venerdì 11 giugno 2010

Argentina 78: vincere per occultare


Sentivate la mancanza del calcio, dopo la fine dei campionati e delle coppe europee? Tranquilli, da oggi la vostra fame verrà ampiamente saziata: in Sud Africa iniziano i Mondiali, i primi che si giocano nel Continente Nero.

Come sempre, tra le nazionali favorite figura l'Argentina, allenata da Diego Armando Maradona, che il Mondiale lo vinse da giocatore nel 1986. Il primo titolo dei sudamericani risale al 1978 e quel trionfo è uno dei tanti esempi dei molteplici intrecci tra sport e potere: la vittoria della nazionale argentina divenne il velo di Maya di schopenaueriana memoria per nascondere le malefatte della dittatura militare che all'epoca regnava nel paese.

Ripropongo oggi questa storia, esattamente come feci quattro anni fa in un altro mio blog, nel frattempo smantellato. Lo faccio sia perché la storia merita di essere raccontata anche qui, sia perché quattro anni fa fu l'Italia a laurearsi campione del mondo.

E allora, con la speranza che questo articolo - nel frattempo sottoposto a qualche piccola modifica - possa nuovamente portare fortuna agli azzurri, faccio a tutti i miei lettori l'augurio di un buon Mondiale.


venerdì 21 maggio 2010

Calcio, media e potere - 4

Francamente, mi è ancora piuttosto arduo capire come mai certi intellettuali - o presunti tali - abbiano sempre snobbato il calcio e lo sport in generale. Eppure, specialmente nel primo caso, si tratta di fenomeni molto popolari, al punto che, nel corso della storia, più di un regime ha tentato di utilizzare le discipline sportive per fini di propaganda. O, semplicemente, anche per distogliere l'attenzione del popolo dai problemi reali. 

Fortunatamente, un grande scrittore come Eduardo Galeano non ha assunto questo snobismo e, anzi, ha regalato ai suoi lettori molti racconti inerenti al calcio. Ed il suo "Splendori e miserie del gioco del calcio" è esattamente una raccolta di varie storie di calcio. Non poteva mancare qualche richiamo a Silvio Berlusconi e all'uso che ha saputo fare del suo ruolo di presidente del Milan. Galeano racconta, peraltro, un aneddoto: pare che l'attuale premier italiano avesse imposto un nuovo inno, "Milan nei nostri cuori", perché era convinto che il tradizionale "Milan Milan" esercitasse un'influenza negativa sui giocatori rossoneri...


martedì 11 maggio 2010

Calcio, media e potere - 3


Il brano che leggerete qui sotto è tratto da quello che ritengo la Bibbia del mio ideale di giornalismo sportivo: "Calcio e potere", opera del giornalista britannico Simon Kuper. Scritto a metà degli anni Novanta, al termine di un lungo girovagare in Europa, Africa e Sud America, è un libro che - come sintetizza il titolo - spiega alla perfezione i molteplici intrecci che possono esserci tra il calcio ed il potere, sia esso religioso, politico o militare. Pubblicato in Italia solamente tre anni fa, per merito della ISBN Edizioni, "Calcio e potere" è stato soggetto a parziali modifiche in tempi recenti e, per l'edizione italiana, è stato aggiunto il capitolo che andrete a leggere qua sotto. E che, molto semplicemente, s'intitola "Berlusconi".


domenica 2 maggio 2010

Calcio e politica: le tre giornate rosse di Viareggio


Oggi racconto lo storico derby tra Viareggio e Lucchese del 2 maggio 1920, quello in cui perse la vita il guardalinee Augusto Morganti e da cui scaturì una sollevazione popolare nota come le "tre giornate rosse di Viareggio": fu il primo morto in Italia per una partita di calcio. 

L'articolo che leggerete qua sotto non è farina del mio sacco, ma porta la (prestigiosa) firma di Mario Tobino, noto scrittore e psichiatra viareggino scomparso nel 1991. Il resoconto di Viareggio-Lucchese è tratto dal suo libro "Sulla spiaggia e di là dal molo".



giovedì 22 aprile 2010

Intervista ad Oliviero Beha


"Eccoti...ti cercavo...mi servi proprio tu". Così parlò Fabrizio. E così iniziò il mio secondo Festival internazionale del giornalismo di Perugia nelle vesti di volontario. Appena arrivato e subito un incarico di fiducia: l'intervista ad Oliviero Beha per la web-tv del Festival.

Si fa presto a dire: intervista Beha. Personaggio "anti" per definizione, spazia da un argomento all'altro. E, per quanto la forma possa non piacere a tutti, per quanto tenda a ripetere la formula "Ve l'avevo detto io...", Beha non è mai banale, anzi, spesso va controcorrente o scava laddove molti preferiscono fermarsi alla superficie. Seguono poco meno di dieci minuti di chiacchierata a tutto tondo sul calcio, sui suoi rapporti con il potere e con l'informazione.

