martedì 7 dicembre 2010

Quel trionfo danese, tra fiaba e tragedia


Volendo fare della retorica, la si potrebbe definire una moderna fiaba di Hans Christian Andersen in chiave calcistica. Eppure la clamorosa vittoria della Danimarca agli Europei di calcio del 1992 ebbe un prologo assai drammatico. E, contrariamente alla consuetudine dei racconti fiabeschi, nessun lieto fine.

La formula degli Europei - che si giocano in Svezia - prevede per l'ultima volta la fase finale a otto squadre: tra queste c’è anche la Jugoslavia, prima nel girone di qualificazione con un punto di vantaggio sulla Danimarca. Ma succede l’irreparabile: scoppia la guerra nei Balcani, da cui la Jugoslavia uscirà a pezzi, smembrata, fino a cessare di esistere come nazione unita. Non ci sono le condizioni per andare agli Europei.


lunedì 29 novembre 2010

Derby al 38° parallelo




Come ormai avrà capito chi segue costantemente i passi del mio blog, o come avranno intuito quanti si imbattono casualmente nella lettura dei miei articoli, raramente seguo l'attualità e preferisco ripescare aneddoti e, per l'appunto, storie più datati. O meglio, l'attualità diventa a volte un'occasione per affondare poi le radici nel passato e, soprattutto, per mescolare calcio e politica. 

La cronaca recente mi ha offerto uno spunto davvero interessante: da giorni si parla, infatti, di una possibile guerra nucleare tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. Proprio sessanta anni fa - era il 1950 - i due paesi si scontrarono in un'aspra guerra di tre anni conclusasi con 4 milioni di vittime, tra popolazione civile e militari, e soprattutto con un armistizio che è rimasto un semplice e mai attuato pezzo di carta. 

Ufficialmente, infatti, le due Coree sono ancora in stato di guerra ed in questi sessanta anni il rapporto ha conosciuto numerosi alti e bassi: la situazione è tornata a farsi tesa una settimana fa, quando la Corea del Nord ha bombardato l'isola di Yŏnp'yŏng causando la morte di due marines USA e di due civili. 

Un attacco che ha scatenato dure reazioni in tutto il mondo e al quale la Corea del Sud ha risposto con l'invio di una squadriglia di alcuni F16 che hanno aperto il fuoco. E pensare che, sei mesi fa, erano stati riaperti i negoziati di pace...


domenica 21 novembre 2010

Morte nel pomeriggio


Foto Simone Pierotti
Come avrete sicuramente letto sui quotidiani negli ultimi giorni, l'Irlanda sta attraversando una gravissima crisi che ha investito la sua economia e ha minato la stabilità del suo sistema bancario: a quanto pare, tra i paesi che giungeranno in soccorso di Dublino, ci sarà anche il Regno Unito, stando alle dichiarazioni del ministro delle finanze britannico George Osborne.

È
quantomento singolare che tutto questo succeda nelle immediate vicinanze di una ricorrenza significativa per il popolo irlandese: esattamente novanta anni fa - era il 21 novembre 1920 - un gesto di violenza civile macchiava di sangue la guerra per l'indipendenza irlandese da Londra. Passato alla storia come "Bloody Sunday", precedente ai fatti di Londonderry del 1972 citati anche dagli U2 in un loro celebre brano, l'episodio viene narrato anche all'interno del film "Michael Collins", del quale suggerisco la visione. Un episodio che vede tristemente protagonista anche lo sport e lo stadio Croke Park di Dublino, ritratto qua a fianco, come tragico scenario.

venerdì 12 novembre 2010

Le grandi rivalità: Viareggio vs Lucchese

Della serie: unire l'utile al dilettevole. Come avrete visto, negli ultimi tempi ho scritto poco su questo blog. Non che prima scrivessi tutti i giorni. Adesso, però, sto viaggiando alla media di un articolo al mese. Un po' pochino, sì. Ma, d'altro canto, incalzano gli impegni. Con "Il Tirreno". Con "Pianeta Sport", il cui terzo numero uscirà a breve. E anche con Sport Versilia, portale gestito dall'amico e collega Gabriele Noli che ha finito per coinvolgermi pure in questa avventura. Domenica qui a Viareggio ci sarà una partita molto attesa: il derby con la Lucchese. Non potevo non cogliere l'occasione per aggiungere anche questo personalissimo capitolo alla rubrica "Le grandi rivalità". Un capitolo particolarmente denso e corposo: su Sport Versilia ho pubblicato sei diversi articoli riguardo al derby. Un vero e proprio lavorone che, però, combacia perfettamente con lo spirito di questo blog. Trovate il canonico bilancio dei precedenti, ma anche un resoconto più dettagliato di due partite passate alla storia - quella del 2 maggio 1920, che diede vita alle "Tre giornate rosse di Viareggio" e lo spareggio di Livorno del 28 maggio 1933 -, un bilancio dei confronti in campionato. E poi tante, appassionanti storie. Quelle di coloro che hanno vestito entrambe le maglie e hanno vissuto il derby sia sulla sponda bianconera, sia su quella rossonera. Quelle di tutti quei viareggini che, per uno strano scherzo del destino, hanno giocato nella Lucchese ma mai nel Viareggio. E, come sempre, non mancherà un breve profilo delle due squadre.


domenica 17 ottobre 2010

America sotto smacco



Alle volte è strano come lo sport possa chiarire dubbi che altre discipline non riescono proprio a sciogliere. Ad esempio, la Russia non fa parte dell'Unione Europea eppure, culturalmente, avrebbe qualcosa da condividere più con il Vecchio Continente che non con gli altri paesi asiatici. Si pensi, ad esempio, alla religione, ortodossa e dunque cristiana. Si pensi, ad esempio, allo sport: squadre russe - ma anche armene, azere, georgiane - partecipano alle competizioni sportive europee. 

