sabato 11 settembre 2010

Calcio e poesia: "Tre momenti"



Secondo appuntamento con le "Cinque poesie sul gioco del calcio" scritte da Umberto Saba: oggi vi propongo "Tre momenti".

Come recita il titolo, qui il poeta triestino racconta un trittico di precise, e facilmente riconoscibili, situazioni che si presentano all'interno di una partita di calcio: l'ingresso in campo dei giocatori; la strana condizione del portiere, che può rilassarsi quando i compagni giostrano in attacco ma deve stare all'erta non appena gli avversari si avvicinano alla sua area; la gioia, tanto effimera quanto intensa, dei tifosi in festa per una rete segnata o per la vittoria della squadra del cuore.

Particolarmente dense di significato sono le ultime due righe: mi pare di ricordare che poco tempo fa i tifosi della Triestina le scrissero su un lungo striscione fatto srotolare sugli spalti dello stadio "Nereo Rocco". Un doveroso omaggio a colui che, probabilmente, è stato il più famoso tra i sostenitori dell'undici alabardato.

venerdì 10 settembre 2010

Calcio e poesia: "Squadra paesana"



In questo componimento che apre la serie delle "Cinque poesie sul gioco del calcio", Umberto Saba sembra guardare con un pizzico di invidia ai giocatori giovani e spensierati ("Le angosce [...] sono da voi sì lontane") e, soprattutto, non dissimula il proprio senso di appartenenza alla massa di tifosi ("Anch'io tra i molti vi saluto...").

In particolare, crea uno scarto tra l'io narrante e l'io partecipante, con il poeta che sembra un'entità distaccata dalla folla che si emoziona per le gesta dei giocatori ("...dagli altri diversamente - ugualmente commosso").

Il calcio, insomma, è (anche) poesia.

mercoledì 8 settembre 2010

Umberto Saba: "Cinque poesie sul gioco del calcio"


E chi l'ha detto che il calcio è solo uno sport? Personalmente, la trovo una definizione fin troppo riduttiva, forse anche superficiale. Mi si dirà: oggi è diventato un business, troppi soldi ed interessi economici vi ruotano attorno e l'hanno rovinato.

Vero. Ma non si può ignorare il grande ruolo sociale - è proprio il caso di dire - giocato dal calcio, un fenomeno che per molti poeti e scrittori di fama internazionale è stato fonte d'ispirazione: ne sono una perfetta testimonianza le "Cinque poesie sul gioco del calcio" scritte da Umberto Saba, ritratto nella foto a destra.

A mio avviso i suoi versi offrono un perfetto spaccato dei diversi momenti che si possono vivere durante un incontro di calcio. Versi che possono essere apprezzati anche da chi non sa cosa sia il fuorigioco. E che molti hanno definito addirittura l'apice della poesia di Saba.

sabato 4 settembre 2010

Nasce Pianeta Sport


Quella che racconto in questo post è, a modo suo, una straordinaria storia (anche) di sport. Una storia dove lo sport è un elemento che unisce una decina di persone che non si sono mai incontrate, che si sono conosciute solo attraverso Internet e, appunto, lo sport.
La storia di oggi è, soprattutto, la storia di Pianeta Sport. Una rivista nata qualche mese fa e che oggi, grazie ad un editore - Geo Edizioni - che ha aderito entusiasta al progetto, prende finalmente vita. Il sottoscritto è tra quei dieci che ha dato vita a questa nuova creatura. Il primo vagito, in realtà, era stato a giugno quando, in occasione dei Mondiali di calcio in Sud Africa, siamo usciti con una guida a modo nostro. Ma quello era un numero zero. Da ieri, invece, è online il numero uno. Oltre 180 pagine dove troverete la presentazione della nuova serie A, della Premierleague, della Bundesliga e della Liga, ma anche della nuova Champions' League, dell'Europa League e persino dei gironi di qualificazione ai prossimi Europei. Tuttavia, la sezione dedicata al calcio è solo una piccolissima parte di quello che potrete leggere liberamente (la rivista, infatti, è scaricabile gratuitamente). Nel numero uno di Pianeta Sport troverete tutta una serie di speciali sui Mondiali di pallavolo, sui Mondiali di pallacanestro, sugli Europei di pallanuoto. E poi nuoto, canoa, tennis, atletica leggera, pugilato.
Vi segnalo poi alcune chicche: uno speciale sul rugby nei paesi dell'ex Unione Sovietica, un altro speciale sui vari campionati che si giocano in Italia e alcune pagine dedicate a cricket, lacrosse e aussie rules. Come vedete, insomma, ce n'è davvero per tutti i gusti. Una rivista che parla davvero di tutti gli sport, anche quelli chiamati erroneamente "minori". E che ne parla in silenzio, senza le chiacchiere da bar o le urla di quelle aluatte che popolano i programmi sportivi della domenica e del lunedì.
Io ho curato personalmente tutta la sezione relativa agli Europei di pallanuoto e ai Mondiali di basket femminile. E poi ho scritto di basket maschile - presentazione del girone D - e calcio - Liga, nuova Champions' League e squadra del mese. L'auspicio è che troviate di vostro gradimento sia i miei articoli, sia quello dei miei strani colleghi. Strani perché, al momento, non hanno ancora un volto. Ma hanno un talento naturale nella scrittura che posso toccare con mano.