L'augurio, come sempre, è che siano di vostro gradimento. E un ringraziamento a Fabrizio e Massimo della web-tv per aver pensato a me.

mercoledì 14 aprile 2010

Ad un passo dal sogno



Oggi è un giorno speciale per Quevilly, cittadina francese di poco più di 22mila abitanti situata nell'Alta Normandia. La locale squadra di calcio affronterà stasera, a Caen, il blasonato Paris Saint Germain nella semifinale della Coppa di Francia. 

Fin qui niente di sensazionale, se non fosse che l'Us Quevilly è una squadra che milita nel Championnat de France Amateur, quarta divisione francese. I gialloneri, che possono contare su due soli elementi che si sono affacciati al calcio professionistico, hanno eliminato nel corso del loro cammino due club di Ligue 1, il massimo campionato transalpino, ovvero Rennes e Boulogne. 

E stasera affronteranno il Paris Saint Germain, con la speranza di centrare nuovamente la finalissima della coppa nazionale dopo esserci già riusciti nel lontano 1927, roba da preistoria.

La favola del Quevilly mi riporta alla mente un'altra storica impresa: correva l'anno 2000 e la Francia si sarebbe apprestata a vincere l'Europeo in Olanda e Belgio, bissando così il trionfo mondiale di due anni prima. La vittoria dei bleus venne preceduta dall'insolita finale della coppa nazionale tra il Nantes ed il Calais, squadra che militava in CFA proprio come il Quevilly oggi. Composto perlopiù da impiegati, insegnanti ed operai, l'undici giallorossonero fu l'autentica sorpresa di quella edizione della Coppa di Francia. Proprio come potrebbe esserla, a dieci anni di distanza, il Quevilly...

domenica 4 aprile 2010

Un'impresa scolpita nel marmo



Tra i luoghi d'interesse che sto scoprendo qui ad Atene non poteva certo mancare - da appassionato sportivo quale sono - il Kallimarmaron, ovvero l'antico stadio Panathinaiko, interamente costruito in marmo: costruito nel 560 a.C. per celebrare i Giochi Panatenaici e rimasto sepolto per numerosi secoli, venne riscoperto nel 1870 e ristrutturato in occasione dei primi Giochi Olimpici dell'era moderna, quelli di Atene del 1896. 

Gli italiani lo ricorderanno sicuramente per il trionfale arrivo di Stefano Baldini alla maratona dei Giochi olimpici del 2004: in quell'occasione il Kallimarmaron ospitò anche le gare di tiro con l'arco. E nello stesso anno la nazionale di calcio, che aveva appena vinto clamorosamente gli Europei, fu festeggiata qui. 


Ma non tutti sanno che, esattamente quarantadue anni fa - era infatti un 4 aprile -, l'antico stadio situato a fianco dei giardini nazionali fu teatro della finale della Coppa delle Coppe di pallacanestro tra l'AEK Atene e lo Slavia Praga. Un evento che, è proprio il caso di dire, è rimasto scolpito nella memoria degli sportivi greci.

Il destino ha voluto che questa ricorrenza avvenisse in occasione della domenica della Pasqua ortodossa, una festività che i greci vivono in maniera più calorosa rispetto al Natale. E allora, Χρόνια πολλά a tutti i miei lettori.

domenica 21 marzo 2010

Le grandi rivalità: Panathinaikos vs Olympiakos



La mamma (delle battaglie) è sempre la mamma (delle battaglie). Lo sanno bene anche ad Atene, dove oggi va in scena il derby per antonomasia: Panathinaikos-Olympiakos. Come accade spesso ad altre latitudini, non è una partita qualsiasi, né la si può ridurre al mero aspetto calcistico.


Al pari di altre squadre - non solo della capitale - Panathinaikos ed Olympiakos sono infatti due polisportive e, dunque, la loro rivalità trova radici anche nella pallacanestro, nella pallavolo, persino nella pallanuoto, e si intreccia con aspetti sociali e politici. Sono, altresì, le prime due squadre in Grecia per numero di tifosi, le più titolate, quelle che si sono spartite il maggior numero di campionati nazionali, lasciando letteralmente le briciole alle altre contendenti. 

Non è un caso, dunque, che i greci chiamino la sfida Ντέρμπι των αιωνίων αντιπάλων ("Derby degli eterni rivali") o, per l'appunto, Μητέρα των μαχών ("Madre delle battaglie"). Quella che andrà in scena oggi allo stadio olimpico di Atene è la partita numero 173 nell'ambito di campionato e coppa nazionale: per il Panathinaikos è una sorta di finale, dal momento che viaggia al primo posto con cinque punti di vantaggio sul Paok Salonicco e sette sugli eterni rivali. 

Sono passati sei anni dall'ultimo scudetto ed i verdi cercheranno la vittoria a tutti i costi: non è un caso che tutti i biglietti siano andati esauriti nel breve volgere di pochissime ore. Ma i cugini del Pireo non saranno certo restii ad abdicare dopo cinque anni di titoli nazionali, specialmente se il designato erede al trono è proprio il Panathinaikos.