lunedì 1 agosto 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: il Brasile ai Giochi del 1932



L’Ungheria sta alla pallanuoto come il Brasile sta al calcio. Un’equazione che nessuno oserebbe mai tentare di confutare dando una sbirciata ai trofei vinti e, in particolare, ai titoli olimpici dei magiari (nove) e a quelli mondiali dei sudamericani (cinque). E se provassimo a invertire gli sport? Gli ungheresi conobbero il loro momento di gloria negli anni Cinquanta con la leggendaria Aranycsapat di Puskás, Kocsis, Czibor e Hidegkuti. Il Brasile, invece, nella pallanuoto è sempre rimasto intrappolato in una sorta di limbo: troppo forte rispetto alle altre nazionali dell’America Latina, troppo debole per insidiare le corazzate europee. Soprattutto, detiene un poco invidiabile primato: a tutt’oggi è l’unica squadra ad essere stata squalificata dal torneo olimpico di pallanuoto.

sabato 30 luglio 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: Noel Purcell


Cosa accomuna pallanuoto e rugby? Di primo acchito, probabilmente nulla. Eppure qualche analogia c'è: il contatto fisico è inevitabile e incentivato, il gioco maschio pure, c'è un pallone da scagliare in mezzo a due pali. Anzi: la pallanuoto, a cavallo tra Ottocento e Novecento, era una sorta di rugby acquatico. Per Noel Purcell, comunque, piscina o erba faceva poca differenza: era talmente versatile che ha giocato per l'Irlanda in entrambe le discipline.

Nato a Dublino nel 1891, dopo aver concluso gli studi al prestigioso Trinity College si dedica all'attività agonistica tanto da conquistare quattro titoli irlandesi nel nuoto. Poi pratica pure la pallanuoto e diventa un formidabile difensore nel Dublin Swimming Club.

L'eco delle sue gesta attraversa il Mar d'Irlanda: in occasione dei Giochi olimpici di Anversa del 1920, infatti, viene convocato nella nazionale della Gran Bretagna. Come nel calcio, anche nella pallanuoto i britannici sono considerati i maestri: hanno inventato il gioco, ne hanno codificato le prime regole poi adottate in tutto il mondo, hanno dominato i precedenti tornei.

giovedì 28 luglio 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: Louis de Breda Handley


Domanda: quanti sono gli atleti italiani che hanno partecipato ai Giochi olimpici di Saint Louis del 1904? Nessuno: l’Italia non mandò nessuno a gareggiare. Anzi no: il Belpaese fu in qualche modo rappresentato alla seconda edizione delle Olimpiadi. Di più: salì sul gradino più alto del podio. Accadde nella pallanuoto, con uno straordinario atleta chiamato Louis de Breda Handley.

Il suo vero nome di battesimo, in realtà, era Luigi. Ed è a Roma che nasce il giorno di San Valentino del 1874 da madre italiana e padre americano, tal Francis Montague Handley che L’Osservatore Romano attesta come scultore personale dei papi Leone XIII e Pio X. Luigi dimostra subito una naturale predisposizione per lo sport: nuotare nelle acque del Tevere è uno dei suoi passatempi preferiti. All'età di 22 anni decide di trasferirsi oltreoceano: arrivato a New York, dove trova lavoro in una ditta di import, aggiunge sul passaporto il cognome del padre e anglicizza il proprio nome in Louis.

mercoledì 27 luglio 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: João Havelange



Nel Brasile che partecipa, senza lasciare granché traccia, al torneo di pallanuoto dei Giochi olimpici del 1952 a Helsinki c’è un aitante trentaseienne con i capelli chiari e lo sguardo glaciale. Detta così, parrebbe uno scandinavo piuttosto che un sudamericano. E in effetti al nome tipicamente brasiliano (João) contrappone un cognome di origine europea, belga per la precisione: Havelange. Un curioso binomio che diventerà famoso, soprattutto quando la carriera da atleta sfocerà in quella dirigenziale.

