domenica 18 luglio 2010

Familia ebrea


"Maometto è morto!" (coro dei tifosi del Beitar Gerusalemme)


Se c'è una squadra, in Israele, legata a doppio filo al potere - militare, politico e religioso -, quella è il Beitar Gerusalemme. Dalla nascita ad oggi è sempre stato collegato all'estrema destra israeliana, agli ebrei ultraortodossi e nazionalisti. Tanto più che i suoi tifosi, considerati i più razzisti e violenti di tutto il paese, si vantano di un primato del tutto particolare detenuto dalla loro squadra del cuore: il Beitar non ha mai ingaggiato - e, probabilmente, mai ingaggerà - giocatori arabi.

martedì 6 luglio 2010

"L'arbitro" di Eduardo Galeano


Ebbene sì, lo ammetto: stasera simpatizzerò più per l'Uruguay che per l'Olanda. Da amante del calcio non ci sarebbero dubbi: la Celeste mette in mostra un gioco ruvido e duro, contrapposto alla precisione degli Oranje. Tuttavia, le squadre sudamericane sanno sempre riscuotere simpatia. E poi da anni uno dei miei giocatori preferiti è Diego Forlán.

Per celebrare l'Uruguay in semifinale, ma anche per cercare di avvicinare al calcio chi non ama questo sport, propongo oggi un racconto di colui che é, forse, il più famoso scrittore uruguayano: Eduardo Galeano. Il racconto si intitola "L'arbitro" e fa parte della raccolta "Cuentos de fútbol", uscita in Italia grazie alla Mondadori. 

Piccolo suggerimento: leggetevi questo racconto ascoltando una canzone di Jorge Drexler, cantante uruguayano reso celebre dalla colonna sonora de "I diari della motocicletta".


domenica 4 luglio 2010

United Soccer of America - 2


Photo: SI.com
[parte 1]

Il centrocampo è il reparto dove convivono altri americani dalle origini più disparate. Uno dei più celebri è Tabaré "Tab" Ramos Ricciardi: i suoi natali sono a Montevideo, per quanto i due cognomi tradiscano radici spagnole ed italiane. Trasferitosi con la famiglia negli Stati Uniti all'età di undici anni, si stabilisce a Kearny, nel New Jersey: dimostra fin da subito una certa propensione al soccer, tanto da essere scelto dai New York Cosmos nel 1984.

Preferisce, però, dedicarsi agli studi del college: un lustro dopo contribuisce al bronzo degli USA ai Mondiali di futsal in Olanda e, l'anno seguente, approda in Spagna. Divenuto celebre anche per la gomitata rifilatagli dal brasiliano Leonardo che gli causò una frattura al cranio, è stato il primo giocatore messo sotto contratto per la MLS.

United Soccer of America - 1


Photo: Taringa.net

 C'è una frase di Beppe Severgnini, citata nel suo spassosissimo libro "Un italiano in America", che descrive alla perfezione quanto suoni sinistro accostare il nome degli USA a quello del calcio:

"L'assegnazione della Coppa del Mondo agli Stati Uniti si spiega soltanto con questo spirito missionario. Altrimenti, dovremmo concludere che è stato un atto di allegra follia, come organizzare le World series di baseball in Corsica ed il Superbowl in Ucraina".

In effetti,
soccer e States non sono mai andati particolarmente d'accordo: ci fu la NASL, è vero, con l'approdo di numerosi campioni europei - molti dei quali, però, ben avviati sul viale del tramonto - ma poi il giocattolo si ruppe.

Poi, un bel giorno, gli americani si ritrovarono a feste
ggiare due volte nella medesima occasione: era il 4 luglio 1988, giorno dell'Independence Day, ed Henry Kissinger, ex segretario di stato e gran tifoso dei defunti New York Cosmos, annunciò l'assegnazione della Coppa del Mondo di calcio del 1994 agli Stati Uniti. Un evento storico, al quale i padroni di casa si presentarono così...