sabato 26 settembre 2015

Géza Kertész, lo "Schindler" del calcio italiano


"Avrei voluto vivere nel 1942, per vedere realmente la Seconda guerra mondiale...tanto il militare non l’avrei fatto": è passata quasi una settimana dalla serata conclusiva di Miss Italia eppure non si placano le polemiche per la dichiarazione della nuova reginetta Alice Sabatini. Il sindaco di Stazzema Maurizio Verona l’ha ufficialmente invitata a Sant’Anna di Stazzema, a toccare con mano il ricordo dell’eccidio del 12 agosto 1944. Io, nel mio piccolo e senza immischiarmi in questa diatriba, mi limito a narrare un pezzo di storia. Un racconto che intreccia il calcio, la mia città, la guerra e l’olocausto: la storia di Géza Kertész.

Nato a Budapest il 21 novembre 1894, sposato e padre di due figli, Kertész gioca in patria come interno di centrocampo vestendo le maglie di Btc e Ferencváros prima di ritirarsi a trent’anni ancora da compiere. Rimane nella capitale fino al 1925, quando decide di emigrare in Italia per tentare la fortuna dall’altra parte della barricata, nelle vesti di allenatore. E Kertész finisce in Toscana, all’ombra delle cave di marmo di Carrara: con lui in panchina la squadra locale ottiene il passaggio nella seconda divisione nazionale al primo colpo. In quegli anni il calcio danubiano è irrinunciabile fonte d’ispirazione per qualsiasi allenatore e, dopo una seconda stagione alla guida della Carrarese, il tecnico magiaro approda al Viareggio nella primavera del 1928.

Le zebre si chiamano ufficialmente Unione Sportiva Vezio Parducci Viareggio in memoria dell’omonimo figlio del locale segretario del Partito Fascista, rimasto ucciso nel 1921 durante i fatti di Sarzana. La mano del regime mussoliniano è tangibile: il 2 agosto 1926 è entrata in vigore la Carta di Viareggio per "fascistizzare" il calcio. Kertész, allenatore pragmatico e pignolo "con occhi piccoli e ammiccanti" e "un sorriso tra lo scettico e il burlesco", arriva giusto giusto per le finali del Girone Nord della Seconda Divisione – la Serie C dell’epoca -: nonostante le sconfitte contro Edera Trieste, Forlì e Piacenza i bianconeri sono comunque promossi nella categoria superiore. 


La stagione 1928-1929 sarà la seconda ed ultima di Kertész sulle rive del Tirreno: il Viareggio chiude all’ottavo posto in Prima Divisione con la seconda miglior difesa del campionato e con alcuni squilli di tromba come lo 0-0 interno contro lo Spezia dominatore incontrastato del girone, e, soprattutto, la vittoria nel derby contro la Libertas Lucca sul campo neutro di Pistoia. Congedatosi dal pubblico del nuovissimo "Polisportivo" con uno sfavillante 5-0 ai danni del modesto Acqui, il santone ungherese prosegue nel suo valzer di panchine allenando, tra le altre, Salernitana, Catania, Atalanta, Lazio e Roma.

Ma lo scoppio della guerra non fa più rotolare il pallone lungo lo Stivale: Kertész, che è pure ufficiale dell’esercito ungherese, decide allora di rientrare in patria. Qua, assieme all’ex compagno di squadra István Tóth, dà vita a un’organizzazione che salva numerosi connazionali dalla deportazione nei campi di concentramento e si traveste persino da soldato della Wermacht per permettere la fuga di ebrei dal ghetto di Budapest.

Quella dei due allenatori contro il governo collaborazionista del Partito delle Croci Frecciate è, indubbiamente, la partita più avvincente che stanno giocando. Che non ha tuttavia un lieto epilogo: a pochi mesi dalla fine del conflitto bellico, come un gol subìto nei minuti di recupero quando la vittoria sembra ineludibile, all’orecchio della Gestapo arriva la soffiata che Kertész nasconde un ebreo in casa. L’ex allenatore del Viareggio viene arrestato assieme all’amico Tóth e i nazisti d’Ungheria non hanno alcuna pietà: il 6 febbraio 1945, con l’Armata Rossa alle porte e la liberazione di Budapest pressoché imminente, vengono entrambi fucilati.

 Nell’aprile 1946, a guerra ampiamente conclusa, viene celebrato il funerale postumo di Kertész a cui viene riconosciuto il titolo di "martire della patria": seppellito nel cimitero degli eroi di Budapest, verrà scientemente dimenticato dal regime comunista a causa del suo passato da nazionalista.

In Italia, invece, c’è chi ha voluto sottrarlo dall’oblio. Come alcuni cittadini di Catania, che pochi anni fa hanno suggerito all’amministrazione comunale l’intitolazione a Kertész di una strada: la richiesta è stata esaudita lo scorso 26 aprile, a 70 anni esatti dalla cruenta morte dell’allenatore ungherese. Che, adesso, meriterebbe qualche omaggio pure a Viareggio.

Fonti:
C. Fontanelli, F. Magnini, "1920-2000: il Viareggio minuto per minuto", Geo Edizioni
F. Solarino, "Ritratti. “Lo Schindler del Catania”: Geza Kertesz l’allenatore dal cuore buono", Barbadillo.it 
"Catania, non dimenticare Géza Kertész", Blogtaormina.it

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