Ciò vale anche per Israele. Tant'è che il Maccabi Tel Aviv di basket maschile è stata la prima squadra europea a sconfiggere, in amichevole, una franchigia della NBA. Successe in terra israeliana l'8 settembre del 1978, ma quella vittoria di misura non fu mai riconosciuta ufficialmente dagli americani. Ventisette anni dopo, la vendetta stava per essere servita...


mercoledì 6 ottobre 2010

Olympiakos, tragedia greca


Hanno semplicemente deciso di difendere i loro diritti e di scioperare. Una scena divenuta oramai una pratica pressoché quotidiana in Grecia, dopo l'avvento di una recessione economica senza precedenti. Ma loro non sono dipendenti statali, portuali, insegnanti o agricoltori, tra le figure che più volte hanno incrociato le braccia nell'ultimo semestre. Sono i giocatori della squadra di pallanuoto dell'Olympiakos, celebre polisportiva del Pireo che ha in calcio e pallacanestro i suoi fiori all'occhiello: la società non paga da tempo gli stipendi e adesso i campioni di Grecia hanno deciso di incrociare le braccia, rifiutandosi di presenziare agli allenamenti. E, tra polemiche e disperati tentativi di trovare una soluzione, c'è chi ha già fatto le valigie.

martedì 14 settembre 2010

Saba e il calcio in versi - 5


La saga di poesie che Saba - perdonate la tremenda allitterazione... - ha dedicato al gioco del calcio si conclude con il componimento più conosciuto, perché ricorre  su gran parte dei libri di testo scolastici.

Non a caso la critica considera "Goal!" - questo il nome della poesia - la più scolastica ed accademica tra le cinque, quella dove emerge in misura minore, a detta di alcuni, la grande verve letteraria di Saba.

La poesia si apre con l'immagine di un portiere che ha appena subito una rete: per la vergogna cela il suo volto sul manto erboso per sottrarsi al fascio di "amara luce" che illumina la sua sconfitta personale. Mentre un compagno di squadra tenta invano di rialzarlo, sia con le parole che con la mano, la tifoseria avversaria esulta e gli spalti sembrano quasi non riuscire a contenere l'entusiasmo della folla.

E mentre i giocatori circondano l'autore della marcatura, dall'altra parte del campo c'è il loro portiere. Egli rimane da solo, ma solo in senso fisico: la sua anima, infatti, è come se fosse una figura in carne ed ossa che, in quel momento, sta abbracciando il compagno di squadra che ha segnato. "Della festa - egli dice - anche io son parte".

Chiudo questo viaggio tra le poesie di Saba sul gioco del calcio con un video in cui il poeta stesso recita i componimenti che ho riportato su queste pagine. 

lunedì 13 settembre 2010

Saba e il calcio in versi - 4


"Fanciulli allo stadio" è il quarto capitolo dei versi che il poeta triestino ha dedicato allo sport più amato dagli italiani.

Il componimento gioca su un contrasto: da una parte vi sono i calciatori che Saba guarda con disprezzo ("i superbi") poiché non si curano minimamente della
presenza di alcuni fanciulli (gli "acerbi") che danno, appunto, il titolo alla poesia; dall'altra vi sono i fanciulli stessi, che rievocano a Saba gli anni dell'infanzia (i "miei giorni imberbi").

domenica 12 settembre 2010

Saba e il calcio in versi - 3


Dopo "Squadra paesana" e "Tre momenti", oggi è la volta di "Tredicesima partita", terzo capitolo delle poesie che Umberto Saba ha dedicato al calcio ed alla Triestina.

Questo componimento nasce da un aneddoto: a leggerlo oggi, vien quasi naturale sorridere e guardare ad esso quasi fosse circondato da un alone di romanticismo e di nostalgia. Pare, infatti, che Saba andò a Padova ad assistere ad una partita di calcio assieme alla figlia: i tifosi euganei capiscono che i due, pur non parlando il dialetto locale, stanno facendo il tifo per la squadra veneta.

E così, in segno di riconoscimento, regalano un mazzetto di fiori alla figlia di Saba: lo stesso poeta, quasi a volersi sdebitare, avrebbe dunque dedicato questa terza poesia proprio a loro.

Saba narra di una partita che si sta giocando all'imbrunire e questa immagine non ha fatto che riportarmi alla mente i tempi in cui, da bambino, andavo a giocare a pallone con i compagni di scuola tra gli alberi della pineta, ai campetti al "pattinaggio" oppure sulla strada asfaltata, con sfide infinite che si protraevano sino a quando "non faceva buio".

In seconda battuta, è poi presente un forte sentimento di condivisione che unisce tutti gli spettatori ("Piaceva essere così pochi intirizziti uniti"), al quale Saba pone particolare enfasi isolando non a caso la parola "uniti", posta, anche qui non a caso, alla tredicesima riga.

sabato 11 settembre 2010

Saba e il calcio in versi - 2


Secondo appuntamento con le "Cinque poesie sul gioco del calcio" scritte da Umberto Saba: oggi vi propongo "Tre momenti".

