domenica 11 dicembre 2016

Calcio e migranti: la Hope Refugees United


Photo: Natalia Tsoukala/ Caritas International, January 2016

Se penso alla Grecia e ai migranti mi vengono in mente alcuni ragazzi curdi e siriani che ho incontrato qualche anno fa durante la mia esperienza ateniese. Lavoravano in condizioni poco dignitose e con nessuna tutela, se si sentivano male non potevano chiamare un dottore in quanto clandestini, avevano paura ogni volta che incrociavano una pattuglia di poliziotti in giro: erano i primi mesi della crisi greca e scudi con la scritta ΑΣΤΥΝΟΜΙΑ si aggiravano nelle strade più importanti di Atene. Portavano sul volto i segni della sofferenza, della lontananza da casa.

domenica 27 novembre 2016

Cuba, la pallanuoto e il compleanno di Fidel Castro


Source: waterpololegends.com 

Si è spento a 90 anni Fidel Castro. Figura controversa, quella del líder máximo, considerato un benefattore da molti cubani, un eroe per i movimenti di sinistra di tutto il mondo e un dittatore per i suoi (non pochi) detrattori. Sulla sua passione per gli sport, invece, c'è ben poco da accapigliarsi: bastano le istantanee che lo ritraggono a calciare un pallone da calcio o mentre imbraccia una mazza da baseball.


venerdì 18 novembre 2016

The Only Game in Town: sport a Las Vegas



Guardo un'intervista ad Andriy Shevchenko realizzata da Sky per la serie "I signori del calcio": l'ex centravanti del Milan siede in una stanza piuttosto soleggiata. Dietro la vetrata, alle sue spalle, s'intravedono senza eccessivi sforzi alcuni grattacieli: 'Sarà una metropoli americana', immagino. Le telecamere mostrano lo stesso Shevchenko intento a istruire alcuni bambini all'interno di uno stadio. Mistero dipanato: siamo a Las Vegas. 

Ecco, mi sorge un dubbio: ma lì esistono squadre professionistiche che partecipa ai campionati americani? Ci penso su: mentalmente scorro l'elenco delle franchigie del baseball, della pallacanestro, del football americano. Persino del calcio e dell'hockey su ghiaccio. Macché, nulla. I miei sospetti avevano un fondo di verità: Las Vegas è l'unica grande città degli Stati Uniti - è al trentesimo posto per numero di abitanti - a non essere rappresentata in nessuna delle major league americane. 

Anzi no: poche settimane dopo ecco l'annuncio che dalla stagione 2017-2018 la "città del peccato" avrà una propria squadra nella NHL, il principale campionato di hockey su ghiaccio. Il nome - la scelta dovrebbe ricadere su Desert Knights, Silver Knights o Golden Knights - sarà rivelato il prossimo 22 novembre. Quale miglior occasione per indagare sul rapporto tra il paradiso delle slot machine e lo sport professionistico...

giovedì 13 ottobre 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: i fratelli Van Dorp


Kevin-Prince contro Jérôme (Boateng), Taulant contro Granit (Xhaka), Thiago contro Rafinha (Alcántara): nello sport sta ormai diventando prassi comune vedere due fratelli giocare in nazionali diverse e, magari, ritrovarsi pure l’uno contro l’altro. Era, invece, qualcosa d’impensabile, d’insolito mezzo secolo fa. Che poi, anno più anno meno, è quando si sfidarono Fred e Tony Van Dorp.

Entrambi nascono nella seconda metà degli anni Trenta - all’anagrafe Anton Ludwig e Alfred Carel - nei territori delle Indie orientali olandesi a Batavia, l’odierna Jakarta, da una famiglia originaria dei Paesi Bassi: è in Europa che andranno a vivere e, soprattutto, a giocare a pallanuoto.

mercoledì 12 ottobre 2016

Afghanistan Water Polo make international debut



For the first time in history, Afghanistan Water Polo (AWP) athletes have competed internationally. A group of eight Afghan athletes are representing their nation this week at the 2016 Asian Beach Games in Da Nang, Vietnam.