martedì 26 luglio 2016

1992: l'hockey su pista alle Olimpiadi


Photo Angelo Cupisti

“Come sarebbe bello vedere l’hockey su pista alle Olimpiadi…”. Già: probabilmente, è l’unico punto su cui convergerebbero anche le tifoserie divise da un’aspra rivalità. Eppure ci fu un momento, un anno – il 1992 – in cui l’hockey seppe conquistarsi la ribalta dei cinque cerchi. Un’esperienza straordinaria, indimenticabile. E soprattutto irripetibile: quell’inserimento nel programma olimpico in qualità di “sport dimostrativo” rimase un episodio isolato a cui l’intero movimento dei pattini a rotelle non seppe dare continuità.

lunedì 4 luglio 2016

Europeiade: il trionfo della Grecia a Euro 2004



“Narrami, o Musa, dei valorosi ellenici le grandi gesta…”. 4 luglio 2004: gli americani staranno sicuramente celebrando l’Independence Day, magari accendendo il barbecue nel giardino di quelle villette che sembrano la riproduzione su larga scala dello stesso, identico modellino. Io, invece, festeggio la fine dell’esame di maturità: è il giorno successivo all’orale e, ormai libero da patemi, posso godermi l’epilogo degli Europei di calcio. Finale inedita e inattesa, quella di Lisbona: Grecia contro Portogallo.

Che ci crediate o no, non è del tutto fortuito che io, liceale appassionato di pallone, debba diplomarmi nell’anno in cui gli ellenici si sono ripresentati a una principale competizione calcistica. Anzi: la Moira, incarnazione del destino nella mitologica greca, ha voluto che nella seconda prova scritta dovessimo cimentarci con una versione di Platone. E ignoro, in quel momento, di esser giunto alle ultime pagine di un avvincente poema epico alla stregua di Iliade e Odissea.

giovedì 26 maggio 2016

Estate 1991: Pelé a Viareggio



“C’è Pelé al Bar Olympic...”. Ma come, uno dei più forti calciatori di ogni epoca sul lungomare di Viareggio? Sembrava uno scherzo, che nella città del Carnevale poteva anche starci, e per giunta inverosimile. Macché, non era affatto una bufala: Edson Arantes do Nascimento, per tutti semplicemente Pelé, aveva davvero messo piede in uno dei ritrovi più frequentati della Passeggiata. Scatenando, inevitabilmente, la curiosità dei passanti che avvisarono subito le increduli redazioni de Il Tirreno e La Nazione, i due quotidiani locali.

domenica 10 aprile 2016

Il colosso di Maroussi: Spyros Louīs


Avrei potuto titolare "Il maratoneta" questo mio pezzo dedicato a Spyros Louīs, il greco che vinse la maratona ai primi Giochi olimpici moderni nel 1896 ad Atene. E invece no, non l'ho fatto. Non l'ho fatto perché sarebbe stato esageratamente semplice, se non addirittura banale. 

E allora mi sono incamminato in un'altra direzione. Ho scelto "Il colosso di Maroussi", splendida quanto poco conosciuta opera di Henry Miller, per due motivi. Il primo: nel titolo si cita la città - o meglio, il villaggio - natale di Louīs. Il secondo: quello di Miller è un libro a cui sono particolarmente affezionato. 

Era il novembre di sette anni fa e andai a trovare un'amica a Roma: stavo faticosamente cercando di andare avanti dopo la fine di una storia d'amore e avevo presentato domanda per andare a fare uno stage ad Atene, in ambasciata o all'istituto italiano di cultura, tramite il bando Mae-Crui. Arrivato a Termini, la mia amica mi dice che mi avrebbe raggiunto di lì a poco: nell'attesa entro nella libreria della stazione, dove m'impongo di fare sempre un salto quando vado in treno a Roma. E, tra i vari scaffali, mi ritrovo tra le mani questo libro. Maroussi - ma questo già lo sapevo - è nella conurbazione di Atene: sarà mica un segno del destino?, penso. Naturalmente lo prendo. 

Esco dalla libreria e davanti ai miei occhi si palesa la pubblicità di una compagnia aerea: c'è una grande anfora greca. "Roma-Atene a partire da...". Secondo segno del destino? Beh, forse sì. Perché poche settimane dopo arrivò la telefonata tanto attesa: ero stato selezionato. Sarei andato nella patria dei Giochi olimpici...