Come recita il titolo, qui il poeta triestino racconta un trittico di precise, e facilmente riconoscibili, situazioni che si presentano all'interno di una partita di calcio: l'ingresso in campo dei giocatori; la strana condizione del portiere, che può rilassarsi quando i compagni giostrano in attacco ma deve stare all'erta non appena gli avversari si avvicinano alla sua area; la gioia, tanto effimera quanto intensa, dei tifosi in festa per una rete segnata o per la vittoria della squadra del cuore.

Particolarmente dense di significato sono le ultime due righe: mi pare di ricordare che poco tempo fa i tifosi della Triestina le scrissero su un lungo striscione fatto srotolare sugli spalti dello stadio "Nereo Rocco". Un doveroso omaggio a colui che, probabilmente, è stato il più famoso tra i sostenitori dell'undici alabardato.

venerdì 10 settembre 2010

Saba e il calcio in versi - 1


E chi l'ha detto che il calcio è solo uno sport? Personalmente, la trovo una definizione fin troppo riduttiva, forse anche superficiale. Mi si dirà: oggi è diventato un business, troppi soldi ed interessi economici vi ruotano attorno e l'hanno rovinato.

Vero. Ma non si può ignorare il grande ruolo sociale - è proprio il caso di dire - giocato dal calcio, un fenomeno che per molti poeti e scrittori di fama internazionale è stato fonte d'ispirazione: ne sono una perfetta testimonianza le "Cinque poesie sul gioco del calcio" scritte da Umberto Saba, ritratto nella foto a destra.

A mio avviso i suoi versi offrono un perfetto spaccato dei diversi momenti che si possono vivere durante un incontro di calcio. Versi che possono essere apprezzati anche da chi non sa cosa sia il fuorigioco. E che molti hanno definito addirittura l'apice della poesia di Saba.

A quanto pare, tutto nasce da quel giorno in cui il poeta accompagna la figlia allo stadio a vedere una partita della Triestina: la folla che, a seconda dei risultati conseguiti dalla squadra del cuore, impazzisce di gioia o ammutolisce per la disperazione, lo ammalia. Quell'amore a prima vista è narrato in "Squadra paesana", luogo di partenza di un breve viaggio che avrà come tappe intermedie tutti i versi che il poeta triestino ha dedicato al gioco del calcio e alla squadra della sua città.

In questo componimento Saba sembra guardare con un pizzico di invidia ai calciatori giovani e spensierati ("Le angosce [...] sono da voi sì lontane") e, soprattutto, parla del suo senso di appartenenza alla massa di tifosi ("Anch'io tra i molti vi saluto..."): in particolare, crea uno scarto tra l'io narrante e l'io partecipante, con il poeta che sembra un'entità distaccata dalla folla che si emoziona per le gesta dei giocatori ("...dagli altri diversamente - ugualmente commosso").


Volendo dare una risposta alla domanda iniziale, il calcio è (anche) poesia.

sabato 4 settembre 2010

Nasce Pianeta Sport


Quella che racconto in questo post è, a modo suo, una straordinaria storia (anche) di sport. Una storia dove lo sport è un elemento che unisce una decina di persone che non si sono mai incontrate, che si sono conosciute solo attraverso Internet e, appunto, lo sport.
La storia di oggi è, soprattutto, la storia di Pianeta Sport. Una rivista nata qualche mese fa e che oggi, grazie ad un editore - Geo Edizioni - che ha aderito entusiasta al progetto, prende finalmente vita. Il sottoscritto è tra quei dieci che ha dato vita a questa nuova creatura. Il primo vagito, in realtà, era stato a giugno quando, in occasione dei Mondiali di calcio in Sud Africa, siamo usciti con una guida a modo nostro. Ma quello era un numero zero. Da ieri, invece, è online il numero uno. Oltre 180 pagine dove troverete la presentazione della nuova serie A, della Premierleague, della Bundesliga e della Liga, ma anche della nuova Champions' League, dell'Europa League e persino dei gironi di qualificazione ai prossimi Europei. Tuttavia, la sezione dedicata al calcio è solo una piccolissima parte di quello che potrete leggere liberamente (la rivista, infatti, è scaricabile gratuitamente). Nel numero uno di Pianeta Sport troverete tutta una serie di speciali sui Mondiali di pallavolo, sui Mondiali di pallacanestro, sugli Europei di pallanuoto. E poi nuoto, canoa, tennis, atletica leggera, pugilato.
Vi segnalo poi alcune chicche: uno speciale sul rugby nei paesi dell'ex Unione Sovietica, un altro speciale sui vari campionati che si giocano in Italia e alcune pagine dedicate a cricket, lacrosse e aussie rules. Come vedete, insomma, ce n'è davvero per tutti i gusti. Una rivista che parla davvero di tutti gli sport, anche quelli chiamati erroneamente "minori". E che ne parla in silenzio, senza le chiacchiere da bar o le urla di quelle aluatte che popolano i programmi sportivi della domenica e del lunedì.
Io ho curato personalmente tutta la sezione relativa agli Europei di pallanuoto e ai Mondiali di basket femminile. E poi ho scritto di basket maschile - presentazione del girone D - e calcio - Liga, nuova Champions' League e squadra del mese. L'auspicio è che troviate di vostro gradimento sia i miei articoli, sia quello dei miei strani colleghi. Strani perché, al momento, non hanno ancora un volto. Ma hanno un talento naturale nella scrittura che posso toccare con mano.

Buona lettura a tutti.

Simone

martedì 31 agosto 2010

La prima guerra della pallanuoto



L'osservazione sorge, puntualmente, spontanea ogni qual volta le nazionali balcaniche si presentano alle manifestazioni sportive – siano esse Europei, Mondiali o Giochi olimpici - recitando la parte delle principali favorite: se la Jugoslavia fosse ancor oggi un unico paese, le sue selezioni sarebbero con ogni probabilità invincibili. 