“The team has been vastly improving from the moment they set foot in Vietnam,” said AWP Head Coach Jeremy Piasecki. “These players will take their experiences back to Afghanistan to share with their communities, inspiring other young athletes in the process.”

sabato 20 agosto 2016

Croazia-Serbia, molto più di una finale


Foto kosovotwopointzero.com

Era la finale annunciata e le aspettative non sono andate deluse: stasera a Rio de Janeiro la medaglia d'oro nella pallanuoto maschile sarà tutta una questione balcanica tra Croazia e Serbia, indiscusse favorite della prima ora. Era la finale annunciata, dopo quella di un anno fa ai Mondiali di Kazan', e non c'è stata smentita neppure stavolta nonostante - è il caso dei serbi - un avvio titubante e un Settebello messosi di traverso nel tentativo di cullare sogni di gloria per lo sport azzurro. Era la finale annunciata e sarà molto più di una finale.

lunedì 15 agosto 2016

Calcio in spiaggia: il gioco della tedesca



"Quindici, dieci, dieci...". Come in una sorta di giuramento olimpico, per anni questi tre numeri recitati in successione inauguravano lunghi pomeriggi di interminabili sfide e di spensieratezza sotto un sole cocente. Sì, sto parlando della celebre tedesca. Giocarci è semplice: bastano due pali e una traversa, poco importa se reali o immaginari, un pallone e qualche amico. Negli anni della nostra infanzia e adolescenza l'abbiamo giocata su qualsiasi superficie - erba, asfalto, sabbia. Almeno nel mio caso, la tedesca è stata, ed è, sinonimo di mare, di spiaggia, di vacanze estive.

domenica 14 agosto 2016

Paltrinieri-Detti, dalla Coppa Carnevale a Rio 2016



Adesso che hanno vinto una medaglia d’oro e una di bronzo ai Giochi olimpici nei 1500 metri stile libero, Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti non saranno più - almeno per il grande pubblico - due volti poco noti. E forse, per gli addetti ai lavori, non lo erano nemmeno sei anni fa quando parteciparono giovanissimi alla Coppa Carnevale di nuoto a Viareggio.

venerdì 12 agosto 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: Oscar Charles


Ci fu Oskar Schindler, imprenditore tedesco che riuscì a sottrarre più di mille ebrei alla barbarie della Shoah, e poi ci fu un altro Oscar - anzi Oszkár, cognome Csuvik -, pallanotista ungherese che diede asilo a una famiglia di persone con la stella di David cucita sul petto. Ma uno, cento o mille non fa differenza, a ben pensarci: è il gesto che conta. E aver risparmiato a degli esseri umani una morte pressoché certa fu certamente la medaglia più preziosa messa al collo da quest’ungherese nato Oszkár Csuvik e morto Oscar Charles.

martedì 9 agosto 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: Olivér Halassy


Se si parla di atleti paralimpici, il primo nome a solleticare la mente è di sicuro Oscar Pistorius. Che, al di là della vicenda giudiziaria che lo vede protagonista in negativo, è salito agli onori delle cronache per aver gareggiato contro quattrocentometristi normodotati ai Giochi di Londra. Assai prima di lui, però, un altro amputato aveva compiuto un’impresa simile. Di più: Olivér Halassy ha vinto medaglie d’oro nella pallanuoto quando le Paraolimpiadi avevano ancora da venire.

La sfortuna infierisce su Halassy, nato in realtà con il cognome Haltmayer, già in tenera età: nato nel 1909 a Budapest, a otto anni rimane coinvolto in un brutto incidente stradale. Perde parte della gamba sotto il ginocchio sinistro, non la voglia e la forza di andare avanti cimentandosi nello sport. Il giovane Olivér rimane affascinato dalla pallanuoto e si affilia all’Újpest, polisportiva dell’omonima circoscrizione della capitale ungherese dove è nato.

venerdì 5 agosto 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: Kurt Epstein


Capita agli sportivi, nel corso della loro esistenza, di dover affrontare due diverse tipologie di partite - quella che mette in palio un trofeo, una medaglia o la semplice gloria personale e quella, ben più importante, per la sopravvivenza. Il cecoslovacco Kurt Epstein disputò sia l’una che l’altra, a cavallo tra gli anni Trenta e il decennio seguente, uscendone vittorioso soprattutto nel secondo caso.

