanuoto: quella dei Giochi olimpici di Barcellona.

L'ex giocatore spagnolo, oggi insignito di un'importante carica all'interno del Barcellona, la definisce El partido perfecto, "la partita perfetta". Non era una partita qualsiasi, quella che andò in scena il 9 agosto del 1992 alla piscina Bernart Picornell proprio il giorno della chiusura della manifestazione.

Non poteva esserlo per Estiarte e per tutti i compagni di squadra catalani come lui: giocare di fronte al re Juan Carlos e al principe Felipe, ma soprattutto davanti ai loro padri, alle loro madri, a mogli, fidanzate e figli. Davanti alla loro gente. Un'occasione irripetibile.

domenica 18 luglio 2010

Familia ebrea


"Maometto è morto!" (coro dei tifosi del Beitar Gerusalemme)


Se c'è una squadra, in Israele, legata a doppio filo al potere - militare, politico e religioso -, quella è il Beitar Gerusalemme. Dalla nascita ad oggi è sempre stato collegato all'estrema destra israeliana, agli ebrei ultraortodossi e nazionalisti. Tanto più che i suoi tifosi, considerati i più razzisti e violenti di tutto il paese, si vantano di un primato del tutto particolare detenuto dalla loro squadra del cuore: il Beitar non ha mai ingaggiato - e, probabilmente, mai ingaggerà - giocatori musulmani.

martedì 6 luglio 2010

"L'arbitro" di Eduardo Galeano


Ebbene sì, lo ammetto: stasera simpatizzerò più per l'Uruguay che per l'Olanda. Da amante del calcio non ci sarebbero dubbi: la Celeste mette in mostra un gioco ruvido e duro, contrapposto alla precisione degli Oranje. Tuttavia, le squadre sudamericane sanno sempre riscuotere simpatia. E poi da anni uno dei miei giocatori preferiti è Diego Forlán.

Per celebrare l'Uruguay in semifinale, ma anche per cercare di avvicinare al calcio chi non ama questo sport, propongo oggi un racconto di colui che è, forse, il più famoso scrittore uruguaiano: Eduardo Galeano. Il racconto s'intitola "L'arbitro" e fa parte della raccolta "Cuentos de fútbol", edita in Italia da Mondadori. 

Piccolo suggerimento: leggetevi questo racconto ascoltando una canzone di Jorge Drexler, cantante uruguaiano reso celebre dalla colonna sonora de "I diari della motocicletta".


domenica 4 luglio 2010

United Soccer of America



C'è una frase di Beppe Severgnini, citata nel suo spassosissimo libro "Un italiano in America", che descrive alla perfezione quanto suoni sinistro accostare il nome degli USA a quello del calcio:


"L'assegnazione della Coppa del Mondo agli Stati Uniti si spiega soltanto con questo spirito missionario. Altrimenti, dovremmo concludere che è stato un atto di allegra follia, come organizzare le World series di baseball in Corsica ed il Superbowl in Ucraina". 

In effetti, soccer e States non sono mai andati particolarmente d'accordo: ci fu la NASL, è vero, con l'approdo di numerosi campioni europei - molti dei quali, però, ben avviati sul viale del tramonto - ma poi il giocattolo si ruppe. 



Poi, un bel giorno, gli americani si ritrovarono a festeggiare due volte nella medesima occasione: era il 4 luglio 1988, giorno dell'Independence Day, ed Henry Kissinger, ex segretario di stato e gran tifoso dei defunti New York Cosmos, annunciò l'assegnazione della Coppa del Mondo di calcio del 1994 agli Stati Uniti. Un evento storico, al quale i padroni di casa si presentarono così...