Saggia osservazione, specie se applicata a certe discipline che nei Balcani hanno da sempre goduto di grande tradizione: tra queste vi è certamente la pallanuoto, sport che al pari di molti altri ha pesantemente risentito in più di una circostanza delle vicende geopolitiche che hanno mutato il volto della "polveriera d'Europa". Insomma, al pari della celebre "prima guerra del football" magistralmente raccontata da quel grande giornalista che fu Ryszard Kapuściński, si potrebbe legittimamente parlare di "guerre della pallanuoto".

Potete leggere l'articolo, in forma leggermente modificata, nel numero 1 di Pianeta Sport, rivista digitale che io ed altri colleghi del web abbiamo tirato su. Il link di riferimento è www.pianeta-sport.net.

domenica 29 agosto 2010

Il Libano e le bombe. Da tre punti. - 2


(continua da - 1)

 23 agosto 2006. Per il Libano potrebbe essere il giorno della verità, il giorno in cui poter avverare un sogno che i giocatori non immaginavano nemmeno di cullare.

Dopo la vittoria all'esordio contro il Venezuela (82-72) e le sonore, ma prevedibili, sconfitte contro Argentina e Serbia-Montenegro, la nazionale mediorientale affronta la Francia medaglia di bronzo agli Europei dell'anno prima. Quella Francia che, nel periodo compreso tra i due conflitti mondiali, fece del Libano un suo protettorato


Il Libano e le bombe. Da tre punti. - 1


Si verificano, nel lungo corso della storia, eventi che fanno la fortuna della celebre teoria dei "corsi e ricorsi" coniati dal filosofo Giovambattista Vico. La (apparentemente) insignificante partita tra Libano e Francia, in programma oggi ai Mondiali di basket maschile in Turchia, rientra a pieno titolo in questa schiera. 

I motivi sono presto detti. Le due nazionali tornano anzitutto ad affrontarsi a quattro anni di distanza: allora fu un 23 agosto, oggi il calendario segna il 29. In quella circostanza, i cestisti mediorientali furono tenuti in apprensione dalla guerra che il loro paese stava conducendo contro Israele: la situazione, al confine, è tornata ad esser tesa nemmeno un mese fa. E, sia in Giappone come in Turchia, nella Francia non ci sarà la stella Tony Parker: il giocatore dei San Antonio Spurs ha deciso di rinunciare alla rassegna iridata, preferendo recuperare dai vari guai fisici accusati nelle ultime stagioni. 

Quattro anni fa vinse, di misura, il Libano: il successo non fu sufficiente a passare il turno, ma per i mediorientali fu una vittoria speciale, giacché il paese era in guerra e nel passato la Francia aveva colonizzato proprio le loro terre. Scommettiamo che il Libano la spunta anche questa volta?


lunedì 9 agosto 2010

E l'Italia fece piangere il re



Nel suo (emozionante) libro intitolato "Todos mis hermanos", Manel Estiarte dedica il primo capitolo a quella che, senza ombra di dubbio, è stata finora la più emozionante finale di una competizione di pallanuoto: quella dei Giochi olimpici di Barcellona. L'ex giocatore spagnolo, oggi insignito di un'importante carica all'interno del Barcellona, la definisce El partido perfecto, "la partita perfetta". Non era una partita qualsiasi, quella che andò in scena il 9 agosto del 1992 alla piscina Bernart Picornell proprio il giorno della chiusura della manifestazione. Non poteva esserlo per Estiarte e per tutti i compagni di squadra catalani come lui: giocare di fronte al re Juan Carlos e al principe Felipe, ma soprattutto davanti ai loro padri, alle loro madri, a mogli, fidanzate e figli. Davanti alla loro gente. Un'occasione irripetibile.

domenica 18 luglio 2010

Familia ebrea


"Maometto è morto!" (coro dei tifosi del Beitar Gerusalemme)


Se c'è una squadra, in Israele, legata a doppio filo al potere - militare, politico e religioso -, quella è il Beitar Gerusalemme. Dalla nascita ad oggi è sempre stato collegato all'estrema destra israeliana, agli ebrei ultraortodossi e nazionalisti. Tanto più che i suoi tifosi, considerati i più razzisti e violenti di tutto il paese, si vantano di un primato del tutto particolare detenuto dalla loro squadra del cuore: il Beitar non ha mai ingaggiato - e, probabilmente, mai ingaggerà - giocatori arabi.

martedì 6 luglio 2010

"L'arbitro" di Eduardo Galeano


Ebbene sì, lo ammetto: stasera simpatizzerò più per l'Uruguay che per l'Olanda. Da amante del calcio non ci sarebbero dubbi: la Celeste mette in mostra un gioco ruvido e duro, contrapposto alla precisione degli Oranje. Tuttavia, le squadre sudamericane sanno sempre riscuotere simpatia. E poi da anni uno dei miei giocatori preferiti è Diego Forlán.

Per celebrare l'Uruguay in semifinale, ma anche per cercare di avvicinare al calcio chi non ama questo sport, propongo oggi un racconto di colui che é, forse, il più famoso scrittore uruguayano: Eduardo Galeano. Il racconto si intitola "L'arbitro" e fa parte della raccolta "Cuentos de fútbol", uscita in Italia grazie alla Mondadori. 