 Nato a una cinquantina di chilometri da Praga in quello che ancora si chiamava Impero austroungarico, Kurt è uno degli ultimi discendenti di una famiglia di conciari ebrei che ha messo le radici in Boemia da oltre 400 anni. Dopo aver provato il canottaggio decide di passare al nuoto agonistico, da lui stesso considerato “lo sport ideale per gli ebrei” perché non richiedeva eccessiva forza fisica: si affilia al Český Plaveckých Klub (Cpk) e vince una gara nei 50 rana.

giovedì 4 agosto 2016

1936: Maffei sfiora il bronzo alle Olimpiadi



 Fuori dal podio per un centimetro. Un misero, fottutissimo centimetro. Una delusione solo in parte mitigata dal primato italiano stabilito proprio in quel giorno. È il 4 agosto di ottanta anni fa precisi precisi quando il viareggino Arturo Maffei sfiora la medaglia di bronzo nella gara di salto in lungo alle Olimpiadi di Berlino del 1936: fu, sportivamente parlando, uno dei momenti più alti di una carriera comunque costellata di successi. E, al tempo stesso, forse il suo rimpianto maggiore.

Per Maffei, all’epoca un giovanotto di 26 anni, si trattava dei primi Giochi olimpici a cui prendeva parte dopo la mancata qualificazione a quelli di Los Angeles del 1932: in una Berlino pavesata di svastiche e altri simboli nazisti – i cosiddetti “Nazi Games”, in realtà, erano stati assegnati alla Germania ai tempi della Repubblica di Weimar, ma i vertici del partito nazionalsocialista tentarono di sfruttarli a scopo propagandistico – c’era la speranza di portare a casa una medaglia.

mercoledì 3 agosto 2016

Dove osano le aquile



Walter Winterbottom, commissario tecnico della nazionale inglese di calcio negli anni Settanta, sentenziò una volta che in un futuro non troppo remoto un Paese africano avrebbe vinto i Mondiali. 

Quella profezia, però, non si è ancora avverata. O meglio: solo in parte. Perché è successo che la Nigeria e il Camerun abbiano conquistato la medaglia d'oro ai Giochi olimpici, sorta di Mondiale in miniatura. E proprio quella dei nigeriani, che seppero tenere testa e sconfiggere avversari ben più blasonati, fu un'impresa senza eguali.


lunedì 1 agosto 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: il Brasile ai Giochi del 1932



L’Ungheria sta alla pallanuoto come il Brasile sta al calcio. Un’equazione che nessuno oserebbe mai tentare di confutare dando una sbirciata ai trofei vinti e, in particolare, ai titoli olimpici dei magiari (nove) e a quelli mondiali dei sudamericani (cinque). E se provassimo a invertire gli sport? Gli ungheresi conobbero il loro momento di gloria negli anni Cinquanta con la leggendaria Aranycsapat di Puskás, Kocsis, Czibor e Hidegkuti. Il Brasile, invece, nella pallanuoto è sempre rimasto intrappolato in una sorta di limbo: troppo forte rispetto alle altre nazionali dell’America Latina, troppo debole per insidiare le corazzate europee. Soprattutto, detiene un poco invidiabile primato: a tutt’oggi è l’unica squadra ad essere stata squalificata dal torneo olimpico di pallanuoto.

sabato 30 luglio 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: Noel Purcell


Cosa accomuna pallanuoto e rugby? Di primo acchito, probabilmente nulla. Eppure qualche analogia c'è: il contatto fisico è inevitabile e incentivato, il gioco maschio pure, c'è un pallone da scagliare in mezzo a due pali. Anzi: la pallanuoto, a cavallo tra Ottocento e Novecento, era una sorta di rugby acquatico. Per Noel Purcell, comunque, piscina o erba faceva poca differenza: era talmente versatile che ha giocato per l'Irlanda in entrambe le discipline.

Nato a Dublino nel 1891, dopo aver concluso gli studi al prestigioso Trinity College si dedica all'attività agonistica tanto da conquistare quattro titoli irlandesi nel nuoto. Poi pratica pure la pallanuoto e diventa un formidabile difensore nel Dublin Swimming Club.