Buona lettura a tutti.

Simone

martedì 31 agosto 2010

La prima guerra della pallanuoto


La riflessione sorge, puntualmente, spontanea ogni qual volta le nazionali balcaniche si presentano alle manifestazioni sportive – siano esse Europei, Mondiali o Giochi olimpici - recitando la parte delle principali favorite: se la Jugoslavia fosse ancor oggi un unico paese, le sue selezioni sarebbero con ogni probabilità invincibili. 

Saggia osservazione, specie se applicata a certe discipline che nei Balcani hanno da sempre goduto di grande tradizione: tra queste vi è certamente la pallanuoto, sport che al pari di molti altri ha pesantemente risentito in più di una circostanza delle vicende geopolitiche che hanno mutato il volto della "polveriera d'Europa". Insomma, al pari della celebre "prima guerra del football" magistralmente raccontata da quel grande giornalista che fu Ryszard Kapuściński, si potrebbe legittimamente parlare di "guerre della pallanuoto".

Potete leggere l'articolo, in forma leggermente modificata, nel numero 1 di Pianeta Sport, rivista digitale che io ed altri colleghi del web abbiamo tirato su. Il link di riferimento è www.pianeta-sport.net.

domenica 29 agosto 2010

Il Libano e le bombe. Da tre punti. - 2


(continua da - 1)

 23 agosto 2006. Per il Libano potrebbe essere il giorno della verità, il giorno in cui poter avverare un sogno che i giocatori non immaginavano nemmeno di cullare.

Dopo la vittoria all'esordio contro il Venezuela (82-72) e le sonore, ma prevedibili, sconfitte contro Argentina e Serbia-Montenegro, la nazionale mediorientale affronta la Francia medaglia di bronzo agli Europei dell'anno prima. Quella Francia che, nel periodo compreso tra i due conflitti mondiali, fece del Libano un suo protettorato. 


Il Libano e le bombe. Da tre punti. - 1


Si verificano, nel lungo corso della storia, eventi che fanno la fortuna della celebre teoria dei "corsi e ricorsi" coniati dal filosofo Giovambattista Vico. La (apparentemente) insignificante partita tra Libano e Francia, in programma oggi ai Mondiali di basket maschile in Turchia, rientra a pieno titolo in questa schiera. 

I motivi sono presto detti. Le due nazionali tornano anzitutto ad affrontarsi a quattro anni di distanza: allora fu un 23 agosto, oggi il calendario segna il 29. In quella circostanza, i cestisti mediorientali furono tenuti in apprensione dalla guerra che il loro paese stava conducendo contro Israele: la situazione, al confine, è tornata ad esser tesa nemmeno un mese fa. E, sia in Giappone come in Turchia, nella Francia non ci sarà la stella Tony Parker: il giocatore dei San Antonio Spurs ha deciso di rinunciare alla rassegna iridata, preferendo recuperare dai vari guai fisici accusati nelle ultime stagioni. 

Quattro anni fa vinse, di misura, il Libano: il successo non fu sufficiente a passare il turno, ma per i mediorientali fu una vittoria speciale, giacché il paese era in guerra e nel passato la Francia aveva colonizzato proprio le loro terre. Scommettiamo che il Libano la spunta anche questa volta?


lunedì 9 agosto 2010

E l'Italia fece piangere il re



Nel suo (emozionante) libro intitolato "Todos mis hermanos", Manel Estiarte dedica il primo capitolo a quella che, senza ombra di dubbio, è stata finora la più emozionante finale di una competizione di pallanuoto: quella dei Giochi olimpici di Barcellona.

L'ex giocatore spagnolo, oggi insignito di un'importante carica all'interno del Barcellona, la definisce El partido perfecto, "la partita perfetta". Non era una partita qualsiasi, quella che andò in scena il 9 agosto del 1992 alla piscina Bernart Picornell proprio il giorno della chiusura della manifestazione.

Non poteva esserlo per Estiarte e per tutti i compagni di squadra catalani come lui: giocare di fronte al re Juan Carlos e al principe Felipe, ma soprattutto davanti ai loro padri, alle loro madri, a mogli, fidanzate e figli. Davanti alla loro gente. Un'occasione irripetibile.