lunedì 13 febbraio 2012

La prima volta non si scorda mai


Photo: Ghanasoccernet.com

Dicono che il calcio non sia più un semplice passatempo. Dicono che il calcio, adesso, sia solamente uno sporco business manipolato dal denaro ed invaso dalle televisioni. Dicono che nel calcio tutto sia programmato e così i tifosi sarebbero relegati al ruolo di involontaria platea di uno spettacolo il cui finale è giù scritto.

Eppure, il calcio può slegarsi dalle interferenze esterne e regalare momenti di allegria e brividi, grazie alla sua - ancora esistente? - imprevedibilità e capacità di inventare storie meravigliose, come un menestrello di vecchia data.

La Coppa d'Africa racconta la più recente di queste favole, quella dello Zambia che alza al cielo il trofeo per la prima volta dopo aver sconfitto ai rigori (8-7) la Costa d'Avorio. Il trionfo dei Chipolopolo - letteralmente "proiettili di rame" - è stupefacente già di per sé: la nazionale guidata dal francese Hervé Renard di certo non godeva dei favori del pronostico alla vigilia, specialmente se messa al confronto con nazionali ben più attrezzate ed esperte come Costa d'Avorio, Ghana e Mali.

Lo scenario della storica vittoria ha aggiunto alla storia un tocco di emotività e, se vogliamo, di commozione: lo Zambia ha vinto a Libreville esattamente dove diciannove anni fa trovò la morte una delle più forti nazionali calcistiche del paese, in un incidente aereo occorso mentre la squadra si dirigeva in Senegal per una partita di qualificazione ai Mondiali.

Photo: Sports.yahoo.com
Renard, che lo scorso ottobre aveva preso il posto di Dario Bonetti, ed i suoi giocatori hanno trascorso la vigilia della finalissima sulle rive di una spiaggia incontaminata della capitale. Qui la squadra ha candidamente lasciato giacere dei fiori tra le onde, nelle stesse acque che il 27 aprile 1993 inghiottirono le salme dei loro compatrioti.

Non è stata una giornata qualunque per Kalusha Bwalya, attuale numero uno del federcalcio zambiana: l'autore della celebre tripletta nello schiacciante successo per 4-0 ai danni dell'Italia ai Giochi di Seul era il cannoniere di quella squadra. A bordo di quel velivolo doveva salirci pure lei, che all'epoca giocava in Europa per il PSV Eindhoven: gli impegni con la squadra olandese lo costrinsero a raggiungere Dakar con mezzi propri, e fu quella la sua salvezza.

Eppure, ieri sera sembrava che nello stadio di Libreville costruito dai cinesi giocassero pure loro, le anime di quei giocatori. Perché lo Zambia, sotto le nuvole che bagnano il manto erboso, inizia con aggressività. Forse è il desiderio di onorare la memoria degli "eroi caduti" che spinge gli zambiani verso l'area di rigore avversaria. Le lancette hanno appena compiuto il primo giro quando, sugli sviluppi di un calcio d'angolo, il centrocampista Nathan Sinkala calcia debolmente all'altezza del dischetto del rigore.

Photo: Kickoff.com
Trascorrono dieci minuti e per lo Zambia è già tempo di correre ai ripari: il difensore Joseph Musonda esce dal campo in lacrime, un infortunio gli impedisce di continuare. Gli è stata fatale una scivolata nel tentativo di soffiare il pallone a Gervinho. I compagni di squadra e persino Didier Drogba, il capitano avversario, provano inutilmente a consolarlo.

Musonda non nasconde il proprio disappunto ma, come ricorda il personaggio di Roy Batty nell'epico finale di "Blade Runner", il suo pianto rischia di andare perduto "come lacrime nella pioggia", giacché la finale deve andare avanti.

Il primo tempo scivola via senza grandi sussulti: lo Zambia sfiora nuovamente il vantaggio con la giovane promessa Emmanuel Mayuka che di testa manda oltre la traversa un cross dell'instancabile Chisamba Lungu. Finalmente anche la Costa d'Avorio abbozza un'occasione da rete: Drogba serve Yaya Touré con un sontuoso passaggio di tacco, ma il gigante del centrocampo ivoriano non inquadra il bersaglio.

Iniziata la ripresa con ben altro piglio, gli Elefanti possono decidere a proprio favore le sorti dell'incontro quando mancano venti minuti al fischio finale. Gervinho, il "Messi africano", saetta improvvisamente in area di rigore, dove Isaac Chansa e Nyambe Mulenga finiscono per fermarlo irregolarmente: è rigore.

Quello che sarebbe potuto essere un momento storico per Didier Drogba, che a settembre festeggerà il decimo anniversario della prima convocazione in nazionale, finisce per diventare uno dei più bui nella sua carriera: la palla sorvola la traversa. Per l'attaccante del Chelsea è il secondo errore dagli undici metri nel corso della competizione.

E poi c'è l'occasionissima nel finale di Max Gradel, il cui diagonale mancino si spegne a pochi centrimetri dal palo, a conferma della notte tutt'altro che fortunata per la Costa d'Avorio.

Photo: Themalaysiainsider.com
Dopo due tempi supplementari senza reti - è il primo pareggio a reti bianche in questa edizione della Coppa d'Africa - si va ai calci di rigore. La Costa d'Avorio manca il bersaglio in due circostanze e sorprende che i responsabili siano due tra i giocatori più in vista, Kolo Touré e Gervinho.

Aggiungiamoci le sostituzioni dell'impalpabile Salomon Kalou e di Yaya Touré nel corso dei tempi regolamentari, oltre alla sopraccitata mira di Drogba, ed ecco la prova che non necessariamente l'esperienza costituisce un valore aggiunto nello sport.

Al contrario, per due sconosciuti come il portiere Kennedy Mweene ed il centrale di difesa Stophira Sunzu la notte di Libreville è di quelle magiche, che portano gloria e notorietà anziché il proverbiale consiglio. Il primo neutralizza e, addirittura, segna un rigore, l'altro presenzia all'appuntamento con la storia realizzando il gol del definitivo 8-7.


Danze tribali, colori variopinti, canti gioiosi, sorrisi da fanciulli: per lo Zambia la festa è appena iniziata. Un momento di allegra follia, il primo nella storia del calcio zambiano, in quello stesso luogo causa di lutti e di dolore per il popolo della vecchia Rhodesia Settentrionale. Un altro cerchio si chiude. La storia restituisce allo Zambia il maltolto.

(Leggi qui la versione in inglese - Read here the English version)

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