Piccolo suggerimento: leggetevi questo racconto ascoltando una canzone di Jorge Drexler, cantante uruguayano reso celebre dalla colonna sonora de "I diari della motocicletta".


domenica 4 luglio 2010

United Soccer of America - 2


Photo: SI.com
[parte 1]

Il centrocampo è il reparto dove convivono altri americani dalle origini più disparate. Uno dei più celebri è Tabaré "Tab" Ramos Ricciardi: i suoi natali sono a Montevideo, per quanto i due cognomi tradiscano radici spagnole ed italiane. Trasferitosi con la famiglia negli Stati Uniti all'età di undici anni, si stabilisce a Kearny, nel New Jersey: dimostra fin da subito una certa propensione al soccer, tanto da essere scelto dai New York Cosmos nel 1984.

Preferisce, però, dedicarsi agli studi del college: un lustro dopo contribuisce al bronzo degli USA ai Mondiali di futsal in Olanda e, l'anno seguente, approda in Spagna. Divenuto celebre anche per la gomitata rifilatagli dal brasiliano Leonardo che gli causò una frattura al cranio, è stato il primo giocatore messo sotto contratto per la MLS.

United Soccer of America - 1


Photo: Taringa.net

 C'è una frase di Beppe Severgnini, citata nel suo spassosissimo libro "Un italiano in America", che descrive alla perfezione quanto suoni sinistro accostare il nome degli USA a quello del calcio:

"L'assegnazione della Coppa del Mondo agli Stati Uniti si spiega soltanto con questo spirito missionario. Altrimenti, dovremmo concludere che è stato un atto di allegra follia, come organizzare le World series di baseball in Corsica ed il Superbowl in Ucraina".

In effetti,
soccer e States non sono mai andati particolarmente d'accordo: ci fu la NASL, è vero, con l'approdo di numerosi campioni europei - molti dei quali, però, ben avviati sul viale del tramonto - ma poi il giocattolo si ruppe.

Poi, un bel giorno, gli americani si ritrovarono a feste
ggiare due volte nella medesima occasione: era il 4 luglio 1988, giorno dell'Independence Day, ed Henry Kissinger, ex segretario di stato e gran tifoso dei defunti New York Cosmos, annunciò l'assegnazione della Coppa del Mondo di calcio del 1994 agli Stati Uniti. Un evento storico, al quale i padroni di casa si presentarono così...

venerdì 11 giugno 2010

Argentina 78: vincere per occultare


Sentivate la mancanza del calcio, dopo la fine dei campionati e delle coppe europee? Tranquilli, da oggi la vostra fame verrà ampiamente saziata: in Sud Africa iniziano i Mondiali, i primi che si giocano nel Continente Nero.

Come sempre, tra le nazionali favorite figura l'Argentina, allenata da Diego Armando Maradona, che il Mondiale lo vinse da giocatore nel 1986. Il primo titolo dei sudamericani risale al 1978 e quel trionfo è uno dei tanti esempi dei molteplici intrecci tra sport e potere: la vittoria della nazionale argentina divenne il velo di Maya di schopenaueriana memoria per nascondere le malefatte della dittatura militare che all'epoca regnava nel paese.

Ripropongo oggi questa storia, esattamente come feci quattro anni fa in un altro mio blog, nel frattempo smantellato. Lo faccio sia perché la storia merita di essere raccontata anche qui, sia perché quattro anni fa fu l'Italia a laurearsi campione del mondo.

E allora, con la speranza che questo articolo - nel frattempo sottoposto a qualche piccola modifica - possa nuovamente portare fortuna agli azzurri, faccio a tutti i miei lettori l'augurio di un buon Mondiale.


venerdì 21 maggio 2010

Calcio, media e potere - 4

Francamente, mi è ancora piuttosto arduo capire come mai certi intellettuali - o presunti tali - abbiano sempre snobbato il calcio e lo sport in generale. Eppure, specialmente nel primo caso, si tratta di fenomeni molto popolari, al punto che, nel corso della storia, più di un regime ha tentato di utilizzare le discipline sportive per fini di propaganda. O, semplicemente, anche per distogliere l'attenzione del popolo dai problemi reali. 

Fortunatamente, un grande scrittore come Eduardo Galeano non ha assunto questo snobismo e, anzi, ha regalato ai suoi lettori molti racconti inerenti al calcio. Ed il suo "Splendori e miserie del gioco del calcio" è esattamente una raccolta di varie storie di calcio. Non poteva mancare qualche richiamo a Silvio Berlusconi e all'uso che ha saputo fare del suo ruolo di presidente del Milan. Galeano racconta, peraltro, un aneddoto: pare che l'attuale premier italiano avesse imposto un nuovo inno, "Milan nei nostri cuori", perché era convinto che il tradizionale "Milan Milan" esercitasse un'influenza negativa sui giocatori rossoneri...


martedì 11 maggio 2010

Calcio, media e potere - 3


Il brano che leggerete qui sotto è tratto da quello che ritengo la Bibbia del mio ideale di giornalismo sportivo: "Calcio e potere", opera del giornalista britannico Simon Kuper. Scritto a metà degli anni Novanta, al termine di un lungo girovagare in Europa, Africa e Sud America, è un libro che - come sintetizza il titolo - spiega alla perfezione i molteplici intrecci che possono esserci tra il calcio ed il potere, sia esso religioso, politico o militare. Pubblicato in Italia solamente tre anni fa, per merito della ISBN Edizioni, "Calcio e potere" è stato soggetto a parziali modifiche in tempi recenti e, per l'edizione italiana, è stato aggiunto il capitolo che andrete a leggere qua sotto. E che, molto semplicemente, s'intitola "Berlusconi".


domenica 2 maggio 2010

E Viareggio si tinse di rosso


Oggi racconto lo storico derby tra Viareggio e Lucchese del 2 maggio 1920, quello in cui perse la vita il guardalinee Augusto Morganti e da cui scaturì una sollevazione popolare nota come le "tre giornate rosse di Viareggio": fu il primo morto in Italia per una partita di calcio. 

