mercoledì 23 maggio 2018

Calcio e poesia: Günter Grass


Pochi mesi fa, volendo scrivere un pezzo sul rapporto tra il compositore sovietico Dmitrij Šostaković e il calcio, mi sono imbattuto in un interessante articolo che cita varie opere che scrittori, pittori e poeti russi hanno dedicato in quegli anni al pallone. Dopo un po', rimuginandoci, mi si è accesa la lampadina: perché non scriverne qui, sul mio blog?

E così ho deciso di riportare, in italiano e nella rispettiva lingua d'origine, alcune poesie che hanno per tema il calcio e che sono state composte da grandissimi nomi. E oggi voglio partire addirittura da un Nobel per la letteratura: Günter Grass. Dopo tutto, la Germania è o non è campione del mondo in carica?

giovedì 10 maggio 2018

Duncan Edwards, il più grande


"I migliori biografi sono gli inglesi e gli americani". Ne parlavo giustappunto qualche giorno fa col mio amico Barge, con cui scambio sempre volentieri quattro chiacchiere, specie se si tratta del Carnevaldarsena o di libri di sport. In particolare, lui va matto per quelli editi dalla 66thand2nd. E oggi voglio parlarvi proprio di una biografia scritta da un inglese - meglio, da un gallese - e pubblicata proprio dalla casa editrice romana. Il libro, che ho divorato in pochi giorni, s'intitola "Duncan Edwards, il più grande" ed è uscito lo scorso 26 aprile. Quella che leggete di seguito è la mia recensione - la prima, oltretutto, ad apparire sul mio blog...

Pelé. Maradona. Cruijff. Di Stéfano. Se ci venisse sottoposta l'annosa domanda su chi sia stato il più forte calciatore di ogni epoca, i nomi da snocciolare risulterebbero sempre gli stessi - magari i ragazzi nati nel nuovo millennio, per ovvie ragioni anagrafiche, ribatterebbero 'Messi' o 'Ronaldo' (quello portoghese). A nessuno verrebbe di sicuro in mente di uscirsene con un "Duncan Edwards", figura pressoché sconosciuta in Italia se non ai nerd del pallone ma entrata nel mito al di là della Manica.

lunedì 12 marzo 2018

I 70 anni del Torneo di Viareggio su "Rivista Undici"



Scrivere per Rivista Undici è sempre un piacere, figuriamoci quando si tratta della mia città e di un torneo al quale sono e sarò sempre legato. Oggi, giorno in cui viene fischiato il calcio d'inizio della Viareggio Cup, riepilogo i primi settanta anni di storia di questa competizione giovanile che è perfino più antica della Coppa dei Campioni-Champions League e degli Europei per nazionali.

giovedì 8 marzo 2018

Viareggio e la nazionale femminile di calcio



Dato che oggi è l'8 marzo, mi pare doveroso ricordare che mezzo secolo fa - per l'esattezza il 23 febbraio 1968 - la nazionale di calcio femminile dell'Italia giocava la sua prima partita in assoluto a Viareggio. Sì, avete letto bene: a Viareggio. 

Per la cronaca le azzurre superarono di misura la Cecoslovacchia (2-1) che pochi giorni dopo avrebbe poi festeggiato il trionfo del Dukla Praga alla Coppa Carnevale. 

E sempre per la cronaca fu a Viareggio che nacque l'11 marzo seguente la Federazione Italiana Calcio Femminile. Di lì a pochi mesi furono gettate le basi anche del primo campionato nazionale di calcio femminile, con dieci squadre suddivise in due gironi - Ambrosiana, Genova, Pro Loco Travo, Pro Viareggio e Real Torino da una parte, Cagliari, Giovani Viola, Lazio 2000, Napoli e Roma dall'altra. 