L'eco delle sue gesta attraversa il Mar d'Irlanda: in occasione dei Giochi olimpici di Anversa del 1920, infatti, viene convocato nella nazionale della Gran Bretagna. Come nel calcio, anche nella pallanuoto i britannici sono considerati i maestri: hanno inventato il gioco, ne hanno codificato le prime regole poi adottate in tutto il mondo, hanno dominato i precedenti tornei.

giovedì 28 luglio 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: Louis de Breda Handley


Domanda: quanti sono gli atleti italiani che hanno partecipato ai Giochi olimpici di Saint Louis del 1904? Nessuno: l’Italia non mandò nessuno a gareggiare. Anzi no: il Belpaese fu in qualche modo rappresentato alla seconda edizione delle Olimpiadi. Di più: salì sul gradino più alto del podio. Accadde nella pallanuoto, con uno straordinario atleta chiamato Louis de Breda Handley.

Il suo vero nome di battesimo, in realtà, era Luigi. Ed è a Roma che nasce il giorno di San Valentino del 1874 da madre italiana e padre americano, tal Francis Montague Handley che L’Osservatore Romano attesta come scultore personale dei papi Leone XIII e Pio X. Luigi dimostra subito una naturale predisposizione per lo sport: nuotare nelle acque del Tevere è uno dei suoi passatempi preferiti. All'età di 22 anni decide di trasferirsi oltreoceano: arrivato a New York, dove trova lavoro in una ditta di import, aggiunge sul passaporto il cognome del padre e anglicizza il proprio nome in Louis.

mercoledì 27 luglio 2016

Pallanuoto e Olimpiadi: João Havelange



Nel Brasile che partecipa, senza lasciare granché traccia, al torneo di pallanuoto dei Giochi olimpici del 1952 a Helsinki c’è un aitante trentaseienne con i capelli chiari e lo sguardo glaciale. Detta così, parrebbe uno scandinavo piuttosto che un sudamericano. E in effetti al nome tipicamente brasiliano (João) contrappone un cognome di origine europea, belga per la precisione: Havelange. Un curioso binomio che diventerà famoso, soprattutto quando la carriera da atleta sfocerà in quella dirigenziale.

martedì 26 luglio 2016

1992: l'hockey su pista alle Olimpiadi


Photo Angelo Cupisti

“Come sarebbe bello vedere l’hockey su pista alle Olimpiadi…”. Già: probabilmente, è l’unico punto su cui convergerebbero anche le tifoserie divise da un’aspra rivalità. Eppure ci fu un momento, un anno – il 1992 – in cui l’hockey seppe conquistarsi la ribalta dei cinque cerchi. Un’esperienza straordinaria, indimenticabile. E soprattutto irripetibile: quell’inserimento nel programma olimpico in qualità di “sport dimostrativo” rimase un episodio isolato a cui l’intero movimento dei pattini a rotelle non seppe dare continuità.

lunedì 4 luglio 2016

Europeiade: il trionfo della Grecia a Euro 2004



“Narrami, o Musa, dei valorosi ellenici le grandi gesta…”. 4 luglio 2004: gli americani staranno sicuramente celebrando l’Independence Day, magari accendendo il barbecue nel giardino di quelle villette che sembrano la riproduzione su larga scala dello stesso, identico modellino. Io, invece, festeggio la fine dell’esame di maturità: è il giorno successivo all’orale e, ormai libero da patemi, posso godermi l’epilogo degli Europei di calcio. Finale inedita e inattesa, quella di Lisbona: Grecia contro Portogallo.