L'articolo che leggerete qua sotto non è farina del mio sacco, ma porta la (prestigiosa) firma di Mario Tobino, noto scrittore e psichiatra viareggino scomparso nel 1991. Il resoconto di Viareggio-Lucchese è tratto dal suo libro "Sulla spiaggia e di là dal molo".




giovedì 22 aprile 2010

Intervista ad Oliviero Beha


"Eccoti...ti cercavo...mi servi proprio tu". Così parlò Fabrizio. E così iniziò il mio secondo Festival internazionale del giornalismo di Perugia nelle vesti di volontario. Appena arrivato e subito un incarico di fiducia: l'intervista ad Oliviero Beha per la web-tv del Festival.

Si fa presto a dire: intervista Beha. Personaggio "anti" per definizione, spazia da un argomento all'altro. E, per quanto la forma possa non piacere a tutti, per quanto tenda a ripetere la formula "Ve l'avevo detto io...", Beha non è mai banale, anzi, spesso va controcorrente o scava laddove molti preferiscono fermarsi alla superficie. Seguono poco meno di dieci minuti di chiacchierata a tutto tondo sul calcio, sui suoi rapporti con il potere e con l'informazione.

L'augurio, come sempre, è che siano di vostro gradimento. E un ringraziamento a Fabrizio e Massimo della web-tv per aver pensato a me.


mercoledì 14 aprile 2010

Ad un passo dal sogno




Oggi è un giorno speciale per Quevilly, cittadina francese di poco più di 22mila abitanti situata nell'Alta Normandia. La locale squadra di calcio affronterà stasera, a Caen, il blasonato Paris Saint Germain nella semifinale della Coppa di Francia. 

Fin qui niente di sensazionale, se non fosse che l'Us Quevilly è una squadra che milita nel Championnat de France Amateur, quarta divisione francese. I gialloneri, che possono contare su due soli elementi che si sono affacciati al calcio professionistico, hanno eliminato nel corso del loro cammino due club di Ligue 1, il massimo campionato transalpino, ovvero Rennes e Boulogne. 

E stasera affronteranno il Paris Saint Germain, con la speranza di centrare nuovamente la finalissima della coppa nazionale dopo esserci già riusciti nel lontano 1927, roba da preistoria.

La favola del Quevilly mi riporta alla mente un'altra storica impresa: correva l'anno 2000 e la Francia si sarebbe apprestata a vincere l'Europeo in Olanda e Belgio, bissando così il trionfo mondiale di due anni prima. La vittoria dei bleus venne preceduta dall'insolita finale della coppa nazionale tra il Nantes ed il Calais, squadra che militava in CFA proprio come il Quevilly oggi. Composto perlopiù da impiegati, insegnanti ed operai, l'undici giallorossonero fu l'autentica sorpresa di quella edizione della Coppa di Francia. Proprio come potrebbe esserla, a dieci anni di distanza, il Quevilly...

domenica 4 aprile 2010

Un'impresa scolpita nel marmo



Tra i luoghi d'interesse che sto scoprendo qui ad Atene non poteva certo mancare - da appassionato sportivo quale sono - il Kallimarmaron, ovvero l'antico stadio Panathinaiko, interamente costruito in marmo: costruito nel 560 a.C. per celebrare i Giochi Panatenaici e rimasto sepolto per numerosi secoli, venne riscoperto nel 1870 e ristrutturato in occasione dei primi Giochi Olimpici dell'era moderna, quelli di Atene del 1896. 

Gli italiani lo ricorderanno sicuramente per il trionfale arrivo di Stefano Baldini alla maratona dei Giochi olimpici del 2004: in quell'occasione il Kallimarmaron ospitò anche le gare di tiro con l'arco. E nello stesso anno la nazionale di calcio, che aveva appena vinto clamorosamente gli Europei, fu festeggiata qui. 

Ma non tutti sanno che, esattamente quarantadue anni fa - era infatti un 4 aprile -, l'antico stadio situato a fianco dei giardini nazionali fu teatro della finale della Coppa delle Coppe di pallacanestro tra l'AEK Atene e lo Slavia Praga. Un evento che, è proprio il caso di dire, è rimasto scolpito nella memoria degli sportivi greci.


Il destino ha voluto che questa ricorrenza avvenisse in occasione della domenica della Pasqua ortodossa, una festività che i greci vivono in maniera più calorosa rispetto al Natale. E allora, Χρόνια πολλά a tutti i miei lettori.

domenica 21 marzo 2010

Le grandi rivalità: Panathinaikos vs Olympiakos



La mamma (delle battaglie) è sempre la mamma (delle battaglie). Lo sanno bene anche ad Atene, dove oggi va in scena il derby per antonomasia: Panathinaikos-Olympiakos. Come accade spesso ad altre latitudini, non è una partita qualsiasi, né la si può ridurre al mero aspetto calcistico.