Un pezzo di storia cittadina, ma anche nazionale, che non dovremmo dimenticare.

giovedì 1 marzo 2018

Il derby di Atene su "Rivista Undici"



È sempre un motivo di orgoglio vedere il mio nome sul sito di Rivista Undici. Tanto più dopo aver toccato gli argomenti che più mi piacciono. E, che si tratti di sport o di qualcos'altro, cosa c'è di meglio che scrivere di Grecia, anzi, di Atene, meglio ancora, di calcio ad Atene? Ecco, oggi ho scritto qualcosa sul derby tra Olympiakos e Panathinaikos, a mio modesto parere una delle rivalità più accese e meravigliose da raccontare, tra passato e presente.

domenica 25 febbraio 2018

Sport e Carnevale di Viareggio: il tennis


Quando menava colpi su colpi con la racchetta a soli diciotto anni, nessuno osava fantasticare che quel valido giovanotto sarebbe un giorno diventato un regista talmente apprezzato da vincere un Leone d’Oro a Venezia e due David di Donatello ed esser nominato per ben quattro volte agli Oscar. Epperò a Viareggio è successo pure questo: ottant’anni fa un giovane Gilberto – per tutti, semplicemente, Gillo – Pontecorvo partecipò a un torneo in pieno Carnevale, sui campi del circolo nella pineta di Ponente. 

Era il 1938 e di lì a qualche mesi sarebbero partiti i lavori di realizzazione delle tribune in cemento armato tuttora esistenti: le progettò Giorgio Frette, viareggino laureatosi al Politecnico di Milano e fondatore del Gruppo 7 così come del Miar, il Movimento italiano per l’architettura razionale.

venerdì 23 febbraio 2018

I trofei scomparsi: la Coppa Carnevale di nuoto



C’è la Coppa Carnevale di calcio che da oltre mezzo secolo fa esibire sul prato dello stadio dei Pini gli “assi del domani”, come recita l’inno composto da Aldo Valleroni e Stefano Sciarra. E poco più in là, nella piscina comunale vergognosamente chiusa da mesi, c’è stata un’altra Coppa Carnevale – quella di nuoto - che ha portato a Viareggio una sfilza di giovani promesse che avrebbero poi messo al collo medaglie europee, mondiali e olimpiche. Una storia avvincente, iniziata quarant’anni fa e finita tuttavia in malo modo nell’indifferenza generale.

giovedì 15 febbraio 2018

"Il calcio balletto delle masse": Dmitrij Šostakovič


A volte è incredibile come basti un impulso, anche il più banale e insignificante, a stimolare delle idee per un testo da scrivere. È andata più o meno così: due domeniche fa ero, assieme alla mia bimba Alice, ad assistere alla sfilata dei carri del Carnevale di Viareggio - e di quale altro, sennò? 

Ecco, a un certo punto ne passa uno di quelli che più mi piacciono: s'intitola "Papaveri rossi" ed è un'allegoria sugli orrori della guerra. I figuranti sono tutti travestiti da soldati ed eseguono varie coreografie, preparate nel corso di alcuni mesi, sulle note di una colonna sonora appositamente scelta. 

Sto fissando quest'insolita scenografia fatta da un campo di papaveri giganti in cartapesta quando dalle casse esce una musica a me nota: è il Valzer 2 di Dmitrij Šostakovič, utilizzato nei titoli di coda del film "Eyes wide shut". La sinfonia, tornata alle mie orecchie dopo tempo immemore, mi rimbomba nella testa nei giorni successivi fino a che mi riaffiora un ricordo che avevo rimosso: ma Šostakovič non andava matto per il calcio? Inizio a fare un po' di ricerche e, beh, eccomi qui...

"Ascoltare il calcio alla radio è come bere Stolichnaya importata"
(Dmitrij Šostakovič)

'Era un tifoso rabbioso. Si comportava come un bambino. Sussultava. Urlava. Gesticolava'. Una descrizione esemplare per mettere in parole l'irrazionalità tipica dello sportivo che, da sempre al fianco della squadra che gli fa palpitare il cuore, passa dall'euforia per la vittoria alla disperazione in caso di sconfitta. Eppure a mostrare quelle attitudini era un uomo all'apparenza insospettabile, un timido e introverso compositore, addirittura uno dei più apprezzati dell'intero Novecento: Dmitrij Šostakovič. Che ha amato il pallone quanto e forse più degli spartiti. Anzi: a detta della sua biografa Laurel Fay, "il calcio offrì a Šostakovič una via di fuga sia dalla musica che dalle preoccupazioni della vita quotidiana".