domenica 25 febbraio 2018

Sport e Carnevale di Viareggio: il tennis


Quando menava colpi su colpi con la racchetta a soli diciotto anni, nessuno osava fantasticare che quel valido giovanotto sarebbe un giorno diventato un regista talmente apprezzato da vincere un Leone d’Oro a Venezia e due David di Donatello ed esser nominato per ben quattro volte agli Oscar. Epperò a Viareggio è successo pure questo: ottant’anni fa un giovane Gilberto – per tutti, semplicemente, Gillo – Pontecorvo partecipò a un torneo in pieno Carnevale, sui campi del circolo nella pineta di Ponente. 

Era il 1938 e di lì a qualche mesi sarebbero partiti i lavori di realizzazione delle tribune in cemento armato tuttora esistenti: le progettò Giorgio Frette, viareggino laureatosi al Politecnico di Milano e fondatore del Gruppo 7 così come del Miar, il Movimento italiano per l’architettura razionale.

A quei tempi il circolo metteva in piedi ogni estate un torneo internazionale che richiamava all’ombra dei pini Vanni Canepele, Giovanni Palmieri, il francese André Merlin e altri ancora. Per una volta, però, il presidente Paolo Fazzini volle attirare gli amanti della racchetta anche in inverno, sfruttando la concomitanza con i corsi mascherati. E così dal 23 al 25 febbraio, accolti da un clima quasi primaverile, si diedero appuntamento a Viareggio i migliori toscani in circolazione.

Pontecorvo, portacolori del Circolo Tennis Pisa, si destreggiò con grande abilità tanto che la rivista “Tennis e sport invernali” gli riservò alcune righe di elogio, suggerendogli di “curare maggiormente le possibilità che sono indubbiamente ottime” e che gli avrebbero permesso di “salire ancora la scala dei valori tennistici nazionali”. Nei quarti di finale eliminò il favoritissimo Eugenio Migone, in seguito capitano azzurro in Coppa Davis e presidente della commissione tecnica federale, per poi uscire nel turno successivo contro Dilaghi del Guf Firenze.

Il raggiungimento della semifinale, però, fu l’unico motivo di sorriso per il futuro regista di “Queimada” e “La battaglia di Algeri” in quel nefasto 1938: con l’entrata in vigore delle Leggi Razziali la famiglia del tennista, di fede ebraica, dovette fuggire dall’Italia e Gillo raggiunse il fratello maggiore Bruno a Parigi. 

Il torneo di tennis fu il fiore all’occhiello del nutritissimo programma di manifestazioni sportive legate al Carnevale di quell’anno: ebbero luogo la popolare corsa campestre, una gimkana automobilistica per bambini, il tiro al piattello, una gara di remiere a Torre del Lago, un incontro di pugilato al Teatro Eden e una curiosa sfida fra camerieri che dovevano percorrere duecento metri con in mano un vassoio di bicchieri e bottiglie.

Quarant’anni dopo si tornò a impugnare la racchetta nel periodo dei corsi mascherati con il trofeo Coppa Carnevale e nel 1979 nacque addirittura un torneo in maschera promosso dal Tennis Club Italia che andò avanti fino a metà degli anni Ottanta.

Una tradizione ripresa pochi anni fa dal Carnevaldarsena non più sulla terra battuta ma sulla sabbia, con il trofeo di beach tennis. Il Carnevale, dopo tutto, pur mantenendo certe sue prerogative si è sempre adattato ai tempi e alle mode, non è vero?

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