Al pari di altre squadre - non solo della capitale - Panathinaikos ed Olympiakos sono infatti due polisportive e, dunque, la loro rivalità trova radici anche nella pallacanestro, nella pallavolo, persino nella pallanuoto, e si intreccia con aspetti sociali e politici. Sono, altresì, le prime due squadre in Grecia per numero di tifosi, le più titolate, quelle che si sono spartite il maggior numero di campionati nazionali, lasciando letteralmente le briciole alle altre contendenti. 

Non è un caso, dunque, che i greci chiamino la sfida Ντέρμπι των αιωνίων αντιπάλων ("Derby degli eterni rivali") o, per l'appunto, Μητέρα των μαχών ("Madre delle battaglie"). Quella che andrà in scena oggi allo stadio olimpico di Atene è la partita numero 173 nell'ambito di campionato e coppa nazionale: per il Panathinaikos è una sorta di finale, dal momento che viaggia al primo posto con cinque punti di vantaggio sul Paok Salonicco e sette sugli eterni rivali. 

Sono passati sei anni dall'ultimo scudetto ed i verdi cercheranno la vittoria a tutti i costi: non è un caso che tutti i biglietti siano andati esauriti nel breve volgere di pochissime ore. Ma i cugini del Pireo non saranno certo restii ad abdicare dopo cinque anni di titoli nazionali, specialmente se il designato erede al trono è proprio il Panathinaikos.

domenica 7 febbraio 2010

Il torneo di Viareggio - 6



Il nuovo millennio. Trascurando per un attimo i trionfi ottenuti, in successione, da Empoli, Milan ed Inter, merita spendere più di una buona parola sulla cinquantaquattresima edizione. Si gioca, infatti, pochi mesi dopo l'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001: mentre gli Stati Uniti e la NATO invadono l'Afghanistan, da Viareggio e dal suo torneo giunge un messaggio di pace con la contemporanea partecipazione di una squadra israeliana (il Maccabi Haifa), di una palestinese (l'Arab Jerusalem) ed infine di una selezione di italoamericani di New York. Il dispiegamento di forze dell'ordine è inevitabilmente massiccio, si temono possibili attentati ed anche il Carnevale stesso viene considerato un obiettivo sensibile. Non succede nulla, se non che i giovani calciatori provenienti dal tumultuoso Medio Oriente trovano momentaneamente pace dai missili che volano sopra i loro paesi: non a caso, infatti, nel corso degli anni successivi, il Maccabi Haifa sarà puntualmente ospite del Torneo. 

sabato 6 febbraio 2010

Il torneo di Viareggio - 5



Anni ’90: l’avvento delle provinciali. L’edizione che fa da preludio a Italia '90 vede trionfare per la prima volta una cosiddetta “provinciale”, estranea cioè all’ambita casta delle società più blasonate del calcio italiano: si tratta del Cesena di Lamberto Zauli. Per la prima volta, inoltre, il Torneo vede la partecipazione di ben ventiquattro squadre, suddivise in otto gironi all’italiana da tre. Tra gli stranieri, nello Yomiuri Verdy Kawasaki Tokyo c’è un brasiliano che spicca in mezzo a tanti giovani calciatori con gli occhi a mandorla: il suo nome è Marcio Dos Santos Amoroso e sarà tra i protagonisti della serie A italiana con le maglie di Udinese, Parma e Milan.

venerdì 5 febbraio 2010

Il torneo di Viareggio - 4



Anni ’80: presenze illustri. Il decennio che si concluderà con la fine dell'Unione Sovietica e che segnerà l'avanzata della destra conservatrice negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna si apre con qualche veleno di troppo per il calcio italiano: le società di serie A e B, infatti, votano contro la libera circolazione dei giocatori stranieri in Europa. E, proprio pochi giorni prima dell’epilogo della Coppa Carnevale, scoppia lo scandalo relativo al calcio-scommesse che porta all’arresto di numerosi giocatori. Il consolidato torneo viareggino non sembra, però, risentire di queste vicende e continua ad ampliare i propri confini: nel 1983 anche l’Africa approda nel salotto buono del calcio giovanile internazionale con la formazione dell'Algeri. Nello stesso anno fanno la loro comparsa due prestigiose scuole calcistiche sudamericane, quella cilena (Santiago) e, soprattutto, quella brasiliana (Palmeiras). Nel 1989 tocca poi anche al Giappone, rappresentato dal Tōkyō.


giovedì 4 febbraio 2010

Il torneo di Viareggio - 3



Anni ’70: il vento dell'Est. Il periodo che coincide con l’avvento del calcio totale si apre nel segno del Dukla di Praga, vincitore del trofeo per tre volte nell'arco del decennio. Terza squadra della capitale cecoslovacca dopo Sparta e Slavia, si presenta con una caratteristica maglia color amaranto con maniche gialle, resa successivamente nota da una canzone della band inglese Half Man Half Biscuit ("All I want for Christmas is a Dukla Prague away kit"). Ispirato al nome di un villaggio situato alla frontiera tra l’odierna Slovacchia e la Polonia, teatro di una delle più sanguinose battaglie della Seconda Guerra Mondiale, il Dukla diviene ben presto una delle squadre più celebri e temute del Torneo: su alcuni dei suoi giocatori, particolarmente prestanti sul piano fisico, nascono infatti dei sospetti circa l'età anagrafica, a causa di certe calvizie fin troppo precoci.