Che ci crediate o no, non è del tutto fortuito che io, liceale appassionato di pallone, debba diplomarmi nell’anno in cui gli ellenici si sono ripresentati a una principale competizione calcistica. Anzi: la Moira, incarnazione del destino nella mitologica greca, ha voluto che nella seconda prova scritta dovessimo cimentarci con una versione di Platone. E ignoro, in quel momento, di esser giunto alle ultime pagine di un avvincente poema epico alla stregua di Iliade e Odissea.

giovedì 26 maggio 2016

Estate 1991: Pelé a Viareggio



“C’è Pelé al Bar Olympic...”. Ma come, uno dei più forti calciatori di ogni epoca sul lungomare di Viareggio? Sembrava uno scherzo, che nella città del Carnevale poteva anche starci, e per giunta inverosimile. Macché, non era affatto una bufala: Edson Arantes do Nascimento, per tutti semplicemente Pelé, aveva davvero messo piede in uno dei ritrovi più frequentati della Passeggiata. Scatenando, inevitabilmente, la curiosità dei passanti che avvisarono subito le increduli redazioni de Il Tirreno e La Nazione, i due quotidiani locali.

domenica 10 aprile 2016

Il colosso di Maroussi: Spyros Louīs


Avrei potuto titolare "Il maratoneta" questo mio pezzo dedicato a Spyros Louīs, il greco che vinse la maratona ai primi Giochi olimpici moderni nel 1896 ad Atene. E invece no, non l'ho fatto. Non l'ho fatto perché sarebbe stato esageratamente semplice, se non addirittura banale. 

E allora mi sono incamminato in un'altra direzione. Ho scelto "Il colosso di Maroussi", splendida quanto poco conosciuta opera di Henry Miller, per due motivi. Il primo: nel titolo si cita la città - o meglio, il villaggio - natale di Louīs. Il secondo: quello di Miller è un libro a cui sono particolarmente affezionato. 

Era il novembre di sette anni fa e andai a trovare un'amica a Roma: stavo faticosamente cercando di andare avanti dopo la fine di una storia d'amore e avevo presentato domanda per andare a fare uno stage ad Atene, in ambasciata o all'istituto italiano di cultura, tramite il bando Mae-Crui. Arrivato a Termini, la mia amica mi dice che mi avrebbe raggiunto di lì a poco: nell'attesa entro nella libreria della stazione, dove m'impongo di fare sempre un salto quando vado in treno a Roma. E, tra i vari scaffali, mi ritrovo tra le mani questo libro. Maroussi - ma questo già lo sapevo - è nella conurbazione di Atene: sarà mica un segno del destino?, penso. Naturalmente lo prendo. 

Esco dalla libreria e davanti ai miei occhi si palesa la pubblicità di una compagnia aerea: c'è una grande anfora greca. "Roma-Atene a partire da...". Secondo segno del destino? Beh, forse sì. Perché poche settimane dopo arrivò la telefonata tanto attesa: ero stato selezionato. Sarei andato nella patria dei Giochi olimpici...

sabato 19 marzo 2016

Basket e diritti civili: i Texas Miners e l'NCAA 1966



"Come si fa a fermare cinque negri che stanno sfondando una bianca? Gli tiri una palla da basket!" (Full Metal Jacket)

Nell'America che arriva al giro di boa degli anni Sessanta la questione razziale rimane un nodo ancora ben aggrovigliato: nonostante la condanna da parte della Corte Suprema delle politiche discriminatorie perpetrate negli Stati del Sud, le cronache narrano di omicidi, arresti a tappeto, incendi. E c'è pure un clamoroso caso di ostruzionismo al Congresso, quello del senatore dixiecrat Strom Thurmond che nel 1957 parlò ininterrottamente per 24 ore e 18 minuti per non far passare una proposta di legge del presidente Eisenhower sui diritti civili. Non esiste settore della società che non diventi terreno di scontro: il lavoro, la religione, i trasporti pubblici, anche - e soprattutto - l'istruzione.

sabato 23 gennaio 2016

Sport e letteratura: la ballata di Matthias Sindelar


Per quanto il fascino di certi luoghi sia un dato oggettivo, resto dell'idea che i viaggi vivono anche delle sensazioni, dello stato d'animo di un determinato momento della nostra vita. È quanto mi è accaduto con Vienna, visitata in occasione del Capodanno di due anni fa. La città è meravigliosa, di un'eleganza sobria e mai pacchiana, trasuda storia in ogni suo angolo. 

Aggiungeteci che si trattava della mia prima, vera vacanza dopo tempo immemore, del primo viaggio con la mia attuale compagna, ed ecco che torno a casa assolutamente incantato dalla patria dei caffè e della Sacher.