domenica 25 febbraio 2018

Sport e Carnevale di Viareggio: il tennis


Quando menava colpi su colpi con la racchetta a soli diciotto anni, nessuno osava fantasticare che quel valido giovanotto sarebbe un giorno diventato un regista talmente apprezzato da vincere un Leone d’Oro a Venezia e due David di Donatello ed esser nominato per ben quattro volte agli Oscar. Epperò a Viareggio è successo pure questo: ottant’anni fa un giovane Gilberto – per tutti, semplicemente, Gillo – Pontecorvo partecipò a un torneo in pieno Carnevale, sui campi del circolo nella pineta di Ponente. 

Era il 1938 e di lì a qualche mesi sarebbero partiti i lavori di realizzazione delle tribune in cemento armato tuttora esistenti: le progettò Giorgio Frette, viareggino laureatosi al Politecnico di Milano e fondatore del Gruppo 7 così come del Miar, il Movimento italiano per l’architettura razionale.

venerdì 23 febbraio 2018

I trofei scomparsi: la Coppa Carnevale di nuoto



C’è la Coppa Carnevale di calcio che da oltre mezzo secolo fa esibire sul prato dello stadio dei Pini gli “assi del domani”, come recita l’inno composto da Aldo Valleroni e Stefano Sciarra. E poco più in là, nella piscina comunale vergognosamente chiusa da mesi, c’è stata un’altra Coppa Carnevale – quella di nuoto - che ha portato a Viareggio una sfilza di giovani promesse che avrebbero poi messo al collo medaglie europee, mondiali e olimpiche. Una storia avvincente, iniziata quarant’anni fa e finita tuttavia in malo modo nell’indifferenza generale.

giovedì 15 febbraio 2018

"Il calcio balletto delle masse": Dmitrij Šostakovič


A volte è incredibile come basti un impulso, anche il più banale e insignificante, a stimolare delle idee per un testo da scrivere. È andata più o meno così: due domeniche fa ero, assieme alla mia bimba Alice, ad assistere alla sfilata dei carri del Carnevale di Viareggio - e di quale altro, sennò? 

Ecco, a un certo punto ne passa uno di quelli che più mi piacciono: s'intitola "Papaveri rossi" ed è un'allegoria sugli orrori della guerra. I figuranti sono tutti travestiti da soldati ed eseguono varie coreografie, preparate nel corso di alcuni mesi, sulle note di una colonna sonora appositamente scelta. 

Sto fissando quest'insolita scenografia fatta da un campo di papaveri giganti in cartapesta quando dalle casse esce una musica a me nota: è il Valzer 2 di Dmitrij Šostakovič, utilizzato nei titoli di coda del film "Eyes wide shut". La sinfonia, tornata alle mie orecchie dopo tempo immemore, mi rimbomba nella testa nei giorni successivi fino a che mi riaffiora un ricordo che avevo rimosso: ma Šostakovič non andava matto per il calcio? Inizio a fare un po' di ricerche e, beh, eccomi qui...

"Ascoltare il calcio alla radio è come bere Stolichnaya importata"
(Dmitrij Šostakovič)

'Era un tifoso rabbioso. Si comportava come un bambino. Sussultava. Urlava. Gesticolava'. Una descrizione esemplare per mettere in parole l'irrazionalità tipica dello sportivo che, da sempre al fianco della squadra che gli fa palpitare il cuore, passa dall'euforia per la vittoria alla disperazione in caso di sconfitta. Eppure a mostrare quelle attitudini era un uomo all'apparenza insospettabile, un timido e introverso compositore, addirittura uno dei più apprezzati dell'intero Novecento: Dmitrij Šostakovič. Che ha amato il pallone quanto e forse più degli spartiti. Anzi: a detta della sua biografa Laurel Fay, "il calcio offrì a Šostakovič una via di fuga sia dalla musica che dalle preoccupazioni della vita quotidiana".

domenica 11 febbraio 2018

Sport e Carnevale di Viareggio: il ciclismo



È stata ribattezzata la “città delle occasioni perse”, Viareggio, e non c'è da stupirsi del poco invidiabile appellativo: specialmente nello sport s’è perso il conto degli eventi nati in riva al Tirreno che hanno via via alzato bandiera bianca. Eppure una competizione ormai defunta è ritornata in vita: in concomitanza con il secondo corso mascherato Burlamacco ha riabbracciato il Trofeo Ondina, gara per gli amanti della bicicletta che tra gli anni Ottanta e Novanta arrivò a totalizzare quasi venti edizioni. Merito dell’Acsi, che ha affiancato alle classiche categorie amatoriali le specialità paralimpiche e la nuova disciplina a scatto fisso.