mercoledì 3 febbraio 2010

Il torneo di Viareggio - 2



Anni ’60: oltre la cortina. Dieci anni dopo la sua prima edizione, il Torneo di Viareggio è ormai diventato una realtà riconosciuta in tutto il mondo: si consolida la formula con le sedici squadre, i confini si allargano ad Est, con Bulgaria, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Romania, Ungheria e persino Urss che, in pieno clima da guerra fredda, sono ospiti gradite a Viareggio. Una situazione che, su scala ridotta, sembra rispecchiare quella dell'intera nazione: l'Italia è membro del Patto Atlantico, alla guida del governo c'è la Democrazia Cristiana, eppure è qui che trova la sua dimora il più importante partito comunista dell'Europa occidentale. A Viareggio si getta lo sguardo oltre la cortina di ferro.


martedì 2 febbraio 2010

Il torneo di Viareggio - 1

Le origini. Il Torneo di Viareggio emette i suoi primi vagiti all’indomani della Seconda Guerra Mondiale: in tutta la città aleggia un forte spirito di rinascita dopo una lunga parentesi contrassegnata da brutalità e devastazioni. Tant'è che, già nel 1946, i carri del Carnevale tornano a sfilare sui viali a mare, ma anche lo sport - e il calcio - ritrova il sorriso grazie alla nascita di numerose squadre locali. Emerge così la necessità di dare nuova linfa vitale al Viareggio Calcio ed è a tal proposito che viene costituito nel 1947 il Centro Giovani Calciatori (CGC).


lunedì 1 febbraio 2010

Il torneo di Viareggio


È considerato uno dei più importanti - se non il più importante - tornei di calcio giovanile per club a livello mondiale. Da questa manifestazione sono usciti grandi nomi, italiani e stranieri, che si sono affermati nei campionati più prestigiosi: alcuni di loro hanno anche conosciuto la gioia di indossare la maglia della propria nazionale e di alzare la Coppa del Mondo. 

È anche una delle principali iniziative collaterali del Carnevale di Viareggio. Tutto questo e molto altro è racchiuso in due sole parole: Coppa Carnevale. È con questo nome che nel lontano 1948 viene istituito un torneo - inizialmente riservato alle squadre dei rioni di Viareggio - destinato ben presto ad allargare i propri confini, abbracciando con il passare degli anni tutti i cinque continenti della Terra. Come noto, è aperto alle rappresentative “Primavera” delle società calcistiche.


Oggi, lunedì 1° febbraio, a Viareggio prende il via la sessantaduesima edizione del torneo, ribattezzato frattanto Viareggio Cup: lo scorso anno ho avuto l'onore di esserne l'addetto stampa. L'articolo odierno è dunque un atto d'amore verso la mia città, ma anche un omaggio ai componenti del Cgc Viareggio, società organizzatrice, e a tutte le persone che hanno reso possibile questa esperienza indimenticabile: al presidente Alessandro Palagi e a coloro che contribuiscono alla riuscita della manifestazione i più sinceri auguri di "in bocca al lupo".

venerdì 22 gennaio 2010

Calcio, media e potere - 2


Seconda parte del capitolo che Franklin Foer ha dedicato, nel suo libro "Come il calcio spiega il mondo - Teoria improbabile sulla globalizzazione", alle cosiddette "nuove oligarchie" del calcio e, nello specifico, al rapporto di Silvio Berlusconi con lo sport più amato dagli italiani.
Scritto nel 2003, questo libro sembra mantenere la stessa forza, la stessa aderenza alla realtà contemporenea di otto anni fa. Intanto, allora come oggi il primo ministro italiano era la medesima persona: Silvio Berlusconi. E, già allora, l'opposizione non sembrava in grado di contrastare il suo potere e di proporsi agli italiani come valida alternativa al centrodestra. Mi verrebbe da dire che la validità del libro di Foer sta proprio qui: non è la classica opera che attacca frontalmente il premier, finendo (paradossalmente) per magnificarlo anziché scalfirne l'immagine, ma un'analisi lucida sulla realtà italiana. E, consentitemelo, una bella risposta a chi considera il giornalismo sportivo figlio di un Dio minore.


giovedì 21 gennaio 2010

Calcio, media e potere - 1


Non so voi, ma quando mi imbatto nelle critiche al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi leggo, quasi sempre, dei suoi guai giudiziari, dei suoi tentativi di svuotare la democrazia in Italia, dei reati caduti in prescrizione. Quasi mai, invece, mi è capitato di trovare qualche articolo che si concentrasse su un aspetto rimasto molto ai margini di analisi e discussioni che, a mio avviso, è stato invece fondamentale per la sua ascesa al potere, per la creazione ed il mantenimento del consenso: il rapporto tra Silvio Berlusconi ed il calcio.
Era il gennaio 1994 quando, in televisione, annunciò trionfalmente la sua "discesa in campo" in politica, introducendo un linguaggio nuovo, semplice, diretto, che - a quanto pare - trovò terreno fertile in molti italiani appassionati di calcio e, tra questi, i tifosi del suo Milan. Già: inutile sottolineare come Berlusconi abbia saputo conquistare una buona fetta dell'elettorato grazie alla sua immagine di presidente vincente dei rossoneri, che in quegli anni conquistavano scudetti, Coppe dei Campioni e trofei vari.
Pochissimi, dicevo, si sono dedicati ad analizzare in maniera approfondita il fenomeno. Lo ha invece fatto Franklin Foer, giornalista americano che ha scritto qualche anno fa il libro "Come il calcio spiega il mondo - Teoria improbabile della globalizzazione". Lo ha fatto senza "tifare" per Berlusconi o contro Berlusconi, come - ahimé - gran parte della stampa e della politica italiana è ormai avvezza a fare. Lo ha fatto studiando e spiegando il caso con spirito critico e obiettività. Una lettura, quella del suo libro, che vi consiglio vivamente.